Ritrovamenti: spazio a “Musica del cazzo” di J-Ax e Fedez
Le canzoni che sono rimaste nel tempo nonostante non siano state estratte come singoli dai rispettivi album di provenienza. A cura di Giovanni Saracino
Bentrovati a “Ritrovamenti”, la rubrica dedicata alle canzoni che, pur non essendo state al centro della promozione di un progetto discografico, hanno continuato a risuonare nel cuore degli ascoltatori. Ogni settimana, Giovanni Saracino ci accompagnerà in un viaggio tra melodie e parole che meritano di essere riscoperte. Oggi parliamo di “Musica del cazzo” di J-Ax e Fedez.
Queste gemme musicali raccontano spesso storie intime e universali, che svelano sfumature meno note degli artisti a cui appartengono e, forse, anche per questo si sono conquistate una propria dimensione nel tempo. In ogni puntata, andremo a scoprire un pezzo di passato che, in qualche modo, continua a trovare spazio anche nel presente.
Ritrovamenti: spazio a “Musica del cazzo” di J-Ax e Fedez
Dalle forti influenze punk, “Musica del cazzo” è uno dei brani contenuti in “Comunisti col Rolex”, l’album pubblicato nel 2017 da J-Ax e Fedez. Pur essendo rimasto lontano dai riflettori riservati ai grandi singoli del disco, il pezzo rappresenta uno degli episodi più autentici e personali dell’intero progetto.
Il testo è fortemente autobiografico e racconta le esperienze vissute durante l’adolescenza, un periodo in cui la musica diventa spesso molto più di un semplice passatempo. Attraverso ricordi, riferimenti culturali e citazioni musicali, i due artisti ripercorrono le influenze che hanno contribuito a costruire il loro carattere e la loro visione artistica. Non si tratta soltanto di un elenco di nomi o generi musicali, ma di un vero e proprio racconto di formazione che mostra come determinate canzoni e determinati artisti possano lasciare un segno profondo nella crescita di una persona, sia sul lato personale che in quello artistico.
All’interno di un album dominato da successi come “Vorrei ma non posto”, “Senza pagare”, “Assenzio”, “Piccole cose” e “Sconosciuti da una vita”, questo pezzo ha inevitabilmente ricevuto meno attenzione mediatica. Eppure, nel corso degli anni, il brano è riuscito a conquistare una propria dimensione, diventando uno dei preferiti di una parte del pubblico più legata alla cultura rap. A dimostrarlo sono anche gli oltre 3 milioni di ascolti accumulati su Spotify, numeri importanti per una traccia che non ha mai beneficiato della promozione riservata ai singoli ufficiali.
Uno degli aspetti più interessanti del brano è la sua capacità di mettere in comunicazione mondi musicali apparentemente lontani. Da un lato il rap, linguaggio dominante tra le nuove generazioni; dall’altro la tradizione cantautorale italiana, rappresentata dalla citazione a Tenco, e soprattutto la scena punk-rock degli anni ’90, che ha influenzato profondamente la formazione musicale dei due artisti. Un incontro tra generazioni e linguaggi diversi che rende il pezzo particolarmente ricco di significato.
Per molti ascoltatori più giovani, soprattutto appartenenti alla Gen Z, “Musica del cazzo” ha rappresentato anche una porta d’ingresso verso un patrimonio musicale che rischiava di rimanere a loro sconosciuto. Attraverso il racconto dei propri idoli e delle proprie passioni, i due rapper hanno indirettamente acceso la curiosità di tanti ragazzi verso band, artisti e movimenti culturali lontani dalla loro esperienza diretta. In questo senso il brano ha svolto un ruolo che va oltre il semplice intrattenimento, contribuendo a mantenere vivo il dialogo tra epoche e sensibilità musicali differenti.
È forse proprio questa la chiave con cui riscoprire oggi “Musica del cazzo”. Non soltanto come una traccia nascosta all’interno di uno degli album più popolari del rap italiano degli anni Duemila, ma come una dichiarazione d’amore verso la musica che forma, ispira e accompagna la crescita. Un brano capace di ricordare che ogni generazione costruisce la propria identità sulle note di chi è venuto prima, trasformando influenze e ricordi in qualcosa di nuovo senza mai dimenticarne le radici.