sabato, Aprile 20, 2024

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Sanremo 2024, dopo 40 giorni è finita l’abbuffata, metà dei brani già nel dimenticatoio

Che la grande abbuffata sanremese si sarebbe esaurita nel giro di qualche settimana lo avevamo preventivato, la politica del tutto e subito sposata da Amadeus è figlia del nuovo modus operandi adottato dall’industria discografica, una sorta di usa e getta in cui un brano non è costruito per rimanere ma per essere spremuto come un limone per poi essere destinato al dimenticatoio. A poco più di 40 giorni dalla fine di Sanremo 2024 solo 10 brani sono presenti nella top 20 di Spotify, i medesimi arrivano a 15 unità se si allarga il bacino alle prime 40 posizioni.

E’ pur vero che prima dell’avvento di Amadeus alla direzione artistica del Festival, i brani sanremesi faticavano a entrare in classifica e, a parte qualche rara eccezione, la sola compilation dei brani resisteva oltre la terza settimana tra le preferenze del pubblico. L’inversione di tendenza ha arricchito industria discografica e radio, ma poco spazio ha lasciato alla qualità in una kermesse che dovrebbe strizzare l’occhio a entrambe. A resistere nella top 20 Spotify sono i brani di Geolier in posizione #2, Mahhmood #3, Annalisa #7, Angelina Mango #9, Ghali #11, Rose Villain #12, Alfa #16, The Kolors #17, Irama #18 e a sorpresa i Ricchi e Poveri in posizione #20.

Scendendo ancora alla posizione #22 Clara, Gazzelle alla #23, Emma alla #26, Dargen D’Amico #36, Mr Rain #38. Volendoci allargare fino alla posizione #50, troviamo Il Tre #42, La Sad #46. Una menzione merita il featuring dei BNKR44 con Pino D’Angiò presente in top 40. Sembra proprio che ad aver pagato per la deriva pop dance intrapresa da Amadeus siano stati quei cantanti che sono rimasti fedeli al proprio repertorio senza indirizzare la propria attenzione al mainstream. I brani di Alessandra Amoroso, Negramaro e Diodato fuori dalla top 50, denotano che forse essere sè stessi non paga in termini assoluti, ma probabilmente rende sulla lunga distanza.

Questa analisi non ha lo scopo di voler spaccare il capello in 4, ma quello di far luce sul rovescio della medaglia, il Festival non rappresenta più la canzone italiana, ma il modo attuale di fare musica, sul palco dell’Ariston sono transitati messaggi diversi ma con lo stesso stile musicale, quasi un volersi violentare da parte di alcuni artisti pur di incontrare il favore del pubblico. Siamo di fronte all’eterno dilemma su quantità o qualità, uno show nazional popolare essendo tale non può essere di nicchia, ma neanche sfornare in serie gli stessi prodotti usa e getta come una catena di montaggio, una via di mezzo sarebbe più che auspicabile.