Ritrovamenti: spazio a “La signora del quinto piano” di Carmen Consoli
Le canzoni che sono rimaste nel tempo nonostante non siano state estratte come singoli dai rispettivi album di provenienza. A cura di Marco Zollo
Bentrovati a “Ritrovamenti”, la rubrica dedicata alle canzoni che, pur non avendo rappresentato a livello promozionale un progetto discografico, hanno continuato a vivere nel cuore degli ascoltatori. Ogni settimana, Marco Zollo ci guiderà in un viaggio attraverso melodie e testi mai dimenticati, ma che meritano di essere riscoperti. Oggi parliamo di “La signora del quinto piano” di Carmen Consoli.
Queste perle musicali, raccontano spesso storie profonde e universali, e rappresentano sfaccettature meno conosciute degli artisti di riferimento, al punto da vivere una vita propria. In ogni puntata scopriremo insieme un pezzo del passato che, per qualche motivo, ha saputo sfidare il tempo e trovare una sua dimensione nel presente.
Ritrovamenti: spazio a “La signora del quinto piano” di Carmen Consoli
Fa parte de “L’abitudine di tornare”, album di inediti pubblicato ad inizio 2015 sotto Universal. È una delle dieci tracce di un album certificato Disco d’Oro per le oltre 25mila copie vendute (FIMI/GFK). È parte di un progetto finalista al Premio Tenco come Miglior Album dell’Anno…. il rullo di tamburi è tutto per “La signora del quinto piano”, canzone di Carmen Consoli che mette al centro il tema delle donne vittime di soprusi. Lo fa con sagace e sprezzante ironia, in maniera così sopraffina da portare l’ascoltatore a rendersi conto della tremenda narrazione un po’ alla volta, inesorabilmente. Non per inganno, ma per empatia. Storie come questa ci aprono gli occhi, ci interrogano, e devono farlo senza alcuna riserva.
“Lei scriveva con precisione il rituale di sepoltura / ma non vi era alcuna ragione di avere paura”. Cinque minuti di canzone che scorrono in una sequenza alternata di almeno quattro disegni ritmici distinti, con una melodia circolare che potrebbe lasciare indifferenti. Ma è proprio qui la magnificenza dell’artifizio: una melodia disimpegnata per un racconto crudo e dettagliato che assomiglia a un verbale di denuncia con tanto di testimonianze oculari e documenti alla mano. Questo non è altro che pop d’autore, non c’è altra definizione.
L’arrangiamento? Ricco, caldo, caratterizzato da chitarre elettriche, sintetizzatori e da un solido impianto percussivo. L’effetto è ordinato e soprattutto ben stratificato, come se ogni volta ci fosse ancora qualcosa da scoprire. Tra i nomi della produzione troviamo il compianto Gianluca Vaccaro alle programmazioni, uno dei primi ingegneri italiani del suono a farsi apprezzare (Mia Martini, Mannoia, Fabi-Silvestri-Gazzè…). Ma attenzione, Vaccaro in questo caso cofirma anche le musiche.
“La signora del quinto piano” conta ad oggi circa mezzo milione di ascolti su Spotify e 150mila views su YouTube, pur non essendo mai stato un singolo ufficiale. Aneddoto da sottolineare è che, in occasione del secondo anniversario dall’adesione dell’Italia alla Convenzione di Istanbul, è stato scelto non a caso per avvicinare le persone all’associazione Telefono Rosa e al #1522, il numero per le richieste di aiuto da parte delle donne che subiscono violenza. Al progetto hanno aderito anche Nada, Emma, Elisa, Irene Grandi e Gianna Nannini, reincidendo una versione del brano tutte insieme.
“Al quinto piano vive Matilde, una donna scorbutica, allergica ai gatti e ai parenti / Ah dimenticavo, i funzionari della questura continuano a dire che non c’è alcuna ragione di avere paura”. Oltre ad una breve autocitazione di “Matilde odiava i gatti” dell’album “L’eccezione” del 2002, riscontriamo una critica coraggiosa al modo superficiale e ingiustificato che spesso il corpo di polizia adotta per affrontare la tutela di genere. Signori e signore, senza generalizzare, questa è attualità!