Sanremo Giovani 2019: le pagelle dei 20 brani in gara

Ecco le pagelle dei 20 brani arrivati in semifinale

Sono stati pubblicati i venti brani che hanno avuto accesso alle semifinali della 70° edizione del Festival di Sanremo nella sua categoria Nuove Proposte. Abbiamo ascoltato, dunque, tutte le canzoni cercando di trarne delle conclusioni volutamente dopo un solo ascolto esattamente come si troverà a fare la stragrande maggioranza del pubblico televisivo della kermesse ligure. C’è da dire che Amadeus nelle sue scelte si è rivelato piuttosto vario e molto attento all’attualità ma che pare non essere riuscito a trovare nessuna canzone davvero degna di essere ricordata nel tempo, nessuna che abbia delle reali possibilità di affermarsi con un successo clamoroso come, negli ultimi anni, è accaduto a Francesco Gabbani (‘Amen’), Mahmood (‘Soldi’) e Ultimo (‘Il ballo delle incertezze’). Tante canzoni (diverse) che si lasciano ascoltare con piacevolezza, un livello mediamente sufficiente di proposte ma nessun vero gioiellino capace di convincere da subito e che, ad ora, sembra poter essere in grado di vincere la sfida principale: affermarsi popolarmente e passare dallo stato di “giovane” a quello di “big” della canzone italiana.

  • VAN GOGH – Ainè

Ha da sempre un timbro molto particolare il giovane cantautore che già diverse cose ha mostrato al pubblico durante il suo percorso finora. Ad oggi, però, quella che è la sua miglior caratteristica (la timbrica vocale, per l’appunto) risulta schiacciata da una prevedibile direzionalità musicale che, senza troppa immaginazione, va a sposare quel filone dell’indie-pop più intimo e rarefatto. E non è un caso che ascoltando questo brano si passi tutto il tempo a chiedersi a quale voce possa assomigliare quella del giovane Ainè e, anche senza trovare una risposta, si rimane convinti di trovarsi di fronte ad un qualcosa di già sentito. Peccato, è un semplice “arrivare in ritardo”. VOTO: 6

  • UN RIDER – Avincola

Parte con un arrangiamento sufficientemente classico ma con una voce tutta metallica ed effettata che, nelle strofe, gioca con le sovrapposizioni per creare dinamica e volume mentre, invece, nell’inciso sfrutta la possibilità di contro-risposte che rendono il tutto ancor più orecchiabile e martellante. Fresca, ben scritta ma non è quel capolavoro che si può affermare per davvero in un contesto estremamente difficile come quello del Festival dove si deve far centro alla prima esibizione visto le pochissime possibilità disponibili. VOTO: 5.5

  • DISORDINE – Devil A

Parte con un inciso cantato con una buona credibilità e competenza vocale poi, però, vira verso il rap per delle strofe serrate e ricche di parole che, comunque, risultano ben scandite e ben adagiate al di sopra della melodia. La chitarra acustica accompagna tutto l’arrangiamento ma è nell’inciso che si lascia assaporare maggiormente tenendo per mano la voce che sfrutta le doppie linee per trovare qualche sicurezza in più. Un buon compromesso tra il rap ed il classicismo del palco dell’Ariston. VOTO: 6.5

  • TSUNAMI – Eugenio in via di Gioia

Se di indie pop vogliamo parlare e, soprattutto, se vogliamo portarlo sul palco del Festival gli Eugenio in via di Gioia sono indiscutibilmente uno dei nomi su cui scommettere vista la loro esperienza maturata negli ultimi mesi nel panorama discografico italiano. Sono un gruppo competente e ricco di idee interessanti ma, di contro, risultano probabilmente difficili da digerire per un pubblico medio che identifica l’indie ancora con Tommaso Paradiso o Calcutta. Anche questo brano, pur essendo molto godibile dal punto di vista dell’arrangiamento, sarà difficile da far proprio dalla nonnina che guarda tradizionalmente il Festival. VOTO: 6/7

  • DUE NOI – Fadi

La prima cosa che salta all’occhio, o meglio all’orecchio, di questo brano è la voce dell’artista che sembra poter riportare in scena quel sentore di una vocalità soffusa, trattenuta, ruvida ma insieme soffice. E, infatti, Fadi fa esattamente questo confezionando una bella ballata pop che racconta di un amore che si consuma “tra le strade di Bologna” con l’orchestra che, intanto, mette in piedi un bell’arrangiamento con gli archi ed una ritmica leggerissima che permette alla voce di esprimersi al meglio tra alti e bassi, tra parlato e cantato melodico, tra intensità ed energia ed espressioni trattenute e dette sottovoce. Una canzone un po’ alla Tom Walker per certi versi. Bella, classica ma anche innovativa. VOTO: 8

  • PER SENTIRMI VIVO – Fasma

Parte con un intro tutta strumentale che per venti secondi fa credere di poter essere davanti ad una struggente ballata pop d’altri tempi poi, invece, entra in scena il cantato che, prima con effetto metallico poi a voce piena, mette in scena un’espressione che sta tra la trap ed un pop d’avanguardia con sfumature rock. Difficile classificare questo brano che, in effetti, ha davvero tantissimi richiami. La resa sul registrato può a tratti convincere ed impressionare per la varietà sonora impiegata ma immaginarla dal vivo con un’orchestra al completo risulta più difficile. Da capire. VOTO: 7

  • I SOGNI PRIMA DI DORMIRE – Federica Abbate

E’ l’ennesima occasione che Federica Abbate si concede (e si vede concessa) per tentare di sfondare anche come cantautrice oltre che come autrice per le migliori e più popolari voci italiane da classifiche. Negli ultimi anni ha letteralmente monopolizzato lo scenario del nuovo pop d’Italia ma non è mai riuscita a convincere davvero il pubblico con la propria voce e la propria immagine. Dopo la cocente delusione dello scorso anno dove fu esclusa a sorpresa da Einar alla corsa all’Ariston stavolta ci riprova con un brano più intimo e lento che, comunque, guarda sempre al racconto di sè anche per mezzo di un inciso electropop ricco di tracce vocali e non difficile da canticchiare dopo poco. Rimane, comunque, la certezza che da autrice sia assolutamente più convincente di quanto non lo sia con i brani che sceglie e propone da sè che, vuoi o non vuoi, si assomigliano un po’ tutti per tematiche, vocalità ed intenzioni interpretative. Stavolta potrebbe anche farcela ma poi? VOTO: 7.5

  • ROMANZO CATTIVO – Giulia Mutti

Continua a lavorare bene Giulia Mutti che fa leva su di una vocalità che si fa riconoscere con facilità e che le permette di affrontare bene un brano che, come questo, richiede anche una certa prestanza nella canna della voce. Viaggia molto vicina al confine che “divide” il pop al rock ma lo fa molto di più con la voce che con l’arrangiamento che non la accompagna fino al fondo. Molto bello lo special finale che sfrutta la ritmica in modo saggio e ad effetto. Gradevole anche la volontà di trasportare una voce limpida e potenzialmente minuta in un territorio decisamente più aggressivo, potente e deciso. VOTO: 8

  • UN DUE TRE STELLA – Jefeo

Il più trap degli esperimenti arriva dall’ex partecipante di Amici di Maria de Filippi che, al momento, rappresenterebbe la proposta più estremista per la tradizione del Festival. C’è da chiedersi quale potrebbe essere la resa dal vivo di questo brano visto e considerato che la base ha ben poco di orchestrale e che l’autotune (l’ultima edizione insegna) non è che sia stato così efficace per chi voleva avvalersene. E’ sicuramente una proposta aderente allo stile che Jefeo rappresenta ma, forse, non è aderente al contesto a cui si candida. VOTO: 6-

  • VA BENE COSI’ – Leo Gassmann

L’ex X-Factor racconta la fragilità dell’essere artisti in un brano che risulta essere il più delicato tra quelli in concorso. C’è l’orchestra che sussurra tra pianoforte ed archi, c’è la voce che viaggia tra diverse sfumature d’intenzione ed emotività, c’è un testo che non ricade per forza banalmente nella relazione d’amore. Manca di un vero e proprio inciso che si faccia ricordare e corre l’errore di non poter rimanere facilmente in testa ma concorre per il titolo di canzone più tipicamente emozionante ed intensa. Bello lo special finale tutto strumentale con un arrangiamento ed un coro tutto multietnico. Merita l’Ariston. VOTO: 8.5

  • LA CASA DEL VENTO – Libero

Altra proposta che unisce un arrangiamento ed una melodia tipicamente pop ed orchestrale ad un linguaggio ed un cantato tipicamente rap e lo fa con efficacia richiamando, forse, quella tipica dinamica di artisti come Izi quando, per l’inciso, sfrutta l’auto-tune per rendere la voce più ipnotica e meccanica. Si rivolge a Dio di cui cerca di tracciare un profilo e su cui si trova a riflettere sull’essenza, sul ruolo e, perchè no, anche sulla presenza effettiva. Una bella voce, un’ottima duttilità nell’affrontare le diverse componenti stilistiche ed un compromesso convincente per sposare la contemporaneità alla tradizione sanremese. Manca, però, di un ritornello davvero memorabile per convincere tutti. VOTO: 7

  • BILLY BLU – Marco Sentieri

Voce molto intensa, scura e traforante che si propone di presentarsi come un cantastorie che si propone sulla scia delle tradizioni dei vari ‘Signor Tenente’, ‘Ti regalerò una rosa’ ‘Stiamo tutti bene’. Vale sicuramente la pena seguire il racconto, concentrarsi sulla storia che le parole tracciano passo passo ma, poi, si corre inevitabilmente il rischio di non poter apprezzare davvero la forma-canzone che, va ammesso, non è esattamente la più adatta per conquistare il largo pubblico nazionalpopolare del Festival. Alla fine, però, ciò che conta è la scelta artistica che si fa alla radice di tutto. VOTO: 6

  • STUPIDO – Mike Baker

Altro cantautore che si propone con una forma intima, trattenuta e sussurrata per mettere in primo piano la canzone rispetto ai versi o alle parole stesse. L’arrangiamento è minimale e si appoggia quasi soltanto su di una chitarra acustica che quasi respinge l’intervento del pianoforte e degli archi nello sfondo. La ritmica entra a far parte del gioco soltanto nella seconda parte della canzone ma lo fa con delicatezza ed il timore reverenziale dovuto ad una voce che non vuole mai superare la linea di confine che si è imposto e che, non per forza, rappresenta il limite ultimo oltre il quale potrebbe spingersi. Una bella ballata sulla vita che, però, corre il rischio di suonare troppo “ninna nanna” rispetto alle sue stesse potenzialità non pienamente sviluppate. VOTO: 7-

  • VOLO – Nico Arezzo

Anche in questo caso la vocalità è il punto più forte di tutto l’insieme. Lo è per la sua immediata e riscontrabile unicità e riconoscibilità. Ci si mette di mezzo, poi, anche un’orchestrazione sorprendente in più tratti, davvero completa e potenzialmente perfetta nella sua resa dal vivo sul palco dell’Ariston. Più fragile risulta la resa della forma canzone che spende tutte le sue energie nel sorprendere e nel raccontare una storia ma non nel farsi ricordare per un qualche motivetto o verso. Apprezzabile lo sforzo musicale ma è difficile immaginare di riuscire a spiccare il volo con questo brano che si potrebbe catalogare sotto la voce “difficili da assimilare”. VOTO: 7

  • RESTA – Nova

Si torna alla trap che anche qui trova la sua espressione più tipica lasciandosi andare anche ad un linguaggio più esplicito che, va detto, rende onore all’artista che si è dimostrato comunque aderente al proprio mondo musicale e stilistico. Pur sfruttando gli effetti dell’autotune in alcuni tratti la voce è comunque interessante e dispone di un sufficiente controllo e di una buona melodicità. Fatico, comunque, ad immaginare un brano con queste caratteristiche nel contesto del Festival ma, dal punto di vista strumentale, ha sicuramente margini più ampi della proposta di Jefeo per essere trasportata dal vivo pur essendo più debole testualmente. VOTO: 5.5

  • LABIRINTO – Raim

Resuscita anche leggere sfumature dance tipiche degli anni ’90 per raccontare la confusione interiore e lo smarrimento di fronte all’imminenza del futuro e al senso ultimo e vero dell’esistenza. La voce è sicuramente piuttosto particolare e tecnicamente preparata come evidenziano i continui cambi di registro e la ricerca di un’emissione quanto più pulita e corretta possibile. Godibile per gli amanti del buon canto ma la sostanza è poca. Come si dice? Tanto fumo ma niente arrosto. Purtroppo. La voce c’è ma manca la canzone. VOTO: 5

  • IL VIAGGIO DI RITORNO – Réclame

Si racconta di società, di attualità e di futuro e lo si fa adottando una forma canzone impegnata e tipicamente cantautorale. Un cantautorato molto più vicino alla cosiddetta “vecchia scuola” che alle esigenze della contemporaneità. Riecheggiano in lontananza artisti e proposte musicali come quelle degli Afterhours o di Morgan. L’inciso risulta anche orecchiabile ma il tutto risulta così “pesante” da immaginarlo difficilmente digeribile in appena un’esibizione dal larghissimo e variegato pubblico dell’Ariston. VOTO: 4.5

  • E DOVE SARAI TU – Samuel Pietrasanta

E’ questa una classica ballata sanremese (una delle poche) che sul palco del Teatro Ariston sicuramente non stupirà ma proseguirà il mondo musicale che tradizionalmente si ripropone puntualmente in occasione del Festival. L’arrangiamento cerca di trasportare il tutto sul piano della contemporaneità mettendo in scena un suono tipicamente più rock che pop malgrado una voce che, a tratti, si rivela più sottile e delicata della musicalità adottata. La voce c’è, la canzone anche ma niente fa gridare al miracolo: un brano per Sanremo che non spicca nè delude. VOTO: 6.5

  • STELLA – Shari

Di occasioni per farsi notare la giovanissima Shari ne ha già avute parecchie a partire dai duetti di primo piano sia con Il Volo che con Benji & Fede (quest’ultimo è attualmente in rotazione radiofonica). Ora che si propone da sola per il più importante palco d’Italia sceglie di far leva totalmente sulla sua delicatezza interpretativa e su di una dinamica del cantato che esaspera le particolarità di una timbrica che volutamente a tratti si attorciglia su sè stessa. Il brano è una ballata pop d’amore che inserisce anche un intermezzo di contemporaneità nella seconda parte inserendo nell’arrangiamento qualche synth che, comunque, non sposta il brano dalla sua dimensione di riferimento. Il testo è quel che è ma è evidente che non si punti su quell’elemento. VOTO: 7=

  • NE 80 – Thomas

Di esperienze il giovane Thomas ne ha maturate diverse a partire dalla partecipazione ad Amici di Maria de Filippi fino alla pubblicazione di due dischi d’inediti di discreto successo. Ora gli manca la consacrazione vera e la riconoscenza anche del mondo radiofonico che, in larghissima parte, l’ha sempre snobbato ritenendo superato il suo stile molto “jacksoniano”. Per questa sua nuova proposta Thomas si dimostra ulteriormente maturato ma rimane comunque fedele alla propria essenza artistica che sogna gli anni ’80 e delle atmosfere dance che in Italia (e in italiano) non è mai semplice trasportare. VOTO: 7

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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