Recensione del nuovo album che segna il ritorno discografico a 3 anni di distanza

Arriva a distanza di tre anni dall’ultimo progetto discografico il nuovo album d’inediti di Riki intitolato PopClub proprio perchè nelle proprie intenzioni produttive non cela, nè si sforza di farlo, quel desiderio di fare il pop rivolgendosi al pubblico che per tradizione lo apprezza e lo ascolta pur senza dimenticare l’evoluzione a cui questo genere negli anni è andato incontro ed il tempo presente che, nel bene o nel male, in qualche modo lo caratterizza e lo condiziona.

Per comprendere e valorizzare davvero (se lo dovesse meritare) quest’album, però, tocca partire dagli episodi precedenti e, quindi, da quei ‘Perdo le parole’ ‘Mania’ (di cui qui e qui le nostre recensioni) usciti a pochi mesi di distanza uno dall’altro nel 2017 conquistando ogni record nelle classifiche di vendita anche grazie alla popolarità post-Amici. In quei dischi, di successo perché consapevoli e palesemente indirizzati verso una tipologia ben precisa di pubblico, emergeva, al netto di ogni discorso, una musica godibile, spesso orecchiabile, ma sostanzialmente legata con il doppio filo al concetto del tempo: da una parte canzoni che erano espressioni palesi del tempo presente e dall’altra non strutturate troppo per rimanere per davvero oltre il tempo necessario. Lo scrissi e all’epoca piovvero valanghe di commenti discordanti e, a tratti, anche offensivi. Poco male, è il mio lavoro. Mi contattò (in privato) anche lo stesso Riki per esprimermi tutta la sua contrarietà rispetto alle parole da me usate e alle letture da me fornite. Avviammo un confronto e ci promettemmo di prenderci vicendevolmente del tempo per capire e maturare: forse, un giorno ci saremmo ricreduti. Di una cosa, però, fui particolarmente orgoglioso e felice: lo facemmo inter nos, senza bisogno di dover sbandierare ai quattro venti quanto ci eravamo detti o i modi e le parole che avevamo utilizzato. Un confronto, nel vero senso della parola. Oggi, dopo quasi tre anni, rieccomi qui a dire liberamente (e sottolineo questo avverbio) che cosa penso della sua nuova musica e per provare a cogliere se quella maturazione promessa ed attesa si sia davvero verificata o meno. Nel mezzo ci sono stati un paio di singoli, un Festival di Sanremo in cui, personalmente, ho disapprovato il suo ultimo posto in classifica e un paio di belle (almeno per me) interviste che Riki ha realizzato con questa testata (non con me direttamente ma questo non conta).

Premessa conclusa passiamo alla musica partendo da quella Gossip così futurista e spiazzante che aveva, in qualche modo, aperto le danze a questo progetto lo scorso autunno. Malgrado l’estremismo sonoro che viene proposto il brano, a posteriori, ben rappresentava lo svolta intrapresa da Riki con questo disco ed il suo nuovo sapore a livello di produzione. Sulla scenografia di un club in cui si confondono cocktail, luci e corpi il cantante milanese si lascia andare su di un testo enigmatico che, però, ben si presta ai giochi e alle evoluzioni di una produzione tutta incentrata sull’aspetto elettronico. Diverso, invece, è il discorso per la sanremese Lo sappiamo entrambi in cui le esigenze dell’Ariston hanno, probabilmente, favorito una struttura melodica più tradizionale con un pianoforte che sorregge l’intero arrangiamento ed una vocalità più naturale, lineare e pulita che nell’inciso si accompagna ad una seconda linea vocale che dà maggior spessore al tutto prima di una leggerissima distorsione ad opera di un vocoder che crea, comunque, il richiamo alla componente electropop che scandisce l’intero progetto.

Il compromesso tra questi due estremi viene trovato da Litighiamo, il singolo che ha accompagnato la pubblicazione dell’album sostituendo all’arrangiamento più acustico della dimensione sanremese dei suoni tutti campionati a partire dalla ritmica tutta elettrica fino alla voce che viene filtrata e resa più “meccanica” nella sua emissione. A catturare l’attenzione, contrariamente a quanto forse ci si aspetterebbe, è, però, il testo che dimostra una crescita sostanziale e sostanziosa nel suo riuscire ad ospitare il racconto di un rapporto a due che si caratterizza di silenzi, lacrime e “forse” spesi troppo gratuitamente.

E’ su questo filo sottile che prosegue e si sviluppa l’intero progetto discografico trovando un ottimo episodio nella Margot d’apertura in cui il pensiero si rivolge ad una lei misteriosa che viene tracciata con pazienza dalle parole nostalgiche arrivando a dare forma ad un’istantanea che da sbiadita arriva ad assumere, nel corso della canzone, dei confini più definiti. Piace l’apertura sul finale che si accompagna alla raccomandazione di sorridere sempre “ad una vita pesante che appare leggera” in cui la voce (che qui avrebbe potuto essere lasciata più naturale) sottolinea un filo d’emozione che il crescendo del brano è riuscito a creare realizzando, probabilmente, il punto più alto dell’intero lavoro.

Più leggere e scanzonate suonano Strip, in cui la componente ritmica occupa un posto di maggior rilievo realizzando un sound orecchiabile e trascinante che sviluppa quell’istinto all’up-tempo che Riki ha sempre dimostrato nella propria scrittura, Da Club, che utilizzando lo stesso mood produttivo si tuffa in una narrativa più passionale che avrebbe potuto ricercare un clic da inserire nell’incedere cadenzato delle strofe prima di lasciare spazio ad un motivetto tutto strumentale, e l’intermezzo di PopClub, che gioca con voce e strumentale per creare un bel mix d’atmosfera frutto di sperimentazione tutta elettronica.

Più intime e cantautorali, invece, suonano Idee di noi, che traccia il ritratto (impossibile da non canticchiare alzando le braccia al cielo) di una coppia che vive nella propria quotidianità tra piccole gesti e momenti che rappresentano il valore ultimo di una vita vissuta davvero insieme nel vero senso della parola, Piccole cose, che sviluppa un racconto più acustico dal punto di vista strumentale, e Come mi vuoi, in cui si vorrebbe riuscire a cambiare e a migliorare per amore di chi si ama. La chiusura è affidata ad una parlata Petali e vocoder in cui Riki si rivolge alla natura tracciando i confini di un mondo contemporaneo e della sua società definita distratta, superficiale e fugace.

Questo PopClub si rivela essere un disco pensato e curato, un disco che vuole trovare un proprio linguaggio che coerentemente si sposi ai confini del pop a cui con coraggio aderisce rifuggendo le più facili soluzioni che la contemporaneità musicale offre all’interno dei mondi urbani. Da questo punto di vista questo album si rivela essere omogeneo, fedele e, se vogliamo, anche in ritardo, in un certo senso, rispetto ad un’evoluzione del pop che già da qualche tempo sembrava aver abbandonato la sperimentazione elettronica pur senza approfondirla mai fino a questo punto e, dunque, non cogliendone mai il reale potenziale. Riki è cresciuto e si vede ma soprattutto si sente grazie a dei testi più spessi e a delle ricette sonore più elaborate, studiate e ricercate: ne beneficiano le canzoni che riportano al pubblico un prodotto davvero pop che parla del cuore. La direzione è quella giusta.

Migliori tracce | Margot

Voto complessivo | 7.2/10

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PopClub | Tracklist e stelline

  1. Margot ★★★★★★★☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  2. Strip ★★★★★★★☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  3. Idee di noi ★★★★★★½☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  4. Lo sappiamo entrambi ★★★★★★★★☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  5. Da club ★★★★★★½☆☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  6. Litighiamo ★★★★★★★½☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  7. PopClub ★★★★★★★☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  8. Gossip ★★★★★★★☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  9. Piccole cose ★★★★★★☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  10. Come mi vuoi ★★★★★★★☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
  11. Petali e vocoder ★★★★★★★☆☆
    [Riki – Riki, Riccardo Scirè]
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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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