Ritrovamenti: spazio a “Un lungo inverno” di Francesco Renga

Le canzoni che sono rimaste nel tempo nonostante non siano state estratte come singoli dai rispettivi album di provenienza. A cura di Marco Zollo
Bentrovati a “Ritrovamenti”, la rubrica dedicata alle canzoni che, pur non avendo rappresentato a livello promozionale un progetto discografico, hanno continuato a vivere nel cuore degli ascoltatori. Ogni settimana, Marco Zollo ci guiderà in un viaggio attraverso melodie e testi mai dimenticati, ma che meritano di essere riscoperti. Oggi parliamo di “Un lungo inverno” di Francesco Renga.
Queste perle musicali, raccontano spesso storie profonde e universali, e rappresentano sfaccettature meno conosciute degli artisti di riferimento, al punto da vivere una vita propria. In ogni puntata scopriremo insieme un pezzo del passato che, per qualche motivo, ha saputo sfidare il tempo e trovare una sua dimensione nel presente.
Ritrovamenti: spazio a “Un lungo inverno” di Francesco Renga
Debuttava al primo posto nella classifica di vendita FIMI “Tempo reale”, album che con il successivo “Scriverò il tuo nome” rimane il più grande successo commerciale di Francesco Renga da alcuni anni a questa parte. Uscito a marzo 2014, è il suo sesto lavoro di inediti, un lavoro che gli ha fruttato successi intramontabili come “Vivendo adesso” scritto da Elisa, “A un isolato da te” di Roberto Casalino e “Il mio giorno più bello nel mondo” firmato da Fortunato Zampaglione, il brano più ascoltato di Renga sulle piattaforme digitali. Fra le canzoni di “Tempo reale” che non sono divenute singoli il brano che per distacco ancora oggi rimane il più streammato e desiderato è “Un lungo inverno” (oltre 1.000.200 click su Spotify).
“Se un lungo inverno ti ha fatto gelare anche il cuore, un’occasione mancata come mancano certe parole, libero il mio posto a chi saprà riempirlo”. Inizia senza troppi fronzoli, così, una canzone che da questa prospettiva personale affronta la fine di una relazione. Il protagonista si pone interrogativi che chiunque si porrebbe quando avverte che l’amore è in affanno. L’inverno è utilizzato come un sinonimo edulcorato di raffreddamento sentimentale, o semplicemente come un escamotage poetico per non utilizzare parole più sprezzanti. In fondo una canzone, per chi la crea, è anche la possibilità di vedere le cose in maniera più lucida, come fosse andare in terapia. Passata la rabbia, è un modo per trovare una chiave diversa per capire cosa sta succedendo rispetto a ciò che si vive. Si scrive per gli altri, il pubblico, ma prima di tutto per se stessi. Ma c’è di più.
Se si legge attentamente il testo, si intuisce che la decisione di salutarsi non è avvenuta per impeto, ma è stato il frutto di un percorso fatto anche di un periodo, l’ultimo, in cui si è cercato di vivere a distanza. Per fare che cosa? Per meditare sulla direzione dei propri sentimenti. Una riflessione lunga, ecco perché “Un lungo inverno”. Solo che, come molti pensano, le riflessioni in amore non sono sempre utili a far ripartire un rapporto sbilenco, e questo, ahinoi, ne è certamente un caso emblematico.
“Cerchi già chi mi somiglia. Non sei libera per niente e pensi di ricominciare. Mentre soffochi il mio nome, hai troppi vuoti da colmare”. Come ogni amore restano strascichi da sopportare. Non c’è rabbia, dicevamo, ma una buona dose di delusione sì. È naturale. “Un lungo inverno” è stata composta dallo stesso Francesco Renga con Diego Mancino, Dario Faini (da lì a pochissimo tutti lo avremmo conosciuto come Dardust) e Andrea Regazzetti, autore anche per altri nomi di spicco come Patty Pravo, Michele Bravi e Marco Mengoni. La canzone si snoda su una melodia di facile presa e al contempo non scontata, abbracciando una tessitura vocale piuttosto ampia come ampie sono le metriche.
Se “Tempo reale” è un album che spazia dal testo più serrato a cose più tradizionali, con “Un lungo inverno” siamo ancora in quota “ballad classica” seppur contemporanea nella produzione. Tutto studiato per concedere alla voce di Francesco Renga la possibilità di agguantare ancora una volta il grande spazio interpretativo che ha sempre cercato, al di là del processo di restyling che l’artista ha dovuto e voluto affrontare in questa parentesi di carriera. Ma chi è stato il fautore dei suoni del pezzo e dell’intero progetto discografico? Michele Canova Iorfida, una vera garanzia.
“Un lungo inverno” è nota e apprezzata da molti, a partire da tutti coloro che hanno acquistato l’album che contiene il pezzo, un album che a neanche un anno dall’uscita aveva già conquistato il disco di platino per le 50mila copie vendute. Ma come accennato, il brano non è stato scelto per le radio. Perché? Insomma, ad un primo sguardo c’è solo da immaginare che, volente o nolente, la concorrenza da parte di altre ballad di simile fattura fosse spietata. Si è avuto solo l’imbarazzo della scelta.
Oltre a “Il mio giorno più bello nel mondo”, “A un isolato da te” e “Vivendo adesso”, sono stati estratti anche “L’amore altrove” in featuring con Alessandra Amoroso e “Era una vita che ti stavo aspettando”. Quando si è di fronte ad un disco così ricco, non è facile scegliere fra le tante candidature. Ma non è neppure detto che tutti i brani del disco debbano finire in rotazione. Anzi… Ricordiamoci che la dicitura completa dei singoli è “singoli promozionali”. Pertanto, una volta terminato il momento della promozione (che nel caso di Renga qui è durato un anno abbondante), non c’è più la necessità di tornare in radio.
Ci auguriamo solo che “Un lungo inverno” torni a brillare nelle scalette dei concerti di Francesco Renga, e che lui torni a seguire la retta via della bellezza cantautorale. Al passo con i tempi? Fresca? Rigenerata? Va bene tutto, basterebbe affidarsi ai buoni collaboratori e a canzoni all’altezza.