Sanremo Giovani, conosciamo meglio Cordio – INTERVISTA

A tu per tu con il cantautore siciliano, in gara tra i ventiquattro finalisti con il brano “La nostra vita”

cordio la nostra vitaMancano poche ore al debutto sanremese di Pierfrancesco Cordio, in arte semplicemente Cordio, giovane promessa del nostro cantautorato in gara con la canzone La nostra vita, composta a sei mani con Ermal Meta e Simone Pavia. L’artista catanese è tra i finalisti di Sanremo Giovani, in onda su Rai Uno in prima serata il 20 e 21 dicembre, spin-off del Festival della canzone italiana che darà la possibilità a due emergenti di calcare il palco dell’Ariston il prossimo febbraio. In occasione di questo importante esordio discografico, abbiamo incontrato per voi il cantautore siciliano, per scoprire quelle che sono le sue sensazioni alla vigilia del suo battesimo televisivo/musicale.

Ciao Pierfrancesco, partiamo da “La nostra vita”, brano con cui prendi parte alla finalissima di Sanremo Giovani, cosa hai voluto raccontare con questo pezzo?

«”La nostra vita” è una riflessione sullo scorrere del tempo, perché l’esistenza di ognuno di noi è fragile, ci sono state tante cose negli ultimi mesi che mi hanno fatto riflettere sulla precarietà della nostra esistenza. Il messaggio che ho voluto trasmettere non è negativo, anzi, ho voluto sottolineare quanto sia importante lasciare qualcosa che resti nel tempo, un segno tangibile del nostro passaggio, condividere con gli altri le cose belle. Il senso della canzone sta proprio nello special, quando dice “come piccoli petali al vento girerà per il mondo quel fiore che un giorno hai lasciato volare dal tuo palmo di mano”».

In un momento storico piuttosto frenetico in cui si presta attenzione a cose futili, quanto è importante trasmettere un messaggio del genere?

«Per me è l’unica cosa che conta, scrivo e compongo le canzoni senza l’obiettivo di affermare me stesso, non credo che nel mondo ce ne sia bisogno perchè è già saturo di ego e di vanità. Cerco di veicolare le mie canzoni per trasmettere agli altri qualcosa di bello, senza passare per moralista e senza la smania di insegnare niente a nessuno, ma con la voglia di lasciare qualcosa, a prescindere che possa piacere o meno».  

Un brano che consolida il tuo sodalizio con Ermal Meta, immagino una bella collaborazione sia dal punto di vista umano che artistico. Com’è lavorare con lui?

«Con Ermal ormai ci conosciamo da due anni e ho avuto la fortuna di aprire due suoi tour, in più sta curando la produzione del mio primo album. Lui è un grande maestro, il suo approccio a questo mestiere è da vero artigiano, ha trovato col tempo un suo metodo, lavorare con lui è molto stimolante, non smetterò mai di ringraziarlo per questa opportunità. In realtà ci siamo conosciuti perché sono un suo fan, con questo ti ho detto tutto (ride, ndr)».

Lo hai sentito? Ti ha dato un consiglio per Sanremo Giovani?

«Ci siamo sentiti qualche giorno fa, mi ha detto di stare tranquillo, probabilmente ci sentiremo un po’ più a ridosso dell’esibizione e mi trasmetterà una delle sue perle di saggezza. Sicuramente questa è un’esperienza che conosce bene e che ha vissuto più volte e da angolature diverse, per cui mi fido ciecamente dei suoi preziosi consigli».

Facciamo un salto indietro nel tempo, come e quando ti sei avvicinato alla musica?

«Da bambino, come tanti, in realtà è stata mia mamma a suggerirmi questa strada, mi ha praticamente costretto a studiare pianoforte, oggi non posso che ringraziarla di questo perché mi ha cambiato la vita. Ho in mente un aneddoto buffo riguardo Sanremo, quando ancora sognavo di fare il calciatore, durante la settimana del Festival, ricordo che “litigavo” con mio padre perchè vedeva le partite mentre io volevo cambiare canale e mettere sul Festival. Un istinto inspiegabile perché non facevo ancora parte del mondo della musica, invece oggi non gioco più a calcio e sono a Sanremo, mi è andata bene comunque (sorride, ndr)».

Con quale spirito ti affacci al mercato e come valuti l’attuale settore discografico?

«Francamente con molta naturalezza, non sono in grado di fare calcoli, da quando ho 13 anni scrivo canzoni per esigenza e continuerò a farlo, spero di mantenere intatta l’autenticità di un momento, non ho mai composto nulla per una logica o per ottenere qualcosa in cambio, solo per dar sfogo ai miei pensieri. La scena musicale italiana, secondo me, vive un periodo di fermento, forse c’è fin troppa roba ma credo sia un bene, perché il pubblico ha più possibilità di scelta. Ciò che mi dispiace è il tipo di fruizione molto approssimativa, reputo il digitale un canale di ascolto un po’ approssimativo, perché ho davanti a me una playlist infinita di cose da poter ascoltare, questo si traduce in una scarsa concentrazione».

Cosa ti affascina così tanto del “vecchio modo” di fruire la musica?

«L’ascolto di un CD o di un vinile implica un contatto con l’oggetto, inserire il disco fisico in un lettore, toccarlo con le mani, quasi un rituale che permette di comprendere e di scegliere realmente la propria musica. Mi rendo conto che la funzione media è una riproduzione casuale di una playlist, questa cosa non riesco proprio a mandarla giù, perché non ti fa capire quanto può cambiarti davvero la vita la musica, le canzoni rimangono un sottofondo, come una persona che non conoscerai mai, un po’ come gli “amici” sui social network».

ll regolamento di quest’anno prevede per la prima volta la possibilità, in caso di vittoria, di partecipare al Festival il prossimo febbraio. Qual è stato il tuo ragionamento sul brano da portare a Sanremo Giovani e quello da lasciare “nel cassetto”?

«Sono contento di questa domanda, ti spiego: in questi anni ho scritto tantissime canzoni che ho girato ad Ermal, alcune le ho suonate ai suoi concerti per cui ho dovuto escluderle dalla rosa delle papabili, tra quelle considerate inedite ne abbiamo selezionate alcune ed è stato lui a scegliere, Personalmente ho alzato le mani e ho lasciato volentieri fare a lui. Hai perfettamente ragione nel sottolineare che ci deve essere un ragionamento dietro, Non puoi lasciare la scelta al caso, ma mi sono salvato perchè non l’ho fatta io (ride, ndr), per me sarebbe stato impossibile, non sarei stato lucido. Entrambe le canzoni hanno la caratteristica di essere universali, avevo dei pezzi molto più personali che raccontavano la mia storia, realmente questo è stato uno dei criteri di selezione. “La nostra vita”, lo dice il titolo stesso, è una canzone che parla al plurale in cui ci si può immedesimare».

Al di là della vittoria e della conseguente possibilità di calcare il palco dell’Ariston, quale sarebbe per te il riconoscimento più importante?

«Essere contento di come interpreto la canzone, spero di esserne un degno accompagnatore, questa è l’unica cosa che conta e che mi auguro. Non mi aspetto assolutamente nient’altro, desidero solo che il pezzo arrivi a quante più persone possibili».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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