Sanremo 1963, viaggio nella storia del Festival

Sanremo 1963, viaggio nella storia del Festival

Annata sottotono, vince “Una per tutte”. Tony Renis si riprende la vittoria sfiorata e meritata l’anno precedente con “Quando quando quando”.

Tredicesima edizione per il Festival della canzone italiana, in scena dal 7 al 19 febbraio del 1963 dal Salone delle Feste del Casinò di Sanremo, la prima affidata all’esperto conduttore Mike Bongiorno, affiancato da un quartetto femminile composto da Edy Campagnoli, Maria Giovannini, Rossana Armani e Giuliana Copreni. Si torna alle venti canzoni in gara, contro le trentadue dell’anno precedente, interpretate da ventuno artisti, tra cui quattro i esordienti: Eugenia Foligatti, Gianni Lacommare, Ennio Sangiusto e il Quartetto Radar. Tra i veterani, invece, i nomi di: Claudio VillaMilva (entrambi favoriti alla vigilia), Johnny Dorelli, Luciano Tajoli, Wilma De Angelis, Flo Sandon’s, Pino Donaggio, Joe Sentieri, Aurelio Fierro, Tonina Torrielli, Sergio Bruni, Arturo Testa, Cocky Mazzetti, Mario AbbateAura D’Angelo.

A trionfare è “Una per tutte” della coppia composta dal milanese Tony Renis e dal romagnolo Emilio Pericoli, gli stessi interpreti protagonisti di “Quando quando quando”, uno dei brani di maggiore successo del ’62 che si era aggiudicato la vittoria di “Canzonassima”. Il pezzo vincitore è frivolo e sbarazzino, adatto all’età dei due interpreti, che ricorda il mondo dell’avanspettacolo grazie ad un testo leggero e spensierato, che parla di un dongiovanni che s’innamora di tutte le donne che incontra.

Top e Flop di Sanremo 1963

Top
1. Pino Donaggio – Cocky Mazzetti – “Giovane giovane”   
2. Tony Renis – Emilio Pericoli – “Una per tutte”   
3. Milva – Luciano Tajoli – Ricorda

Flop
1. Sergio Bruni – Aurelio Fierro – Un cappotto rivoltato” 
2. Ennio Sangiusto – Quartetto Radar – “La ballata del pedone”
3. Joe Sentieri – Arturo Testa – Quando ci si vuol bene (come noi)

La canzone che vince moralmente l’edizione, sia come vendite che come brano che verrà maggiormente ricordato e tramandato alle generazioni future, è però “Giovane giovane” del fortunato duo formato da Pino Donaggio e Cocky Mazzetti, un inno alla giovinezza dal ritmo twist, che segue la fortunata scia lastricata da Edoardo Vianello con “Guarda come dondolo” e da Peppino Di Capri con “Saint Tropez” e “Speedy Gonzales”. Tra gli altri pezzi nessuno è degno di nota, complice la scelta di puntare su nomi nuovi e l’assenza di massa di tanti big che avevano impreziosito le precedenti annate, da Domenico Modugno a Nilla Pizzi, passando per Adriano Celentano, Mina e Gino Paoli.

LE CONCLUSIONI DEL DIRETTORE

In un’annata davvero povera di buona musica la nota di colore che fa ricordare con più piacere l’edizione del Festival del 1963 è l’esordio, nella conduzione della kermesse, di Mike Bongiorno. Il giovane conduttore, allora era appena 36enne, condusse nel corso della sua carriera ben 11 edizioni della popolare manbifestazione festivaliera ligure di cui ben 5 consecutivamente (dal 1963 al 1967 bper l’appunto) risultando secondo solo all’altro grande mattatore televisivo della conduzione italiana: Pippo Baudo che, con ben 13 edizioni, vanta il record assoluto di presenze. A Mike, però, si deve in gran parte il traghettamento del Festival verso una dimensione sempre più popolare, grazie anche alla sua immagine già molto conosciuta all’interno della televisione italiana.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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