Sanremo 2021 - Willie Peyote

Precedenti al Festival, giudizi della stampa, quote dei bookmakers, album, tracklist, autori e testo del brano

PARTECIPAZIONI A SANREMO:

Prima partecipazione in assoluto al Festival di Sanremo per Willie Peyote che, finora, non aveva partecipato alla gara della kermesse canora ligure.

IL BRANO:

Per la sua prima partecipazione alla kermesse ligure Willie Peyote punta nuovamente su un brano scritto completamente, per il testo, da lui stesso e composto da Daniel Bestonzo, Carlo Cavalieri D’Oro, Giuseppe Petrelli. La canzone è intitolata Mai dire mai (La Locura).

Willie Peyote Sanremo 2021

COME NE PARLA LA STAMPA:

“Willie colpisce con ritmo e sarcasmo. “Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype/Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai/Riapriamo gli stadi, ma non teatri né live/Magari faccio due palleggi/Mai dire mai”: 7,5” [Gabriella Mancini, Gazzetta]

“Attenzione, questo è un dulcis in fundo, una rivelazione, per molti. Divertente come un Caparezza e “castigat mores” alla Fabri Fibra. Ma nella sua scanzonatissima filosofia – vero nome Guglielmo Bruno – attacca proprio i fratellini di Fibra: «Ora che sanno che questo è il trend, tutti sti rapper c’hanno la band». Geniale!” [Massimiliano Castellani, Avvenire]

“«Questa è l’Italia del futuro, un Paese di musichette e poi c’è la morte». PROFETICA” [DomaniPress]

“Base electro con un inizio con una citazione della serie di culto Boris (“Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”) per un pezzo che rischia di vincere il Festival (lo so, ormai non mi credi più). Willie Peyote si conferma il migliore erede dell’electro sound impegnato torinese dei Subsonica. Bravo, è un pezzo di cuore. Preparati: la canteremo tutti” [Maria Elena Barnabi, Cosmopolitan]

“Anche il torinese Guglielmo Bruno è un neofita nella città dei fiori ma sceglie di giocarsi un brano coraggioso e senza compromessi. Il titolo prende spunto dal monologo de La Locura della serie Boris per imbastire una critica all’approccio alla cultura del nostro Paese (ma anche allo sport e alla politica), basato sul mero intrattenimento, sull’apparire e non sulla sostanza e il contenuto, unico peraltro a fare richiami diretti alla situazione che stiamo vivendo legata alla pandemia. Lo fa con una cassa dritta incalzante che a primo impatto potrebbe spiazzare e un ritornello che resta in testa (forse l’unico davvero a presa rapida dei 26). Voto: 7 al coraggio” [Andrea Grandi, Newsic.it]

“A chiudere gli ascolti davvero un signor pezzo. Willie cita la serie tv cult Boris e incide un racconto con il coltello acuminato, sceglie una base elettronica e meno r’n’b del suo solito. Ci ricorda che “riaprono gli stadi ma non i teatri né live/ Magari faccio due palleggi, mai dire mai»”, e poi “siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype/ Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify”. È forse la maggior quota rap all’interno dei Big. E ne avevamo davvero bisogno” [Silvia Danielli, Billboard]

“Rap e cantautorato è il manifesto della nostra Italia. Unico che fa riferimento ai teatri e live “riapriamo gli stadi….ma non teatri né live”. Voto: 9” [Carmen Guadalaxara, Il Tempo]

““Questa è l’Italia del futuro: un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte”, denuncia Willie Peyote in Mai dire mai (La Locura), descrivendo lo stato della musica: “Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype / Non si vendono più dischi tanto c’è Spotify”. Intelligente, trascinante, divertente, provocatoria, contraddittoria per certi versi, visto la partecipazione al Festival, fra rap e melodia, la canzone fa riferimento nel titolo a un incisivo monologo della serie tv Boris: «Parla di come ci siamo ormai abituati a mettere al primo posto il mero intrattenimento, in tutti i campi, dall’arte alla cultura, passando per lo sport e arrivando anche alla politica», spiega il rapper e cantautore torinese, all’anagrafe Guglielmo Bruno. «Avere un personaggio che funziona è più importante che avere talento, avere il consenso è più importante che avere un programma, far parlare di sé è più importante che avere qualcosa da dire. Anche in pandemia “the show must go on”, quindi si gioca lo stesso anche con gli stadi vuoti, teatri chiusi e concerti annullati, ma con gli streaming e i talent show la giostra sembra continuare a girare». Voto: 8 (applaudita durante l’ascolto)” [Giuseppe Attardi, Pickline]

“Irriverente. Saccente. Pulsante. Critica alla musica, “schiavi dell’hype”, allusione alla querelle Morgan – Bugo (“le brutte intenzioni…” che succede?), ai teatri chiusi. E a “tutta ‘sta roba c’ha rotto i coglioni”. Farà parlare. Farà discutere” [Rita Vecchio, Leggo]

“Pseudonimo di Guglielmo Bruno, il torinese Willie è al debutto assoluto a Sanremo. Alla kermesse musicale porta Mai dire mai (la locura). Un brano ballabilissimo ma che, al contempo, è una dura critica alla società italiana in epoca Covid” [Elsa Ungari, Io Donna]

““Riapriamo gli stadi ma non teatri e live”, “Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai” e c’è persino una citazione dell’affaire Bugo-Morgan: “Le brutte intenzioni, ma che succede”. Provocatore, ma al punto giusto. Voto 8” [Unione Sarda]

“In extremis, un testo connesso alla realtà che siamo vivendo. Raffrontato al 2020, Willie Peyote rappresenta un po’ la “quota Junior Cally”. Chiaro che, con un anno di pandemia alle spalle, questa canzone assume tutt’altre connotazioni. Voto: 7.5” [Christian Pradelli, Mitomorrow]

“Tra i pezzi più interessanti, che non risparmia critiche al mondo dello spettacolo, alla politica, allo sport. Cita la serie Boris e nel testo Morgan (“che succede?”). Promosso” [Claudia Fascia, La Sicilia]

“E’ un capolavoro letterario questo brano. Più citazioni che in tutti gli altri 25 pezzi messi insieme. Cambi di ritmo e tanto realismo. Anche le parolacce ci stanno bene, non disturbano. Poche volte, forse mai, è stato così sentito, vero il mai dire mai. Voto: 9-” [Tgcom24]

“E’ un capolavoro letterario questo brano. Più citazioni che in tutti gli altri 25 pezzi messi insieme. Cambi di ritmo e tanto realismo. Anche le parolacce ci stanno bene, non disturbano. Poche volte, forse mai, è stato così sentito, vero il mai dire mai. Voto: 9-” [Fabrizio Basso, SkyTG24]

“Il testo migliore in assoluto, coraggioso, tagliente e talmente vero da fare male. Una lucida analisi (vince la merda se a forza di ridere riesce a sembrare credibile) della società odierna che consuma e sputa e trascura il talento. L’unica canzone saldamente ancorata all’attualità: Riapriamo gli stadi ma non teatri nè live… Voto: 10” [Paola Gallo, Ondefunky]

“Siamo tutti in vendita, schiavi del luogo comune. E non c’è niente di male, basta saperlo. Cita Bugo e Morgan… e molto altro. Bravo. “Riapriamo gli stadi ma non teatri né live/ Magari faccio 2 palleggi, non si sa mai”. Amarissima realtà. Voto 7,5” [Fabrizio Biasin, Libero]

“Willie Peyote con un ritmo sostenuto va giù con l’accetta: “Riapriamo gli stadi ma non teatri né live magari faccio due palleggi mai dire mai”. Un tema attuale e delicato sui lavoratori fragili dello spettacolo ma ce n’è anche per la discografia: “le major ti fanno un contratto se azzecchi il balletto e fai boom su TikTok”. Quindi “the show must go on” Giudizio: meno male che Willie c’è” [Andrea Conti, Il fatto quotidiano]

“Fra citazioni di Boris, schiavi dell’hype e teatri chiusi per la pandemia, il rapper torinese regala una sferzante fotografia contemporanea. Figlio della lezione di Gaber, canta: “Pompano il trash in nome del lol e poi vi stupite degli exit poll? Vince la merda se a forza di ridere riesce a sembrare credibile”. La canzone è ricca di ritmo e la messa in scena, c’è da scommetterci, non sarà banale. Al primo ascolto uno dei migliori.” [Claudio Cabona, Rockol]

“L’unico autentico rap di Sanremo 2021 è una satira veloce e implacabile, al vetriolo, della musica italiana. Willie non fa molti prigionieri, dal nuovo cantautorato ai balletti su Tik Tok, ma la schiavitù del brand si espande alla società civile. Per questo è la canzone più politica del Festival: «Pompano il trash in nome del LOL e poi vi stupite degli exit poll». La “locura” del titolo è una citazione della serie “Boris” e infatti il brano si apre con la voce di Valerio Aprea tratta da una celebre scena della terza stagione: «Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte»” [Francesco Chignola, TV Sorrisi e Canzoni]

“La locura di borisiana memoria dà il titolo a questa canzone di Willie Peyote che continua la sua poetica che unisce il rap alla denuncia: occhio la denuncia spesso è un termine ambiguo, ma nel caso del rapper torinese diventa strumento per descrivere l’attualità. Il percorso di un artista in qualche modo circoscrive la sua poetica e “Riapriamo gli stadi ma non teatri né live” e “Siamo schiavi dell’hype, non si vendono più dischi tanto c’è Spotify” danno l’idea di cosa voglia raccontare il brano. A un certo punto, mentre ascoltiamo, un collega si gira e “Cazzo, qua sembra Salmo”. Sì, sembra Salmo ma è sempre Willie. Bravo” [Francesco Raiola, Fanpage]

“che cos’è la cultura al giorno d’oggi? Canta: “Le Major ti fanno un contratto se azzecchi il balletto e fai boom su Tiktok. Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype, non si vendono più dischi tanto c’è Spotify“. Rap battente fino al ritornello. Unico riferimento del Festival al Covid:”Riapriamo gli stadi ma non teatri né live”. Giudizio: canzone più impegnata del Festival” [TVblog]

“Omaggio esplicito alla serie tv Boris. Bello il testo, ma soprattutto vero («Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype/ Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify/ Riaprono gli stadi ma non teatri né live/ Magari faccio due palleggi, mai dire mai»). Non sarà easy listening, ma Willie Peyote è la coscienza di questo Festival di Sanremo. Anzi: quest’anno è la coscienza del Paese. Spesso sporca. Voto: 7.5” [Francesco Prisco, Il Sole 24 ore]

Willie Peyote 2021

VOTO MEDIO DELLA CRITICA:

8.3 / 10 (1° posizione generale)

QUOTE SNAI:

7.50 (5° posizione generale)

COVER PER LA 3° SERATA:

Giudizi universali con Samuele Bersani (Samuele Bersani)

IL NUOVO ALBUM:

Al momento non è prevista alcuna nuova pubblicazione discografica che possa arrivare immanentemente in seguito alla partecipazione al Festival di Sanremo.

TESTO DEL BRANO:

MAI DIRE MAI (LA LOCURA)
di Willie Peyote – Daniel Bestonzo, Carlo Cavalieri D’Oro, Giuseppe Petrelli
Edizioni Sugarmusic/Turet/Gorilla Publishing – Milano – Torino

“Questa è l’Italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”
Ora che sanno che questo è il trend tutti ‘sti rapper c’hanno la band
Anche quando parlano l’autotune, tutti in costume come gli X-men
Gridi allo scandalo, sembrano Marilyn Manson nel 2020
Nuovi punk vecchi adolescenti, tingo i capelli e sto al passo coi tempi
C’è il coatto che parla alla pancia ma l’intellettuale è più snob
In base al tuo pubblico scegliti un bel personaggio, l’Italia è una grande sit-com
Sta roba che cinque anni fa era già vecchia ora sembra avanguardia e la chiamano It-pop
Le major ti fanno un contratto se azzecchi il balletto e fai boom su Tik-tok
Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype
Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Mai dire mai, mai dire mai
Mai dire mai dire mai dire mai dire mai
Ora che sanno che questo è il trend tutti che vendono il culo a un brand
Tutti ‘sti bomber non fanno goal ma tanto ora conta se fanno il cash
Pompano il trash in nome del LOL e poi vi stupite degli Exit poll?
Vince la merda se a forza di ridere riesce a sembrare credibile
Cosa ci vuole a decidere “tutta ‘sta roba c’ha rotto i coglioni?”
Questi piazzisti, impostori e cialtroni a me fanno schifo ‘sti cazzi i milioni
“le brutte intenzioni…” che succede? Mi sono sbagliato
Non ho capito in che modo twerkare vuol dire lottare contro il patriarcato
Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype
Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
(Mai dire mai) non so se mi piego non so se mi spezzo
(Mai dire mai) non so se mi spiego, dipende dal prezzo
(Mai dire mai) lo chiami futuro ma è solo progresso
(Mai dire mai) sembra il Medioevo più smart e più fashion
(Mai dire mai) se è vero che il fine giustifica il mezzo
(Mai dire mai) non dico il buongusto ma almeno il buonsenso
(Mai dire mai) ho visto di meglio, ho fatto di peggio
(Mai dire mai) ecco, tu dì un’altra palla se riesco palleggio
Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype
Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Mai dire mai, mai dire mai
Mai dire mai dire mai dire mai dire mai
Mai dire mai, mai dire mai
Mai dire mai dire mai dire mai dire mai

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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