Sanremo 2027: tra serata cover e serata Eurovision, dove le mettiamo le Nuove Proposte?
Le indiscrezioni su Sanremo 2027 aprono interrogativi sul futuro della categoria cadetta, sempre più marginale all’interno della kermesse. Il paradosso delle Nuove Proposte: tutti ne parlano, nessuno li valorizza
Sanremo 2027 sembra ancora lontano, ma il dibattito sul suo futuro è già entrato nel vivo. Dopo la conclusione della 76esima edizione, la Rai ha avviato il lavoro di costruzione del primo Festival targato Stefano De Martino nel riserbo più assoluto. Ma, come spesso accade, le indiscrezioni precedono gli annunci ufficiali. Si parla di nuovi protagonisti, di un cambio di impostazione artistica, di possibili rivoluzioni nel regolamento e perfino di una serata interamente dedicata all’Eurovision Song Contest.
In attesa della presentazione ufficiale dei Palinsesti Rai del prossimo 3 luglio e del possibile annuncio riguardo le date ufficiali, la sensazione è che Sanremo 2027 possa tornare alla tradizionale collocazione dei primi giorni di febbraio, dopo lo slittamento eccezionale del 2026 causato dalle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Ma il tema del periodo di messa in onda è soltanto uno degli aspetti sul tavolo. Le voci più insistenti riguardano infatti la nuova gestione artistica, che avrebbe come obiettivo quello di costruire un Festival più giovane, moderno e capace di dialogare con le nuove generazioni senza rinunciare alla propria identità popolare.
Sanremo 2027, le prime indiscrezioni sul Festival di Stefano De Martino
A meno di nove mesi dal Festival, si parla di un possibile coinvolgimento di Maria De Filippi per una sera al fianco di De Martino. A rivelarlo è l’Adnkronos, che darebbe molto probabile la presenza della conduttrice Mediaset, già protagonista in Riviera nel 2009 come madrina della finale con Paolo Bonolis e nel 2017 per tutte e cinque le serate al fianco di Carlo Conti. Chi meglio di lei, padrona di casa del talent show più longevo della televisione italiana, potrebbe essere il testimonial ideale per rimarcare l’attenzione nei confronti delle nuove generazioni?
Un Festival giovane, questo sarebbe l’identikit di Sanremo 2027 stando alle prime informazioni. Tra i nomi più chiacchierati in ottica gara, sarebbero sotto osservazione: La Niña, Emma Nolde, Tära, Anna Castiglia, Naska, Tutti Fenomeni, Venerus, Mecna e, sempre nel solco di artisti da poter consacrare al mainstream, ci sentiamo di aggiungere anche Chadia Rodriguez e 22simba.
Quindi, non solo nomi da rilanciare, a cui dare una seconda o una terza possibilità, ma anche numerosi debutti e volti che potrebbero apparire insoliti per il pubblico di Rai1. Questa potrebbe essere la scommessa portata avanti da Stefano De Martino, che prometterebbe di intercettare linguaggi musicali contemporanei. Ma, in contraltare, altri rumors non sembrano invece andare nella stessa direzione.
Tra le indiscrezioni più discusse, infatti, c’è quella riportata da Giuseppe Candela su Dagospia, secondo cui le major discografiche e la FIMI starebbero lavorando per separare la scelta del rappresentante italiano all’Eurovision dalla vittoria del Festival. L’ipotesi sarebbe quella di introdurre una vera e propria “serata Eurovision“, destinata a individuare il candidato italiano per la manifestazione europea. Questo a dispetto della serata cover? Non è chiaro, ma al di là del successo indiscutibile che negli ultimi anni ha avuto l’appuntamento dedicato al revival, rimangono alcune perplessità.
Da dieci anni a questa parte, le nostre proposte, tutte diverse tra loro, si sono piazzate sempre in top ten, raggiungendo una continuità di risultati che nessun altro Paese partecipante all’Eurovision Song Contest ha potuto vantare, arrivando a centrare: una vittoria nel 2021 con i Maneskin, un secondo posto nel 2019 con Mahmood, un quarto posto nel 2023 con Marco Mengoni, tre quinti posti nel 2018 con Meta-Moro, nel 2025 con Lucio Corsi e nel 2026 con Sal Da Vinci, due sesti posti nel 2017 con Francesco Gabbani e nel 2022 con Mahmood-Blanco, e un settimo posto nel 2024 con Angelina Mango.
Proprio per questo la domanda appare inevitabile: perché cambiare un meccanismo che funziona? Naturalmente nessuno può escludere che una nuova formula possa produrre risultati ancora migliori, ma prima di ammettere una seconda competizione parallela all’interno della categoria Campioni, sarebbe opportuno chiedersi se le priorità del Festival non siano altre. Da anni si discute della necessità di rilanciare la categoria dedicata alle Nuove Proposte. Da anni si promettono correttivi. Da anni, però, il problema resta sostanzialmente irrisolto.
Sanremo e il paradosso dei giovani: tutti ne parlano, nessuno li valorizza
È ormai chiaro che il sistema attuale non funziona e non aiuta davvero i ragazzi, schiacciati dalla contestuale gara dei big, mediaticamente più appetibile. Piuttosto che dare un secondo vincitore al Festival, perché di fatto la serata Eurovision porterebbe a questo, bisognerebbe restituire un valore e un senso alla sezione cadetta, che rischierebbe di finire ancora di più in ombra con una terza e/o una quarta serata a tema cover e/o Eurovision. E i giovani dove li mettiamo? La prima sera? Ci togliamo subito il dente? Ecco, le Nuove Proposte non dovrebbero essere una dente da levare, ma un patrimonio da elevare.
Lo dico da tempo, ma francamente trovo che sia scandaloso il trattamento riservato a questa categoria. In primis a causa di un sistema di selezione, Sanremo Giovani, che va in onda in seconda serata (facciamo anche in terza), a notte inoltrata, con una visibilità davvero ridotta. Negli ultimi due anni, solo quattro rappresentanti per edizione hanno raggiunto il palco dell’Ariston, due su quattro hanno cantato una volta sola e chi ha vinto non si è nemmeno esibito in apertura della serata finale, come invece accadeva un tempo. Un’esposizione minima che rende quasi impossibile sfruttare il palcoscenico più importante della musica italiana come trampolino di lancio.
Spesso si è parlato di “modello baudiano“, ma il paragone nelle ultime dizioni è apparso poco convincente. Quando Pippo Baudo valorizzava i giovani, lo faceva realmente. Gli emergenti erano parte integrante del racconto dei suoi Festival, tant’è che, se ben ricordate, i finalisti di una determinata edizione tornavano anche in quella successiva per giocarsi la possibilità di accedere tra i big. Avevano visibilità, attenzione mediatica e la possibilità di esibirsi più volte davanti a milioni di telespettatori. E non solo il vincitore in carica.
Oggi, invece, il peso specifico della sezione Nuove Proposte all’interno della manifestazione è stato ridotto al minimo. Ed è qui che emerge la vera incoerenza a proposito delle indiscrezioni che stanno trapelando su Sanremo 2027. Da una parte si parla di un Festival più giovane e vicino alle nuove generazioni. Dall’altra si ipotizza una nuova serata dedicata all’Eurovision che andrebbe inevitabilmente a occupare spazio all’interno del fitto calendario della manifestazione.
Il rischio concreto è che la categoria cadetta venga ulteriormente marginalizzata e trasformata definitivamente in un semplice elemento decorativo. E sarebbe un errore enorme. Se davvero Stefano De Martino e la Rai vogliono costruire un Festival proiettato verso il futuro, la prima rivoluzione dovrebbe riguardare proprio i protagonisti di domani. Servirebbe una selezione più visibile. Servirebbe aumentare il numero dei partecipanti e garantire loro più esibizioni durante la settimana sanremese.
Servirebbe soprattutto una scelta di fondo: decidere se la sezione Nuove Proposte debba continuare ad esistere in questa formula oppure no. Perché mantenere due categorie separate senza offrire pari visibilità ai partecipanti rischia di diventare una contraddizione in termini. E prima di assegnare un secondo trofeo ai Campioni, prima di creare una nuova gara nella gara, forse Sanremo dovrebbe ricordarsi della sua missione originaria: scoprire, valorizzare e accompagnare il talento. Altrimenti il Festival continuerà a parlare di giovani senza fare davvero qualcosa per loro.