Sanremo Giovani, conosciamo meglio Libero – INTERVISTA

A tu per tu con l’artista genovese, in gara a Sanremo Giovani con il brano “La casa del vento”

Concorre per aggiudicarsi un posto per il Teatro Ariston il giovane Libero, cantautore classe ’90 in concorso a Sanremo Giovani 2019 con il brano “La casa del vento”. Autobiografico e personale, il testo racconta di una vita comune, una storia simile a tante altre ma, al tempo stesso, proprio per questo motivo, unica. Genova è lo sfondo ideale per un pezzo convincente barra dopo barra, strofa dopo strofa, che si apre nell’inciso cantato e canticchiabile, vero e proprio punto di forza dell’intera canzone. Ottimo l’arrangiamento, che accompagna e accarezza i versi donandogli il giusto risalto, così come la produzione affidata a Fabio Moretti, al fianco del giovane da ben dieci anni. L’artista figura tra i venti semifinalisti dello speciale sanremese di “Italia sì”, in onda il sabato pomeriggio su Rai Uno. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Libero, partiamo da “La casa del vento”, brano con cui parteciperai a Sanremo Giovani 2019, cosa racconta?

«“La casa del vento” è il mio punto di vista riguardante gli stati d’animo che nascono all’interno di un determinato contesto, in questo caso il mio. Genova è “solo” lo sfondo di cose cha accadono e formano, nel bene e nel male, le persone che la vivono».

Genova fa da tappeto, ma in realtà quanto e in che modo contano le radici nel tuo quotidiano?

«Le radici offrono spunti e strumenti per interpretare la realtà nella quale viviamo, quindi credo siano importanti. Altrettanto importante, però, è non sconfinare nel plagio, assecondare la propria personalità e svilupparla in modo curioso ed autonomo».

C’è una frase che meglio rappresenta questa canzone?

«“Siamo amori con le spine, poeti anche senza rime, noi che gridiamo nell’alba odoriamo di cose antiche”».

Facciamo un salto indietro nel tempo, come e quando hai scoperto la passione per la musica?

«Direi da quando ho memoria. Mio padre ha sempre riempito la casa di dischi quindi ho avuto la fortuna di poter attingere ad una massiccia libreria di musica».

Quali artisti hanno influenzato e ispirato il tuo percorso?

«Sono davvero molti e sparsi nel tempo. Per citarne 3: Bruce Springsteen, Fabrizio De Andrè e Marracash».

Con quale spirito ti affacci al mercato e come valuti l’attuale scenario discografico?

«Cerco sempre di assecondarmi senza farmi influenzare troppo dalle tendenze. Sento subito se sono a mio agio con quello che sto facendo e se non lo sono fermo tutto. Ne risentirebbe la credibilità e la qualità del prodotto che offro».

Lo scorso anno sei arrivato tra i 60 semifinalisti di Sanremo Giovani con “Anime e gas”. Quale marcia in più pensi abbia avuto “La casa del vento”?

«Credo che “La casa del vento” abbia un’anima più cantautorale ed una struttura più lineare rispetto ad “Anime a Gas”. La trovo più in linea con questo tipo di manifestazione».

Obiettivi per il futuro, sogni nel cassetto e buoni propositi per il 2020?

«Spero che le canzoni possano arrivare sempre un po’ più lontano, io nel frattempo cercherò di migliorarmi».

Al di là della vittoria e della conseguente possibilità di calcare il palco dell’Ariston, quale sarebbe per te l’obiettivo più importante per questo Sanremo Giovani?

«Per me è un’esperienza nuova quindi il presupposto è già buono. Per il resto spero di far tutto come si deve, chi vivrà vedrà».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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