A tu per tu con con la cantautrice catanese, negli store dal 14 dicembre con l’album “Something true”

Tempo di nuova musica per Roberta Finocchiaro, artista siciliana in uscita con il suo nuovo disco di inediti intitolato “Something true” (per Tillie Records e distribuito da Believe Digital), registrato negli studi della storica famiglia di Sam Phillips a Memphis, nello stato americano del Tennessee, prodotto da David LaBruyere e Stephen Chopek, rispettivamente bassista e batterista che hanno accompagnato in tour e negli studi di registrazione John Mayer. In occasione di questo importante lancio discografico, approfondiamo la conoscenza della giovane e talentuosa artista.

Ciao Roberta, partiamo da “Something true”, il tuo nuovo album, che valore ha per te?

«Ha un grandissimo valore perché è una parte di me che viene condivisa con gli altri. È una crescita musicale e di vita. Un disco che aggiunge più sicurezza, diventare amici di se stessi senza fingere e sicuramente mi ha donato più forza per continuare a combattere all’interno di questo mondo musicale». 

Un disco registrato negli Stati Uniti a Memphis, che valore aggiunto ha dato la scelta di questa location al progetto?

«Il valore sta nei suoni perché appunto sono suoni più americani ed è tutto registrato live come si faceva negli anni 70. Un altro valore è l’esperienza che sono riuscita a portare a casa e che rimarrà per sempre nel mio cuore».

Chi ha collaborato con te in questo disco?

«In questo disco ho avuto l’onore di suonare con due musicisti molto importanti per me perché hanno suonato con John Mayer, il mio artista di riferimento, il bassista David LaBruyere e il batterista Stephen Chopek».

A livello di tematiche, cosa hai voluto portare con te all’interno di questo tuo bagaglio musicale e cosa hai voluto lasciare fuori?

«Una tematica molto importante in questo disco è la sincerità musicale e nella vita. Per me un musicista/Artista dovrebbe mantenere la sua sincerità nel bene e nel male. Ho voluto lasciare fuori la negatività. Secondo me ogni cosa possiede un proprio tempo e penso che mantenendo i piedi per terra e rimanendo determinati si arrivi da qualche parte».

Dal punto di vista musicale, invece, quali sonorità hai voluto abbracciare per esprimere al meglio il significato dei testi?

«In questo disco sono presenti sonorità anni 70, ci sono Fiati e chitarre molto funky/soul e melodie e chitarre dobro che fanno pensare più a Nashville, rappresentano benissimo in musica le mie sensazioni che sono diventate canzoni con melodia e testi».

A cosa si deve la scelta di estrarre dal cosiddetto cilindro il singolo “Leaf in a Hurricane”?

«”Leaf in a Hurricane” è stata scelta come singolo perché rappresenta l’essenza del disco nei testi e nella musica, ci sono molte chitarre, per me sono molto importanti perché mi considero principalmente una chitarrista e quindi questo pezzo mi rappresenta molto».

Cosa avete voluto trasmettere attraverso le immagini del videoclip girato a New York e diretto da Marco Napoli?

«Il video di Leaf In A Hurricane è stato girato a New York perché rappresenta appunto l’uragano che avvolge la foglia che sarei io, mi ritrovo ad affrontare una nuova realtà in una nuova città, la foglia è molto fragile ma allo stesso tempo la natura è forte. Ho scritto questo pezzo con gli occhi di una musicista ma in realtà anche una persona che si butta nel mondo reale affrontando nuove esperienze può identificarsi».

Qual è il tuo primo ricordo musicale?

«Ho un ricordo legato a un pezzo di Sergio Mendes “Lua Soberana”, mi ricorda i miei primi passi e i miei primi ascolti sotto il pianoforte di mio padre mentre suonava questo pezzo bellissimo».

C’è un incontro che reputi fondamentale per il tuo percorso?

«Sicuramente il mio incontro con la mia produttrice Simona Virlinzi mi ha cambiato letteralmente la vita».

Dopo aver parlato di te e del tuo mondo musicale, non posso non chiederti cosa pensi di quello che c’è intorno: come valuti l’attuale settore discografico?

«È un periodo molto difficile, adesso sembra andare più l’aspetto estetico musicale, la cultura è cambiata non c’è abbastanza curiosità per musica nuova soprattutto poco spazio per la musica live».

Rivolgendo un occhio verso il futuro, in che direzione andrà la tua musica? 

«La mia musica vivrà alla giornata, quello che capiterà verrà affrontato al momento. L’unica cosa certa è che la mia musica registrata e quella che registrerò e scriverò non morirà mai. La musica in generale è immortale e viaggerà all’infinito».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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