Recensione del nuovo album di inediti del cantautore romagnolo

Come per la creazione di un film vero e proprio, Samuele Bersani si è preso ben sette anni di tempo per scegliere con cura ogni minimo dettaglio del suo ritorno. La regia, la scenografia, le luci, la fotografia e ovviamente un montaggio pensato con il dovere di mantenere alta l’asticella. Ancora, anche arrivato al nono disco in studio di una carriera costellata da numerose soddisfazioni personali ed artistiche.

Cinema Samuele, è questo il titolo del nuovo ed atteso album di Samuele Bersani, pubblicato lo scorso 2 ottobre per Sony Music Italy, a sette lunghi anni di distanza dall’ultimo lavoro in studio Nuvola Numero Nove e a quattro dalla raccolta live La fortuna che abbiamo, pubblicata nel 2016. Sette anni per il mondo discografico attuale sono letteralmente un’eternità, un periodo in cui è cambiato tutto: il mercato, la comunicazione e gli stessi modi di fare musica. Ecco, proprio questo è il primo punto di “conflitto” che si trova nel disco, Bersani non è cambiato e non ha modificato il suo modo di approcciarsi alla musica, e questo si capisce fin dalle prime note, ma è cambiato il mondo attorno con il quale confrontarsi. Questo album non stona con la sua epoca, perché ha il grande merito di suonare fresco, ma possiede anche il pregio di risultare assolutamente “fuori tempo”, dando una grande dimostrazione di come si possa parlare dei tempi moderni senza per forza essere schiavi delle “metodologie” imposte da questi ultimi.

Dieci brani che rappresentano metaforicamente dieci lungometraggi in cui il cantautore, modellando il suo linguaggio e il contenitore sonoro, spazia con grande libertà espressiva pur mantenendo sempre accesa la luce della narrazione. Bersani racconta a suo modo, quasi sempre interpretando un personaggio di cui si fa carico del proprio punto di vista, immedesimandosi nelle sue emozioni utilizzando quella che nel mondo del cinema viene chiamata focalizzazione interna. Uno stratagemma narrativo che però non viene riproposto con continuità in tutte le tracce, il cantautore infatti salta con grande facilità tra differenti stili di narrazione, a volte sceglie di mostrarsi “onnisciente” ed esterno, a volte semplice osservatore. “Con il vento sotterraneo che anticipa la metro, in arrivo sul binario c’è solo un passeggero, ha degli occhi color bronzo…”, già con il primo verso della prima traccia intitolata Pixel veniamo introdotti in questo mondo di equilibri e di squilibri opposti, perfettamente in stile cinematografico con una panoramica generale che funge da perfetta introduzione.

Samuele Bersani

Il bello di Cinema Samuele è propria la varietà narrativa che permette all’autore di nascondersi tra i versi delle sue canzoni, lasciando appositamente alcuni dettagli in ombra per metterne in mostra altri, proprio come un regista che sceglie con cura cosa mostrare e cosa lasciare a libera interpretazione dello spettatore. In questo caso l’ascoltatore viene sommerso da un numero infinito di immagini, esempio lampante è dato dal singolo Harakiri, la storia di un uomo particolare in cui chi ascolta non può non essere trasportato, anche grazie al sempre sapiente uso del lessico dell’artista, con quelle “canzoni d’amore altamente nocive per un cuore già troppo pulsante…”

Il cantante in questo lavoro però non racconta solo fatti esterni, al contrario spesso si apre a 360° parlando in chiave libera di un rapporto andato male: se Mezze bugie rappresenta il riassunto di un’eterna lotta di coppia fra parole e linguaggio non verbale, spicca tra tutte Il tuo ricordo, un brano a cui lo stesso Bersani si dice molto legato e che non a caso è stato anche uno dei più apprezzati dal suo pubblico. In questo pezzo viene descritta con cura e lucidità lo scontro umano fra presente e passato, con quest’ultimo che viene visto come un grosso macigno da portarsi dietro, a volte lontano e calmo, a volte invece pulsante nella mente, con un ritornello che descrive con semplicità disarmante la fine di sofferta di una storia d’amore in cui “il tuo ricordo trova un buco nella rete, si infila dentro il mio cervello e fa il padrone, il tuo ricordo quando arriva ha fame e sete e quel poco equilibrio che ho si disintegra…”

Ci sono tanti punti di vista differenti sul mondo di oggi e su quello di domani, come nel caso dell’ultima traccia Distopici (Ti sto vicino) e di Scorrimento verticale, affresco moderno della società social, ma c’è spazio anche per la chicca con il brano L’intervista, in cui il protagonista è il cosiddetto “supremo artista”, svogliato, ubriaco e fuori luogo ma visto dal punto di vista del povero intervistatore, bistrattato perché colpevole di averlo trattato male in un articolo.

Cinema Samuele - Samuele Bersani

In conclusione si può decretare senza grossi dubbi che anche con questo nuovo lavoro Samuele Bersani non ha deluso le aspettative, mantenendosi coerente con sé stesso senza però risultare ridondante. Cinema Samuele è un disco d’autore nel vero senso della parola, genuino e sincero, pieno di spunti interessanti che lo rendono un lavoro capace di spiccare in mezzo alla matassa di progetti usciti negli ultimi anni.

Migliori tracce | Harakiri / Il tuo ricordo 

Voto complessivo | 8.5/10

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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

Di Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

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