Roberto Murolo, il ricordo del principe della canzone napoletana

Roberto Murolo

A ventitrè anni dalla sua scomparsa, ricordiamo un gigante della musica partenopea: Roberto Murolo, tra i massimi interpreti e divulgatori della canzone classica napoletana nel mondo

A più di un ventennio dalla sua scomparsa, la figura di Roberto Murolo continua a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile per la storia della musica italiana. Nato a Napoli il 19 gennaio 1912, è stato uno dei più raffinati interpreti della canzone napoletana, capace di trasformare un patrimonio popolare in un linguaggio universale, apprezzato in Italia e all’estero.

Figlio del poeta e autore Ernesto Murolo, cresciuto in una famiglia colta e benestante, respirò fin da piccolo il clima artistico della Napoli di inizio Novecento. In casa Murolo passavano musicisti e poeti come Salvatore Di Giacomo e Libero Bovio, figure centrali della tradizione partenopea. Nonostante questo ambiente fertile, il giovane Roberto inizialmente guardò altrove: si avvicinò al jazz e alla musica d’Oltreoceano, affascinato dalle sonorità moderne che stavano conquistando l’Europa.

Negli anni Trenta fondò il quartetto vocale dei Mida, con cui intraprese tournée in molti paesi europei. Il gruppo proponeva un repertorio influenzato dalle armonie vocali americane, ispirate a formazioni come i Mills Brothers. Fu un periodo di intensa formazione artistica, durante il quale Roberto Murolo sviluppò una sensibilità musicale aperta e curiosa, lontana dagli schemi tradizionali.

Il ritorno a Napoli dopo la Seconda guerra mondiale segnò una svolta decisiva. Di fronte a una città ferita dai bombardamenti e profondamente cambiata, Murolo scelse di riscoprire le radici musicali della sua terra. Trasferitosi a Capri, iniziò a esibirsi accompagnandosi soltanto con la chitarra, reinterpretando brani storici della tradizione napoletana con uno stile essenziale e intimo. Questa formula – voce e chitarra – divenne la sua cifra artistica.

Roberto Murolo, il custode della grande tradizione napoletana

A partire dagli anni Cinquanta, Roberto Murolo divenne uno dei principali ambasciatori della canzone napoletana nel mondo. Il suo modo di cantare, sobrio e misurato, si distaccava dal bel canto teatrale e privilegiava una narrazione più intima, quasi da cantastorie. In questo equilibrio tra tradizione e modernità risiedeva il segreto della sua forza interpretativa.

Tra i progetti più importanti della sua carriera va ricordata l’antologia “Napoletana”, pubblicata tra il 1963 e il 1965, che raccolse ben 160 brani della tradizione partenopea, dalle villanelle rinascimentali alle canzoni d’autore dell’Ottocento e del Novecento. Un lavoro monumentale che contribuì a preservare e diffondere un repertorio fondamentale della cultura musicale italiana.

Parallelamente, Murolo coltivò anche l’attività di autore, firmando numerose canzoni e collaborando con compositori come Nino Oliviero e Salvatore Mazzocco. Tra i suoi brani più noti spicca ’O ciucciariello, un piccolo affresco musicale ispirato alla vita rurale.

Negli anni Settanta e Ottanta la sua carriera si arricchì di incontri artistici prestigiosi. Duettò con artisti provenienti da mondi musicali diversi, dalla regina del fado Amália Rodrigues al grande interprete napoletano Sergio Bruni, fino a collaborazioni con Peppino Di Capri, Maria Carta e Fred Bongusto.

Negli anni Novanta arrivarono nuovi successi discografici grazie ai duetti con grandi protagonisti della musica italiana: Lucio Dalla, Fabrizio De André, Mia Martini, Renzo Arbore ed Enzo Gragnaniello. Proprio con Mia Martini interpretò “Cu’ mme“, una delle canzoni più amate della sua fase finale.

Nel 2002 il Festival di Sanremo gli assegnò il premio alla carriera, riconoscendo il valore di una vita dedicata alla musica. Nello stesso anno pubblicò anche il suo ultimo lavoro discografico, “Ho sognato di cantare”, testimonianza della sua inesauribile curiosità verso le nuove generazioni di autori.

Roberto Murolo si spense a Napoli il 13 marzo 2003, lasciando un’eredità artistica immensa. Con la sua voce calda e la sua chitarra ha saputo custodire e reinventare la canzone napoletana, rendendola patrimonio condiviso ben oltre i confini della sua città. Oggi, a distanza di anni, il suo nome resta sinonimo di eleganza, memoria e amore per una tradizione musicale che continua a emozionare il mondo.

Scritto da Nico Donvito
Parliamo di: