Riccardo Cocciante: “Seguire il proprio istinto è la cosa più importante”

Riccardo Cocciante

A vent’anni dall’ultimo album di inediti, Riccardo Cocciante presenta “Ho vent’anni con te”. Nella sede milanese di Sony Music un lungo incontro con la stampa tra musica, memoria e futuro

Vent’anni di silenzio discografico possono sembrare un’eternità. Ma per Riccardo Cocciante sono stati piuttosto un tempo di sedimentazione, di scrittura lenta, di riflessione, di dedizione ad altri progetti. Il risultato è “Ho vent’anni con te”, il nuovo album di inediti in uscita il 13 marzo 2026 per Sony Music Italy / Boventoon, presentato alla stampa nella sede milanese della casa discografica.

Un incontro lungo e intenso, quasi una conversazione tra amici più che una conferenza stampa. Cocciante parla senza fretta, riflette ad alta voce, torna sui temi che da sempre attraversano le sue opere: il tempo, l’amore, la libertà creativa e il mistero della musica.

«Ho sempre cercato di fare quello che amo e non stare troppo attento a quello che succede intorno – racconta l’artista – seguire il proprio istinto è la cosa più importante. A volte quello che fai non dovrebbe avere successo… e invece accade».

“Ho vent’anni con te” non è un disco scritto in pochi mesi. Al contrario, è un lavoro costruito lentamente nel tempo. Alcune canzoni sono nate anni fa e sono rimaste in attesa del momento giusto per essere pubblicate: «Non ho scritto tutto adesso. Durante questi vent’anni ho fatto un pezzo qua, un altro là… e piano piano sono arrivato a questo disco. Mi sembrava il momento giusto. A ottant’anni uno deve dire qualcosa».

Il disco è composto da 12 tracce e si apre proprio con la title track “Ho vent’anni con te”, composta insieme a Luc Plamondon e Pasquale Panella. Un brano che guarda al futuro con lo sguardo di chi ha attraversato decenni di vita e musica. Non si tratta però di un tentativo nostalgico di tornare indietro nel tempo: «Non cerco di ringiovanirmi. Quando canto “ho vent’anni con te” significa tornare all’essenza, riscoprire quello che eravamo all’inizio».

Uno degli aspetti più spettacolari del progetto riguarda il modo in cui è stato registrato. Tutte le canzoni sono state incise in presa diretta, con i musicisti che suonavano insieme mentre Cocciante cantava. Una scelta precisa, quasi controcorrente rispetto alla produzione musicale contemporanea: «Questo disco è fatto con musicisti veri. Abbiamo suonato insieme, nello stesso momento. C’è un’interazione tra i musicisti e la voce che oggi spesso si perde. La musica dovrebbe farsi così. C’è uno scambio, un dare e avere tra chi suona e chi canta».

“Ho vent’anni con te”, le storie dentro le canzoni

“Ho vent’anni con te” attraversa molti temi diversi. L’amore, naturalmente, ma anche la memoria, il tempo e la natura. Tra i brani spiccano “Aerei”, che racconta la separazione tra un genitore e un figlio che cresce e parte, e “Personaggi di un romanzo”, un viaggio tra le grandi opere della letteratura per raccontare il mistero delle relazioni.

C’è poi “Amore, mare, morte”, ambientata sull’isola di Corfù, una storia intensa che si muove tra romanticismo e tragedia. Un’altra canzone simbolica è “Vai lupo, corri!”, che utilizza la figura del lupo come metafora della libertà e dell’equilibrio naturale: «Il lupo siamo anche noi, è l’umanità. Viviamo un momento pieno di violenza e squilibri».

Riccardo Cocciante e il processo creativo tra musica e parole

Nel corso dell’incontro, Riccardo Cocciante torna spesso su un tema per lui fondamentale: il rapporto tra musica e parole: «Quando si parla di canzoni si parla sempre del testo. Ma il testo non esiste senza la musica, e la musica non esiste senza il testo».

Secondo il compositore, il vero segreto della canzone è proprio l’equilibrio tra queste due dimensioni: «È un’alchimia. Ci ricordiamo della melodia e delle parole insieme. È questo che rende una canzone forte».

Non a caso il processo creativo di Cocciante parte quasi sempre nello stesso modo: «Scrivo prima la musica e poi cerco con gli autori le parole che possano raccontare quello che la musica già suggerisce».

Riccardo Cocciante e l’eredità delle canzoni

Durante la conversazione emerge anche il rapporto con le reinterpretazioni dei suoi brani da parte di altri artisti. Per Cocciante, un brano non appartiene solo a chi lo scrive: «La canzone non deve finire quando finisce il cantante. Deve continuare la sua vita». Un esempio su tutti è “Io canto”, rilanciata vent’anni fa da Laura Pausini: «Non l’avevo mai considerata tra le più importanti della mia carriera. Con lei è diventata ancora più bella».

Il ritorno discografico coincide con un anno simbolico: il suo ottantesimo compleanno. Tra i progetti in corso c’è anche il docufilm “Il mio nome è Riccardo Cocciante”, trasmesso su Rai1, e il ritorno nei teatri dell’opera popolare “Notre Dame de Paris, che nel 2027 celebra venticinque anni dalla prima italiana.

Lo spettacolo è diventato uno dei fenomeni più longevi del teatro musicale italiano, con oltre 4,5 milioni di spettatori: «Notre Dame de Paris non doveva neanche avere successo – racconta con un sorriso Riccardo Cocciante – ci ha sorpreso tutti. È la dimostrazione che bisogna fare quello che si ama e poi vedere cosa succede».

Riccardo Cocciante e il suo ritorno dal vivo

Nel 2026 l’artista tornerà anche sul palco con il tour “Io… Riccardo Cocciante nel 2026”, prodotto da Vivo Concerti. La tournée partirà il 20 giugno da Pordenone e toccherà alcune delle location più suggestive d’Italia, tra cui Piazza San Marco a Venezia, il Teatro Greco di Siracusa, gli Scavi di Pompei Villa Erba a Cernobbio.

Tre gli eventi speciali: 6 luglio al Circo Massimo di Roma, 19 settembre all’Unipol Forum di Milano e il 27 settembre all’Arena di Verona. Nei concerti, il cantautore alternerà i grandi classici alle nuove canzoni: «Non posso fare tutto il disco intero dal vivo. Il pubblico viene anche per sentire le canzoni che conosce. Però inserirò piano piano i pezzi nuovi».

Ho vent’anni con te” è anche un disco che guarda al tempo e alla memoria. Non con malinconia, ma con consapevolezza: «Sapere che dobbiamo morire non è triste. L’eternità sarebbe noiosa. Piuttosto, ciò che conta è lasciare qualcosa. Ogni artista spera che quello che fa possa restare oltre la propria vita. Io non pretendo molto. Ma se resteranno due o tre cose… sarà già importante».

Scritto da Nico Donvito
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