Ritrovamenti: spazio a “Il vitello dai piedi di balsa” degli Elio e le Storie Tese
Le canzoni che sono rimaste nel tempo nonostante non siano state estratte come singoli dai rispettivi album di provenienza. A cura di Marco Zollo
Bentrovati a “Ritrovamenti”, la rubrica dedicata alle canzoni che, pur non avendo rappresentato a livello promozionale un progetto discografico, hanno continuato a vivere nel cuore degli ascoltatori. Ogni settimana, Marco Zollo ci guiderà in un viaggio attraverso melodie e testi mai dimenticati, ma che meritano di essere riscoperti. Oggi parliamo di “Il vitello dai piedi di balsa” degli Elio e le Storie Tese.
Queste perle musicali, raccontano spesso storie profonde e universali, e rappresentano sfaccettature meno conosciute degli artisti di riferimento, al punto da vivere una vita propria. In ogni puntata scopriremo insieme un pezzo del passato che, per qualche motivo, ha saputo sfidare il tempo e trovare una sua dimensione nel presente.
Ritrovamenti: spazio a “Il vitello dai piedi di balsa” degli Elio e le Storie Tese
“Ma un giorno il vitello dai piedi di balsa / si recò dal vitello coi piedi di cobalto. / Gli disse: «C’è il vitello coi piedi tonnati / che parla molto male di te»”. Se fate un giro su Wikipedia e digitate “Il vitello dai piedi di balsa”, vi accorgerete che esiste una pagina dedicata a questa perla degli Elio e le Storie Tese. Legittimo. Ma sapete che in realtà questa canzone non è passata in radio nemmeno una volta? Solo che la grande popolarità che ha assunto il brano nel tempo lo ha portato ad atteggiarsi a singolo ufficiale. In effetti, anche se è uscito nel 1992, lo possiamo ancora ritrovare ai concerti degli Elii degli ultimi dieci anni, compresa la tournée ultima del 2026. Dov’è contenuto? In “Italyan, Rum Casusu Çıktı”, un’opera musicale che presentava al suo interno anche altri brani molto noti come “Supergiovane” o “Servi della gleba”.
“Il vitello dai piedi di balsa” è ricchissimo di citazioni compositive, dai Beatles ai Jethro Tull, dai Pink Floyd a Gershwin. Dal punto di vista letterario, la canzone può sembrare una favoletta qualunque e senza senso, ma, a ben vedere, un senso ce l’ha eccome: si tratta di una favola morale alla rovescia, un po’ come quelle dello scrittore greco-antico Esopo, scritta da Elio per ridicolizzare le dicerie da bar, le accuse infondate, i pettegolezzi, tutte cose che caratterizzano un certo fare discutibile della nostra società. Il testo è un racconto di quattro animali, quattro vitelli che si incolpano l’un l’altro per avere dei piedi finti, e chi sparge voci false sugli altri, viene punito con un’amputazione dei piedi stessi. Per il resto nessuno spoiler. Oggi il finale verrebbe etichettato come non politicamente corretto, ma d’altronde gli Elii non esisterebbero se non ci fosse questa libertà espressiva e questo grande dono chiamato ironia.
“Sei il vitello dai piedi di balsa / l’inventore di una storia falsa / Accusavi il vitello dai piedi tonnati / e per questo i tuoi piedi saranno asportati!”. Nella versione originale partecipa anche Enrico Ruggeri, e nonostante il gruppo milanese non si sia affermato con l’avvento del digitale, la traccia si presenta su Spotify con oltre 3mln di ascolti. È una conferma di quanto anche le nuove generazioni continuino ad ascoltare questo filone musicale che tanto ha fatto scuola. Nello stesso album del ’92 esiste anche la versione reprise, con un commento scioccato di Claudio Bisio e un finale diverso. Ma anche qui non possiamo rivelare di più.La canzone non sarebbe dovuta nemmeno esistere. È stata pubblicata come “B-Side” del 45 giri di “Servi della gleba” ed è stata censurata per via di pezzi di testo particolarmente espliciti, ma è riuscita ad imporsi ugualmente come un cult. La versione su disco è rimasta intatta, così com’era stata concepita. La composizione armonica e melodica è da attribuire unicamente a Rocco Tanica, e non c’è altro da aggiungere.