Samar: “La musica ci ha insegnato a perseverare” – INTERVISTA

Samar

A tu per tu con la band dei Samar per parlare del nuovo singolo “Viola (Modgliani)”. Ecco cosa ci hanno raccontato in questa nostra intervista

È disponibile in radio e sulle piattaforme da venerdì 14 marzo “Viola (Modigliani)” il nuovo singolo dei Samar, fuori per Benzai Records. La giovane band è composta da Fabio (voce), Francesco (chitarra), Jhonny (tastiere, basso), David (chitarra) ed Edoardo (batteria), ed è pronta a conquistare la scena musicale con la loro energia e il loro stile.

“Viola (Modigliani)” è un brano pop dal sound ricco di contaminazioni, in cui si fondono sonorità rock e orchestrali. Il pezzo affonda le radici in una storia di giovinezza e disillusione, raccontando il primo amore infranto di un giovanissimo Cesare Pavese. A soli sedici anni, il poeta si invaghì di una ballerina, ribattezzata Viola, che accettò il suo invito a uscire ma non si presentò mai all’appuntamento. Preferì invece la compagnia di un altro, lasciando Pavese ad aspettare invano sotto la pioggia.

Samar: “La musica ci ha insegnato a perseverare”, l’intervista

“Viola (Modigliani)” racconta un episodio giovanile di Cesare Pavese: com’è nata l’idea di trasformare questa storia in una canzone?

    «L’ispirazione è nata ascoltando “Alice” di Francesco De Gregori, dove viene citato “Cesare perduto nella pioggia” e accennato proprio all’aneddoto legato a Pavese. Questa storia ci è sembrata incredibilmente attuale, capace di parlare ancora oggi a chiunque. All’apparenza, il brano potrebbe sembrare incentrato solo sulla sfera sentimentale, ma il suo significato va ben oltre. Volevamo raccontare qualcosa di universale, un messaggio trasversale che fosse anche un invito a non arrendersi, a provarci fino all’ultimo. Forse quel giovane Pavese, in quel momento, si sarà sentito sconfitto, ma col tempo la sua esperienza è diventata un’ispirazione. Allo stesso modo, ciò che oggi sembra una delusione potrebbe essere solo l’inizio di qualcosa di più grande. Ed è proprio questo che ci ha spinto a dedicargli un’intera canzone».

    Il brano mescola sonorità rock e orchestrali, che tipo di lavoro c’è stato in studio dietro la costruzione del sound?

      «Il lavoro in studio è stato meticoloso, frutto di numerose sperimentazioni, con l’obiettivo di valorizzare l’identità di ogni singolo membro del gruppo. Cercavamo un suono innovativo che rispecchiasse la nostra essenza, fatta di dinamicità, complessità e di un mix di influenze musicali sapientemente bilanciate, capaci di fondersi in un’unica armonia. È stato un po’ come per un cuoco che sperimenta diverse combinazioni di sapori e ingredienti prima di trovare il perfetto equilibrio per la sua ricetta. Inoltre, in questo percorso, la collaborazione con il produttore musicale Samuele Murdaca ai Phaser Studio è stata fondamentale per affinare il nostro sound e dare ancora più carattere alla nostra musica».

      I Samar sono nati nel 2019: come vi siete conosciuti e quando avete capito che la vostra sintonia musicale funzionava davvero?

        «L’idea di formare i Samar nasce nel 2019, grazie a Francesco, Jhonny e David, che all’epoca erano compagni di liceo. L’intento era unire musicisti provenienti da background musicali diversi, creando qualcosa di unico, ma uniti dalla stessa grande passione: la musica. Fabio ed Edoardo si sono aggiunti in seguito, quasi per volere del destino. Nel 2022, la formazione si consolida definitivamente con Fabio alla voce, Francesco e David alle chitarre, Jhonny al basso ed Edoardo alla batteria. Da quel momento, il progetto prende una direzione più solida e strutturata, ma è stato durante i live che ci siamo resi conto di quanto davvero funzionassimo insieme».

        A cosa si deve la scelta del nome della vostra band?

          «Il nome Samar deriva dalla parola araba Samar, un termine intraducibile in altre lingue, che esprime il piacere di conversare fino a notte fonda, immersi in storie ed emozioni. Lo abbiamo scelto perché rappresenta perfettamente il nostro modo di vivere la musica: una connessione intensa e senza tempo, capace di tenerci svegli e spingerci a raccontare, attraverso le nostre note, anche le emozioni più profonde».

          Qual è stata la più grande sfida che avete affrontato come collettivo fino ad oggi?

            «La sfida più grande che abbiamo affrontato come collettivo essendo emergenti è sicuramente quella di rimanere motivati, nonostante le difficoltà e le porte in faccia, cercando di mantenere sempre la stessa passione e determinazione del primo giorno. Un altro grande ostacolo è stato ottenere visibilità e credibilità nel panorama musicale. Tuttavia, una delle nostre vittorie più importanti è stata aprire il concerto di Vasco Rossi allo stadio San Nicola di Bari, davanti a 40.000 persone. Un’esperienza che ci ha dato una spinta enorme e ha dimostrato che, la perseveranza ripaga sempre».

            Obiettivi e sogni nel cassetto per il futuro a breve medio termine?

              «Sicuramente farci conoscere da un pubblico sempre più ampio, suonando dal vivo il più possibile, in giro per l’Italia. E, tra i palchi dei sogni, c’è sicuramente quello del Festival di Sanremo, un traguardo che speriamo di raggiungere un giorno».

              Per concludere, qual è la lezione più importante che sentite di aver appreso fin qui dalla musica?

                «La musica ci ha insegnato a perseverare, come raccontiamo nel nostro ultimo brano, a credere nel nostro percorso e a sfruttare ogni esperienza, positiva o negativa, come un’opportunità di crescita. Ogni passo, ogni difficoltà, ci ha reso più forti e consapevoli di chi siamo come band e come individui, e ci ha aiutato a capire che il vero successo non è solo arrivare dove vogliamo, ma crescere lungo il cammino, passando attraverso una costante ricerca e sperimentazione».

                Scritto da Nico Donvito
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