Ritrovamenti: spazio a “Coltiverò l’amore” di Annalisa
Le canzoni che sono rimaste nel tempo nonostante non siano state estratte come singoli dai rispettivi album di provenienza. A cura di Marco Zollo
Bentrovati a “Ritrovamenti”, la rubrica dedicata alle canzoni che, pur non avendo rappresentato a livello promozionale un progetto discografico, hanno continuato a vivere nel cuore degli ascoltatori. Ogni settimana, Marco Zollo ci guiderà in un viaggio attraverso melodie e testi mai dimenticati, ma che meritano di essere riscoperti. Oggi parliamo di “Coltiverò l’amore” di Annalisa.
Queste perle musicali, raccontano spesso storie profonde e universali, e rappresentano sfaccettature meno conosciute degli artisti di riferimento, al punto da vivere una vita propria. In ogni puntata scopriremo insieme un pezzo del passato che, per qualche motivo, ha saputo sfidare il tempo e trovare una sua dimensione nel presente.
Ritrovamenti: spazio a “Coltiverò l’amore” di Annalisa
“Tutte le cose finite a metà tornano continuamente”. Era il 2016, e Annalisa era ancora in cerca di identità. La Warner Music Italy le aveva concesso di pubblicare il nuovo album a fine maggio, in un periodo di solito non proprio favorevole per un lancio discografico. D’altronde l’ultimo Sanremo si era concluso con un piazzamento da mezza classifica della sua “Il diluvio universale”, finita solamente in 11° posizione. Mi viene da pensare che in pochi credessero davvero nella bontà di questo neonato progetto (tra i produttori l’eclettico Gari Sassoon e Mace con i suoi primi affacci pop). L’unico singolo inedito a ottenere soddisfacenti riscontri è stata la title-track, che comunque ad oggi conta meno di 9 milioni di ascolti su Spotify. Potremmo definirla uno spartiacque tra la vecchia Annalisa e la svolta trendy dell’era 2020 (“Bellissima” su Spotify fa più di 100mln di stream, “Sinceramente” oltre 120mln). È in questo contesto che siamo venuti a salvare “Coltiverò l’amore”.
Scritta da Annalisa assieme all’immancabile Davide Simonetta e masterizzata dal noto Antonio Baglio, è la quarta traccia dello “sventurato” e si attesta come il suo non singolo più streammato (2 milioni su Spotify). La canzone ha resistito per ben due tournée: è stata portata dal vivo anche nel “Bye Bye Tour” del 2018 e ci auguriamo che possa tornare.
“Ancora guerra e ancora pace / Bruciare in fretta per farsi luce / Mi farò bene, mi farò male / Coltiverò l’amore”. La costruzione armonica e melodica meritano di essere approfondite, perché sono l’emblema di come un brano pop possa viaggiare bene senza grandi rivoluzioni: siamo in tonalità di si bemolle minore (per i più appassionati abbiamo cinque bemolli in chiave), una tonalità per sua stessa natura avvolgente, melanconica, ipnotica. La progressione principale è primo, terzo, sesto e quarto grado (si bemolle minore, re bemolle, sol bemolle, mi bemolle minore), una struttura che crea il giusto movimento di tensione.
La melodia delle strofe gioca molto con i gradi congiunti, quindi con note tra di loro vicine, in un rapporto confidenziale e sensuale con l’ascoltatore. Il ritornello si apre a qualcosa di diverso, ma il brano è studiato soprattutto per valorizzare le medie della voce di Annalisa, la sua parte più colorata; rispetto al suo modus operandi, sorprende l’intimità e la grazia di un talento che qui non vuole sbrilluccicare ma rimanere comodo ed emozionare senza effetti speciali. E il testo? Semplice, di certo non troppo ricercato. In tutti i casi ottimale per essere canticchiato all’unisono sotto ogni palco che si rispetti.