Sanremo 2026, Ermal Meta: “Stella stellina” è la carezza di cui avevamo bisogno

Sanremo 2026 Ermal Meta

Tra le sorprese di questo Sanremo 2026 spicca e svetta il nome di Ermal Meta, che con la sua delicatezza ha incantato il pubblico dell’Ariston sulle note di “Stella stellina”

Il Festival di Sanremo 2026 entra nel vivo della sua serata finale e tra le esibizioni più acclamate spicca quella di Ermal Meta, al ritorno festivaliero con la sua “Stella stellina”.

L’attualità irrompe sul palco dell’Ariston, in una delle finali più complicate della storia del Festival, a causa delle notizie che arrivano sul fronte iraniano. Ermal Meta porta a Sanremo una storia che inevitabilmente si intreccia con le cronache mediorentiali. È un gesto forte, rischioso. E proprio per questo necessario.

Il brano dà voce a un uomo che cammina tra le strade di Gaza e si imbatte in una bambola. Un oggetto qualunque che diventa detonatore emotivo: apparteneva a una bambina che non c’è più. Non sappiamo se quell’uomo stia ricostruendo una vita reale o immaginandola per sopravvivere al dolore. Ma non è questo il punto. “Stella stellina” non vuole spiegare, vuole evocare. E lo fa con grazia.

La scrittura è poetica, mai retorica. La bambina non ha nome, e proprio per questo diventa simbolo di tutti i bambini innocenti travolti dalla violenza. Il punto di vista – forse di un padre, forse di un vicino – restituisce uno sguardo intimo su una tragedia collettiva. È un racconto di resistenza e speranza, nonostante tutto.

A rendere il brano ancora più potente è la produzione condivisa con Dardust. Le sonorità si avvicinano alla world music, trasformando quella che poteva essere l’ennesima ballad in qualcosa di più ampio, stratificato, non ruffiano. Musicalmente non cerca scorciatoie emotive: accompagna il testo, lo sostiene, lo amplifica.

Si discuterà, inevitabilmente. Qualcuno parlerà di opportunità, qualcuno evocherà precedenti. Ma processare le intenzioni di un artista è un esercizio sterile. Le canzoni non si misurano con il sospetto, ma con la loro capacità di toccare corde profonde. E “Stella stellina” lo fa.

È un doppio rischio: affrontare un tema così delicato e farlo su un palco popolare come quello di Sanremo. Se sbagli, sbagli due volte. Ma qui l’equilibrio regge. E alla fine resta il brano. Una canzone bellissima, scritta con intelligenza e prodotta con coraggio. Sanremo deve sapersi confrontare con il presente. Perché le canzoni servono anche a questo: a raccontare il tempo che stiamo vivendo. E a farcelo ricordare, un giorno, quando sarà già storia.

Scritto da Nico Donvito
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