Ritrovamenti: spazio a “Sirtaki” di Mango
Le canzoni che sono rimaste nel tempo nonostante non siano state estratte come singoli dai rispettivi album di provenienza. A cura di Marco Zollo
Bentrovati a “Ritrovamenti”, la rubrica dedicata alle canzoni che, pur non avendo rappresentato a livello promozionale un progetto discografico, hanno continuato a vivere nel cuore degli ascoltatori. Ogni settimana, Marco Zollo ci guiderà in un viaggio attraverso melodie e testi mai dimenticati, ma che meritano di essere riscoperti. Oggi parliamo di “Sirtaki” di Mango.
Queste perle musicali, raccontano spesso storie profonde e universali, e rappresentano sfaccettature meno conosciute degli artisti di riferimento, al punto da vivere una vita propria. In ogni puntata scopriremo insieme un pezzo del passato che, per qualche motivo, ha saputo sfidare il tempo e trovare una sua dimensione nel presente.
Ritrovamenti: spazio a “Sirtaki” di Mango
“Ma questo sirtaki / danzalo se appena ti riesce / Il limite lo sai è il nostro amore / Provaci tu / Provaci anche tu / per favore”. Dopo l’uscita di “Elettra” (1962), Mikis Theodorakis viene chiamato hnuovamente dal regista Michael Cacoyannis. Questa volta gli vuole commissionare la colonna sonora di “Zorba il greco”, un film divenuto un evergreen della cinematografia europea. Per l’occasione il compositore pensa che sia il momento perfetto per ispirarsi alla danza bizantina dell’Hasapiko e ideare un ballo sorprendente. Ci riesce benissimo con quello che nel tempo è passato alla storia come “Danza di Zorba” o… “Sirtaki”! Da qui prende forma l’intuizione del compianto cantautore Pino Mango, che nel 1990 intitola così la sua ottava fatica discografica.
Dal lavoro viene estratto il favoloso 45 giri “Nella mia città / Come Monna Lisa”, ma non possiamo dimenticarci della traccia che ha dato i natali all’album: una canzone con un potenziale radiofonico enorme, inespresso; Anche la durata, poco superiore ai 4 min., avrebbe invogliato le radio a passarla di più. Insomma, niente da fare. Ma se all’epoca la scelta commerciale è ricaduta su altre canzoni, oggi Spotify ci dice che “Sirtaki” è stata ascoltata più di 3mln di volte. È un risultato molto significativo per un brano e una carriera cresciuti senza nemmeno conoscere il mondo delle piattaforme di streaming.
Attenzione al testo: la firma è di Giulio Rapetti, ovvero di Mogol, che si ritrova come autore di tutte le canzoni di “Sirtaki”, tornando così a collaborare con l’artista lucano dopo la fortunata esperienza del 1984 con il singolo “Oro”. La storia affrontata qui è di per sé semplice ma evocativa: siamo in uno stallo sentimentale, e il protagonista invita il partner a provare un ballo fino a che tutto possa tornare come prima. È un’immagine che esprime tenerezza, rammarico e un filo di malinconia.
“Io ti ho scolpito / Io ti ho disegnato / Ma adesso dimmi chi sei / Ed io chi sono / L’uomo che sono io non lo so”. Il giro armonico di “Sirtaki”, scelto proprio da Mango, è in Sib minore/Reb maggiore, con quelle cinque alterazioni in chiave che contribuiscono a restituire mistero alla melodia, una melodia dolce, cantabilissima, con pochi salti ma giusta per essere interpretata a dovere. Il genere di riferimento è il reggae-pop, mentre la produzione e l’arrangiamento sono affidati a Mauro Paoluzzi. Siamo agli inizi degli anni ’90 e l’uso dei campionatori si sta affermando in maniera caparbia e consistente; ecco che, ad esempio, quel suono stupendo di bouzouki viene riprodotto artificialmente. Ma chi l’avrebbe detto? Quasi nessuno. Il gusto e la grande ricerca sonora sono stati complici nel donare riconoscibilità al sound e a trasformare “Sirtaki” in una delle più affascinanti canzoni della musica italiana.