Sanremo 2026, Enrico Nigiotti: “Cadere è importante”

Sanremo Enrico Nigiotti

Enrico Nigiotti si racconta in conferenza stampa, all’indomani del ritorno a Sanremo 2026 con “Ogni volta che non so volare”. A cura di Paola Tosetti

Alla sua quarta partecipazione al Festival, Enrico Nigiotti sale sul palco dell’Ariston con un brano intenso e personale, “Ogni volta che non so volare”. Una canzone che, come racconta lui stesso in conferenza stampa, nasce da un’urgenza interiore più che da una strategia artistica.

«Nei miei testi c’è tutta Livorno. Sono fiero di essere livornese. Ieri mattina, quando mi sono svegliato, ho avuto bisogno di fare una passeggiata davanti al mare, il mio compagno. Livorno è sempre con me. È e sarà sempre casa». Un legame profondo con la sua città, che diventa radice e ispirazione.

Il suo rapporto con il tempo è fatto di contraddizioni e consapevolezze: «Il tempo ti leva le persone e te le regala. Le canzoni hanno il potere di mettere in un sacchetto le emozioni e poi le ritrovi quando canti». La musica come custode della memoria, come scrigno emotivo.

Nigiotti parla poi della fragilità, tema centrale del brano: «Cadere è importante. Guardando i miei figli, che ora hanno imparato a camminare e correre, li ho visti più volte cadere e questa è una bella metafora della vita. Viviamo in un mondo in cui le fragilità vanno nascoste ed è bello solo se vinci. A me piace essere umano e camminare con la testa tra le nuvole e la mer*a sotto ai piedi».

E precisa: «Non è Sanremo che mi ha fatto scrivere questo brano, è questo brano che mi ha fatto pensare a Sanremo. È un brano per me molto importante e diverso dagli altri. Questo brano è un fiore e Sanremo era il vaso giusto in cui mettere questo fiore».

Impossibile non tornare a “Nonno Hollywood”, la canzone che segnò una svolta nella sua carriera: «All’inizio fu bocciata da tutti, poi è diventato il nonno di tutta Italia. Mi ha fatto capire che dovevo fare musica. Bisogna sempre scrivere con la verità».

E ancora: «Con “L’amore è” ho iniziato a camminare nella musica. Per un anno la facevo ascoltare ma nessuno voleva mettermi sotto contratto. Non ho mai smesso di provarci. Poi ho capito che l’unico vero no che devi ascoltare è il tuo, non quello degli altri».

Le sue parole diventano quasi un manifesto: «Siamo dei camminatori in salita e dei maledetti innamorati. Bisogna fidarsi di noi stessi e provare di tutto per fare quello che ami, così vivi da libero».

E da padre aggiunge: «Questo mestiere è una scommessa con te stesso. Qualsiasi cosa vogliano fare i miei figli, non leverò mai i loro sogni. I figli vanno corazzati, non protetti. Inciamperanno, ma troveranno il loro passo».

Sul palco dell’Ariston, Enrico Nigiotti porta molto più di una canzone. Porta Livorno, il mare, la memoria, i figli, il coraggio di restare umano in un mondo che chiede perfezione. E in quel “fiore” affidato al vaso di Sanremo c’è tutto il suo universo: un artista profondamente legato alla famiglia e alla sua terra, che continua a scegliere la verità come unica direzione possibile.

articolo di Paola Tosetti

Scritto da Nico Donvito
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