Ritrovamenti: spazio a “Dio non c’è” di Marco Masini

Dio non c'è Marco Masini

Le canzoni che sono rimaste nel tempo nonostante non siano state estratte come singoli dai rispettivi album di provenienza. A cura di Giovanni Saracino

Bentrovati a “Ritrovamenti”, la rubrica dedicata alle canzoni che, pur non essendo state al centro della promozione di un progetto discografico, hanno continuato a risuonare nel cuore degli ascoltatori. Ogni settimana, Giovanni Saracino ci accompagnerà in un viaggio tra melodie e parole che meritano di essere riscoperte. Oggi parliamo de “Dio non c’è” di Marco Masini.

Queste gemme musicali raccontano spesso storie intime e universali, che svelano sfumature meno note degli artisti a cui appartengono e, forse, anche per questo si sono conquistate una propria dimensione nel tempo. In ogni puntata, andremo a scoprire un pezzo di passato che, in qualche modo, continua a trovare spazio anche nel presente.

Ritrovamenti: spazio a “Dio non c’è” di Marco Masini

All’interno di “T’innamorerai”, album del 1993 di Marco Masini, il brano “Dio non c’è” è senza dubbio uno dei pezzi meno conosciuti di quel disco e, più in generale, dell’intera discografia del cantautore toscano. Eppure stiamo parlando di uno degli album più celebri della sua carriera, quello che contiene alcuni dei suoi successi più iconici, tra cui la traccia omonima “T’innamorerai” e la discussa “Vaffanculo”.

Canzoni che hanno segnato un’epoca e che hanno fatto conoscere al grande pubblico il talento di Masini, sia come autore sia come interprete, grazie a una voce inconfondibile. Quel graffiato unico, capace di salire su note altissime senza perdere intensità, è diventato negli anni uno dei suoi marchi di fabbrica.

“Dio non c’è” non fa eccezione. Il testo è forte, diretto, quasi spiazzante, e si appoggia su un ritmo lento ma carico di tensione emotiva, perfetto per lasciare spazio all’interpretazione vocale di Masini, che riesce a dare al brano la stessa forza che caratterizza i suoi pezzi più famosi. Come spesso accadeva nei dischi di quegli anni, la durata del brano (oggi poco adatta ai tempi radiofonici e allo streaming) non lo rendeva particolarmente commerciale, e questo ha contribuito a tenerlo lontano dal grande successo, anche oggigiorno.

Anche i numeri lo dimostrano: poco meno di 300mila streaming su Spotify lo rendono uno dei brani meno ascoltati dell’autore, inevitabilmente oscurato dalle hit più popolari e dai singoli che hanno segnato le varie fasi della sua carriera. Tuttavia sarebbe superficiale fermarsi ai meri numeri, specie per brani nati e cresciuti quando questa logica non esisteva, o almeno era alquanto differente.

Tuttavia, successo o no, “Dio non c’è” resta uno di quei pezzi che vale la pena recuperare per capire davvero la profondità della musica di Marco Masini. Sono proprio le canzoni meno celebrate, a volte, a raccontare meglio un artista, perché mostrano senza filtri le sue inquietudini, le sue idee e il suo modo di vedere il mondo. E dentro questo brano c’è tutto: la rabbia, la fragilità e quella voce graffiata che, ancora oggi, riesce a colpire esattamente dove deve, e che a volte fa male. Ma spesso ascoltando un brano non è proprio quello che stiamo cercando? Farci male per stare meglio, un ossimoro più comune di quel che si pensa…

Scritto da Giovanni Saracino
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