Sanremo 1953, viaggio nella storia del Festival

Sanremo 1953, viaggio nella storia del Festival

Il Festival diventa grande e raddoppia gli interpreti, Nilla Pizzi abdica in favore delle nuove vincitrici Carla Boni e Flo Sandon’s con “Viale d’autunno”.

Terza prova per il la neonata ma già consolidata manifestazione musicale, in scena dal 29 al 31 gennaio del 1953 sempre al Salone delle Feste del Casinò municipale di Sanremo. Più di trecento le canzoni sottoposte alla commissione dalle etichette discografiche, che prendono sempre più in considerazione il grande potenziale di esposizione della kermesse canora. Venti i brani selezionali che, per la prima volta, verranno eseguiti in duplice veste da due interpreti differenti, format che verrà mantenuto per ben diciotto anni fino all’edizione del 1971, e due orchestre: una tradizionale affidata nuovamente al maestro Cinico Angelini e l’altra più moderna diretta da Armando Trovajoli. Cambia anche il sistema di votazione con l’introduzione delle giurie popolari sparse per il Paese, in modo tale da imporre la manifestazione sempre di più come Festival della canzone italiana e non più come semplice promozione turistica della riviera ligure nella stagione invernale.

L’evento, trasmesso in diretta radiofonica dalle frequenze del secondo programma di Radio Rai, è condotto per il terzo anno consecutivo da Nunzio Filogamo. Tra i cantanti in gara, che potevano interpretare più canzoni sia in coppia che da solisti, segnaliamo il debutto di Teddy Reno, Giorgio Consolini, Katyna Ranieri, del Quartetto Stars e del Doppio Quintetto Vocale, oltre alle conferme di Achille ToglianiGino Latilla e Nilla Pizzi, che sfiora la tripletta classificandosi seconda con “Campanaro”, alle spalle delle due new entry vincitrici Carla Boni e Flo Sandon’s.

Top e Flop di Sanremo 1953

Top
1. Gino Latilla e Giorgio Consolini – “Vecchio scarpone” 
2. Carla Boni e Flo Sandon’s – “Viale d’autunno” 
3. Nilla Pizzi e Teddy Reno – “Papà pacifico”

Flop
1.  Giorgio Consolini e Achille Togliani  – “La mamma che piange di più”
2. Carla Boni e Katyna Ranieri – “Acque amare
3. Nilla Pizzi e Teddy Reno – “Campanaro”

Nonostante la vittoria di “Viale d’Autunno”, il pezzo che ancora oggi tutti ricordiamo, è decisamente “Vecchio scarpone”, classificatosi al terzo posto ad ex aequo con “Lasciami cantare una canzone”, entrato di diritto nella tradizione musicale italiana e che, nell’immaginario collettivo, viene accolta con estremo patriottismo, poiché legata al secondo conflitto bellico conclusosi pochi anni prima. Tra i motivetti orecchiabili spopola “Papà pacifico”, che segue la scia della hit dell’anno precedente “Papaveri e papere”. Ricordiamo che la collocazione del Festival per la fine di gennaio non era casuale, anzi era stata studiata dagli addetti ai lavori in maniera molto scrupolosa affinché fornisse al pubblico delle canzonette da ballo per gli imminenti festeggiamenti del carnevale.

LE CONCLUSIONI DEL DIRETTORE

Il 1953 è l’anno in cui il primo salto di qualità viene compiuto dalla neo-nata, ma già promettente, manifestazione canora ligure: l’aumento dei partecipanti e l’abbondante aggiunta di pepe alla gara, con il cambio di regolamento e la sconfitta di Nilla Pizzi, portano beneficio alla kermesse che da allora diventa davvero “nazionale”. Ma il 1953 inaugura anche la lunga serie delle vittorie a sorpresa in quel di Sanremo: la bi-vincitrice e ben più popolare Nilla Pizzi arriva in Riviera sicura delle proprie carte e mai potrebbe aspettarsi che una fino ad allora semi-sconosciuta Carla Boni possa riuscire a strapparle la vittoria finale (64 a 56 il punteggio finale). In realtà la Boni vince (a sorpresa) e da avvio a quella lunga serie di vittorie inattese che arrivano fino al recentissimo binomio Gabbani-Mannoia conclusosi come tutti sappiamo lo scorso anno non senza uno stupore generale. Alla Boni, in realtà, oltre al premio finale spetta anche un altro record assoluto in quel di Sanremo: l’applauso più lungo della storia. Ben 3 minuti e 5 secondi per “Acque amare” che poi, tanto per rimanere in tema di sorprese, non riuscì ad arrivare neppure in finale.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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