• ASPETTO CHE TORNI – Francesco Renga

E’ un Renga che recupera le sue atmosfere più intime, più melodiche e più interpretative. Fa piacere che questa riscoperta sia avvenuta proprio al Festival di Sanremo anche se il brano, di per sè, non è esattamente quanto di più bello che abbia proposto su quel palco. Problemi di audio non gli hanno probabilmente permesso di sfoderare tutta la sua potenza ed eleganza vocale che, per il momento, è rimandata alla prossima occasione. VOTO: 6.5

  • UN’ALTRA LUCE – Nino d’Angelo e Livio Cori

La sorpresa è tutta per il giovane Livio Cori che vanta una canna di tutto rispetto dimostrando una degna intonazione e un timbro tutto melodico che potrebbe fare grandi cose all’interno del contesto del pop contemporaneo. Nino d’Angelo porta la sua cifra napoletana ma risulta l’essere il “di troppo” della situazione. Peccato ci aspettava quel guizzo vincente da parte sua. VOTO: 6

  • MI FARO’ TROVARE PRONTO – Nek

E’ il Nek di sempre, quello che da anni conosciamo e che nel 2015 proprio dall’Ariston ha ridato nuovo lustro alla sua carriera. Questa non è Fatti avanti amore ed infatti pagherà assai meno sotto tutti i punti di vista. Nek, in ogni caso, continua a giocare con l’energia e il pop-rock d’oggi giorno. Aspira alla dance music ma anche all’alta rotazione radiofonica che indubbiamente non si farà attendere. VOTO: 6/7

  • L’AMORE E’ UNA DITTATURA – Zen Circus

E’ una canzone difficile, una di quelle che si dovrà attendere non poco per comprendere davvero fino alla fine. E tutto questo nonostante un sound accattivante e sufficientemente fresco. Ci sono tante, tantissime e troppe parole che rende il tutto meno appiccicoso di quanto avrebbe potuto essere. E’ una scommessa che avrà bisogno di tempo per essere vinta davvero. VOTO: 5.5

  • MUSICA CHE RESTA – Il Volo

C’è un’evoluzione, c’è la voglia di guardare avanti e di dimostrarsi maturati il fatto è che, però, manca qualcosa. Che manca? Difficile dirlo ma indubbiamente anche questo pezzo difficilmente finirà nelle cuffiette degli italiani, compresi quelli che li voteranno come fiumi in piena anche durante questo Festival. Rischiano di vincere? Possibile se non probabile. Attenzione che se qualcuno gli mette i bastoni tra le ruote se ne andranno con la coda tra le gambe. VOTO: 5

  • COSA TI ASPETTI DA ME – Loredana Bertè

Loredana mancava al Festival dal 2012 e se ne sentiva la mancanza. Probabilmente questa è la migliore canzone che l’artista di Bagnara Calabra ha portato in scena sul palco dell’Ariston. C’è energia, c’è la voce graffiata e rotta, c’è l’intensità di un’artista che ha imparato a come dare valore alle parole, alla propria vita. La più centrata, fedele al proprio passato ma aperta al proprio futuro. Coraggiosa, in formissima e perfettamente dentro alle alte aspettative. Merita il meglio. VOTO: 8.5

  • ARGENTO VIVO – Daniele Silvestri e Rancore

Era questa una delle grandi canzoni attese dalla critica che nei preascolti l’aveva incoronata come la preferita dell’annata. In effetti Silvestri dimostra tutta la sua capacità di adagiarsi al presente scoprendosi continuamente nuovo ed in movimento artistico. Il fatto, però, è che difficilemente qui dentro ci si riconosce il solito Daniele Silvestri. Fortuna che c’è Rancore che butta uno sprazzo di luce in un brano che per ora non ha ancora preso il volo. VOTO: 6-

  • SENZA FARLO APPOSTA – Shade e Federica Carta

Sono gli idoli dei giovanissimi oltre che di Spotify e dello streaming digitale. La canzone, in effetti, è fatta giusto per questo scopo e, c’è da dire, che funzionerà alla perfezione in questo senso oltre che in quello radiofonico. Piacciono? Si, a chi è disposto a concepire questo brano e questo genere di canzoni all’Ariston. Per me sarebbe un timido “ni” al di fuori di Sanremo. Qui dentro, però, perdono punti… VOTO: 4.5

  • I TUOI PARTICOLARI – Ultimo

Ha il peso della responsabilità di dover vincere, non può far altro perchè il pubblico lo dà per scontato da settimane. Il compito è arduo anche perchè sono due anni che non si ferma un momento e la canzone, in effetti, ne ha risentito. E’ quello che tutti si aspettano da lui, la classica ballata intensa ed emozionale che a Sanremo brilla di luce propria pronta ad accogliere tutti i voti che i giovanissimi non potranno che riservargli. Non un miracolo ma è una bella canzone e lui interpreta sempre al meglio. VOTO: 8-

  • L’ULTIMO OSTACOLO – Paola Turci

Mette da parte l’electropop per recuperare una versione orchestrale ed elegante che mette l’accento tutto sul suo timbro che, in questo caso, si scopre ruvido e graffiato. L’emozione è la chiave di lettura di un brano che non passerà alla storia e che anche in radio farà più fatica del solito. Paola, però, riesce ad essere sempre convincente sul piano dell’interpretazione e del trasporto emotivo. VOTO: 7.5

  • DOV’E’ L’ITALIA – Motta

Lo stile è quello più tipico di quel Motta che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi mesi. La canzone c’è anche se è difficile da afferrare al primo ascolto. C’è da scommettere, però, che farà parlare e che questo sound, sporcato di un folk tipico dei La Rua, trascinerà nel corso dei prossimi ascolti. Crescerà con il tempo per ora, però, la canzone non ha impressionato eccessivamente, anzi forse è risultato addirittura sottotono. VOTO: 6=

  • PER UN MILIONE – Boomdabah

Sono loro la scommessa radiofonica dell’annata, una delle pochissime canzoni che in radio potranno avere davvero successo e senso. Conquistano fin da subito, fanno ballare una platea che ormai si stava immobilizzando in una zona che difficilmente rappresenta lo scenario musicale e discografico italiano. Il loro è il reggae di sempre e trova le giuste misure per funzionare sempre e comunque. Anche sul palco dell’Ariston. VOTO: 7++

  • UN PO’ COME LA VITA – Patty Pravo e Briga

Apre la Divina con un suo intervento sempre a fuoco e poi entra lui che sfoggia delle doti canore non male e che, in effetti, rendono giustizia ad un brano che Patty, forse, avrebbe avuto qualche problema a portare a termine in solitaria. E’ un miscuglio interessante e che risulta essere riuscita rendendo perfettamente onore ad un giovane ragazzo che di scrittura contemporanea adagiata al pop ne sa qualcosa. VOTO: 6

  • ABBI CURA DI ME – Simone Cristicchi

E’ il Cristicchi più fedele di sempre a se stesso e alle sue abituali pratiche musicali. Parte lenta, si sviluppa lentissima e si conclude quasi immobile giustificando la magia e l’intimità che intende evocare con questo suo cantato emozionale. Punta a commuovere e a smuovere le coscienze con un’orchestrazione che sottolinea ogni singola parola. Tutto molto teatrale ma fin troppo poco attuale, commerciale e spendibile al di fuori dell’Ariston. Ecco che, forse, allora non è la canzone che cerchiamo. Resta comunque una poesia. Decidete voi da che parte stare. VOTO: 7

  • ROLLS ROYCE – Achille Lauro

Viene dalla trap ma qui gareggia come rocker citando tutti i grandi miti della musica internazionale. Funziona grazie alla sua energia, al suo animo rivoluzionario, forte e potente. Certo, ha un testo a dir poco imbarazzante e una vocalità che ogni tanto balla senza riuscire ad azzeccare troppi passaggi. Ma va bene così. E’ la più grande novità di questo Festival di Sanremo e a più di qualcuno questa svolta farà piacere. VOTO: 6=

  • MI FA STARE BENE – Arisa

E’ un’Arisa mai vista e contemporaneamente quella di sempre. C’è di mezzo la Sincerità di 10 anni fa che si rintraccia all’interno dell’irresistibile inciso che non si può non canticchiare ma c’è anche l’apertura orchestrale e melodica più tipica dei suoi più grandi capolavori pop. Si può resistere a questo motivetto? Io non credo. VOTO: 7.5

  • I RAGAZZI STANNO BENE – Negrita

I ragazzi stanno bene, si sente e lo vogliono fare sentire il problema è che non arrivano alla meta che si erano prefissi. Come si fa? Non escono nemmeno qui a Sanremo dal tunnel nel quale sono immersi da qualche tempo di troppo e quindi ci si chiede quale possa essere la soluzione. Di certo c’è da dire che questo brano non li riporta ai loro grandi fasti e, anzi, si dimostra piuttosto piatto. VOTO: 5+

  • ROSE VIOLA – Ghemon

Altro brano che potrebbe avere delle buone potenzialità ma che, non se ne comprende il vero motivo, non stupisce mai e, anzi, pare essere continuamente in sofferenza nel corso del proprio sviluppo melodico e testuale. Lui parla e canta adagiandosi al soul che al Festival mancava da qualche tempo ma viene da chiedersi: era davvero questo il meglio che poteva fare? Ci sono dei dubbi. VOTO: 5

  • PAROLE NUOVE – Einar

Il ragazzo lo conosciamo, ha delle potenzialità che risiedono proprio nel pop più classico e tradizionale. Al Festival, in effetti, prova a portare proprio questo tipo di canzone che, però, per adagiarsi e adattarsi alla contemporaneità riprende qualche canone dell’arrangiamento elettronico che tanto piace alle radio. In realtà, però, il miscuglio risulta meno credibile di quanto avrebbe fatto una scelta ben inquadrata. VOTO: 4

  • SOLO UNA CANZONE – Ex-Otago

Sono l’indie gruop dell’annata ma, in realtà, il loro compito fallisce miseramente risultando goffo nel suo tentativo di unire all’impronta dei Thegiornalisti il pop più tipicamente sanremese. Il fatto è che, però, anche in questo caso la voglia di adattarsi alle esigenze del palco dell’Ariston fa cadere il tutto in un pezzo che non decolla mai. VOTO: 4.5

  • LE NOSTRE ANIME DI NOTTE – Anna Tatangelo

Questo è l’unico brano davvero sanremese ed Anna Tatangelo è davvero l’interprete perfetta per rendere onore a questa tradizione. Ciò che, però, non convince è proprio la canzone che non decolla mai e che prende poco a livello di sound e testo. La Tata canta ma non basta. Almeno per questa volta. Carina ma scorre via. VOTO: 5

  • LA RAGAZZA CON IL CUORE DI LATTA – Irama

E’ un brano dalla tematica importante che viene affrontata con il giusto equilibrio tra delicatezza ed immediatezza pop, tra cantautorato impegnato e pop da classifica. Il coro gospel è l’elemento a sorpresa che serve ad elevare il tutto ma, forse, sarebbe stato più saggio evitare un sovraccarico piazzandolo soltanto nell’inciso finale che avrebbe costituito un perfetto apice. Crescerà con gli ascolti. VOTO: 7/8

  • NONNO HOLLYWOOD – Enrico Nigiotti

Non è una casualità che sia questo il miglior testo dell’annata ed, infatti, anche sul palco la canzone spicca il volo conquistando il pubblico e la critica in egual misura. Nigiotti tira fuori tutto il suo talento autorale che in quest’ultima annata ha messo da parte parecchie esperienze positive. Un pugno allo stomaco che non può che non emozionare chiunque. VOTO: 8+

  • SOLDI – Mahmood

Uno tra i più giovani si dimostra finalmente tra i più innovativi in quest’occasione. Ciò che colpisce è indubbiamente il sound che vanta la produzione di Charlie Charles e di Dario Faini. Lui canta come al solito risultando ipnotico ed in perfetta salsa “Mengoni style”. Conquisterà anche chi non lo conosceva. VOTO: 7

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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