A tu per tu con il noto artista bergamasco, in uscita con il libro “Katy per sempre” e il disco “Inseguendo la mia musica

Doppio ritorno, o per meglio dire un debutto e un ritorno, per Roby Facchinetti in uscita con il suo primo romanzo intitolato “Katy per sempre” e l’album “Inseguendo la mia musica”, che comprende due cd live e uno in studio contente cinque inediti, tra cui spiccano la splendida Rinascerò, rinascerai e il nuovo singolo Fammi volare. In occasione di questa duplice pubblicazione, lo abbiamo incontrato per approfondire la conoscenza della sua appassionata visione di vita e di musica.

Ciao Roby, benvenuto. Partiamo dal tuo primo romanzo intitolato “Katy per sempre”. Una storia che sottolinea il grande potere della musica, cosa racconta esattamente?

«Questo libro è nato dall’esigenza di parlare di musica, di quanto questa forma d’arte sia importante per la nostra vita. Non sapevo come trovare l’input, provavo una sorta di disagio nel parlare in prima persona di questo argomento, lo trovavo un po’ presuntuoso. Così mi sono servito della storia di una ragazza di nome Katy, la cui vita è stata salvata più volte dalla musica, dalle canzoni dei Pooh che ha seguito da quando ha sedici anni. Il libro parla di questa donna coraggiosa, attraversando anni di grandi cambiamenti della nostra Italia, con lei ho trovato il giusto pretesto per iniziare a scrivere questo libro…ci ho impiegato due anni, ho capito che per me è molto più facile scrivere canzoni (sorride, ndr)».

La seconda uscita riguarda proprio la produzione musicale, direi la tua dimora di comfort, con il disco “Inseguendo la mia musica”. Dopo la fine di una lunga e strepitosa carriera con i Pooh e il disco in coppia con Riccardo Fogli, torni da solo proponendo cinque inediti di altissimo livello. La possiamo considerare un po’ una tua nuova primavera artistica?

«Il nostro mestiere ha un aspetto bellissimo perchè, ad oggi, non c’è un’età pensionabile, continui a fare questo lavoro fino a quando hai la fortuna di avere fantasia e creatività. Quando composi “Rinascerò, rinascerai”, in una situazione in cui la mia emotività era davvero molto stimolata e le corde dell’ispirazione erano sollecitate di continuo, mi sono lasciato andare a questo flusso, mi sono sentito di scrivere e comporre cose nuove. Quando abbiamo pensato di realizzare questo doppio album live, ho voluto aggiungere anche dei brani inediti, proprio per dare una sorta di vitalità e continuità al tutto. Così sono nati altri quattro brani, tre con i testi di Stefano D’Orazio e uno di Maria Francesca Polli, una bravissima autrice che ha scritto anche per Mina. Devo dire che tra il libro e questo disco, abbiamo messo insieme davvero tanto, sono davvero felicissimo del risultato».

Non poteva mancare “Rinascerò, rinascerai”, un brano che è servito e che ha aiutato tanto… in vari modi. Cosa ti rende più orgoglioso di questo pezzo?

«Questo brano ha provocato una serie di piccoli miracoli, in pochissime ore è arrivato in tutto il mondo, ad oggi ci sono state circa trenta traduzioni in lingue diverse. Il video fantastico con i miei amici medici ha ottenuto oltre 16 milioni di visualizzazioni e, mi piace ricordarlo, tutti i proventi sono stati, e saranno anche in futuro, totalmente devoluti in favore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII della mia città, che in quelle ore difficili non ha mai mollato. Per tutta questa serie di ragioni, sia io che Stefano, possiamo consideralo il più grande successo della nostra vita».

La tua Bergamo, Milano, Brescia, la Lombardia in generale… è stata ferita, ma questa è una terra forte popolata da persone forti, la storia ce lo ricorda. Con quale stato d’animo stai affrontando questa ripartenza?

«Con la voglia, la forza e tutta l’energia inimmaginabile di ricominciare, di riprenderci le nostre abitudini, la nostra vita lavorativa e non. Certo, se devo parlare della mia città e di quello che ha vissuto, oggi non è più la stessa Bergamo, per strada tra le persone non si parla d’altro, ciascuno di noi ha perso più di qualche parente e amico in questa tragedia, per questo motivo credo che questo ferite profonde rimarranno per sempre».

Per concludere, cosa pensi di aver imparato in tutti questi anni dalla musica? Qual è la lezione che reputi più importante?

«Ho imparato sempre di più che la musica è un’espressione comprensibile a tutti, personalmente ho sempre cercato di capire il perchè accadono in noi certe emozioni quando ascoltiamo un determinato pezzo. E’ una magia, un miracolo che ancora non sono riuscito a comprendere. Tanto per citare nuovamente “Rinascerò, rinascerai”, pur essendo arrivato in un momento unico di paura e di terrore, non saprei spiegarti come sia nato esattamente questo pezzo. La musica per me rimane un profondo e affascinante mistero, che ci fa commuovere, sognare e allontanare da situazioni anche dolorose».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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