Le Ore La mia felpa è come me

A tu per tu con l’interessante duo, in gara tra i ventiquattro finalisti con “La mia felpa è come me”

Le Ore La mia felpa è come meNon nascondono il loro entusiasmo Francesco Facchinetti e Matteo Ieva, alias Le Ore, duo electro pop che ha rilasciato il singolo La mia felpa è come me, prodotto da Federico Nardelli e distribuito da iCompany/ArtistFirst. Nato artisticamente il 16 dicembre 2014, il loro progetto ha suscitato l’interesse della commissione presieduta da Claudio Baglioni, selezionandolo tra le ventiquattro proposte di Sanremo Giovani, in onda questa sera venerdì 21 dicembre su Rai Uno.

Ciao Francesco e ciao Matteo, partiamo da “La mia felpa è come me”, brano con cui concorrerete nella finalissima di Sanremo Giovani. Com’è nato e cosa rappresenta per voi?

«Il pezzo è nato all’incirca un anno fa, scritto da Francesco in una notte durante un viaggio in treno, nel suo stesso vagone c’era una ragazza con una felpa molto larga, da lì è arrivata l’idea di raccontare la storia di due persone con il cuore a pezzi che si incontrano e scoprono che questi pezzi sono complementari, all’improvviso l’uno diventa la cura dell’altro. Il brano parte con una vena triste, in effetti la situazione per entrambi i protagonisti non è delle migliori, ma poi prende una piega speranzosa perchè scoprono di essere fatti per stare insieme».

Quali sonorità avete scelto per sottolineare l’importanza del testo e presentarvi al grande pubblico?

«In questo caso è nata prima la musica del testo, la veste che abbiamo voluto attribuirgli è quella elettronica, lo consideriamo un pezzo malinconico e, dal punto di vista delle sonorità, molto notturno, forse perché è stato scritto proprio di notte. Come hai detto tu, questo brano ci presenta al grande pubblico, anche se realtà si tratta del terzo singolo che, a differenza dei due precedenti, avrà sicuramente più fortuna perché potrà essere ascoltato da un pubblico molto più vasto».

Con questo brano avete lanciato anche l’hastag #donalafelpa. In cosa consiste esattamente questa idea?

«Abbiamo sempre cercato di aderire ad iniziative benefiche e sociali, perchè ci crediamo molto e pensiamo che sia giusto farlo. In questa occasione abbiamo voluto condividere la visibilità di Sanremo giocando con il titolo della canzone per poter donare una felpa, o qualsiasi tipo di abito a nostro piacimento, alle associazioni che si occupano di raccogliere indumenti da destinare ai più bisognosi. Tutti nell’armadio abbiamo qualcosa che non mettiamo mai, perché non ci piace o perché ci ricorda qualcosa che vorremmo dimenticare, a tal proposito ci sono arrivate tante foto e storie in privato a testimonianza di tutto questo, in più stiamo entrando in contatto con diverse associazioni che si occupano della raccolta  sul territorio, tra cui Umana con i suoi cassonetti gialli».

Per la serie “non vi siete fatti mancare niente”, avete anche lanciato un videogioco, di cosa si tratta?

«È un videogame in 8 bit, stile “Pokemon” (ridono, ndr), accessibile sia da telefono che da pc, cliccando su un link esterno che ti permette di entrare nel nostro mondo. Il gioco consiste nel trovare la felpa della propria ex e riportargliela, ma non vogliamo svelare tutto… invitiamo chi ci legge a divertirsi con noi, anche perché alla fine del livello ci sarà un risultato che delineerà una sorta di profilo psicologico, come un vero e proprio test, per capire quanto si è superato e metabolizzato un rapporto. Il tutto con “La mia felpa è come me” in versione 8 bit, che farà da colonna sonora all’interno del gioco». 

Cosa avete voluto trasmettere, invece, attraverso le immagini del videoclip?

«Guarda, siamo registi, sceneggiatori e co-montatori dei video delle nostre canzoni, ci teniamo a fare tutto noi perchè abbiamo una grande passione per il cinema e crediamo che sia un’ulteriore occasione raccontare una storia. Con i ragazzi del Wale Studio Roma, che si sono occupati delle riprese, abbiamo messo in scena la classica storia d’amore da manuale: lei lo aspetta al ristorante, lui che arriva con l’anello, ma c’è sempre un imprevisto dietro l’angolo, per cui il protagonista maschile non riesce a portare a termine questa sua impresa romantica, il tutto con molta ironia. Il messaggio che abbiamo voluto trasmettere è proprio questo, spesso si passano anni per creare la “storia d’amore perfetta”, quando invece sono le cose inaspettate che tengono vivo un rapporto».

Facciamo un passo indietro, come vi siete conosciuti e quando avete deciso di creare un duo musicale?

«Ci siamo conosciuti online, entrambi avevamo dei nostri progetti, ci siamo incontrati e da quel momento non ci siamo più mollati. Siamo un duo che fa musica italiana, ispirato da quelli che sono stati gli ascolti internazionali di entrambi, dal black al rock, ormai sono quattro anni che suoniamo insieme, quello che cerchiamo di mettere nella nostra musica è sempre qualcosa di diverso, una sorpresa continua, non abbiamo regole, quello che ci accomuna è la voglia di far star bene le persone».

“La tenerezza” e “Guardi avanti” sono i primi due vostri singoli che hanno raccolto complessivamente oltre 300mila ascolti su Spotify e oltre 150mila views su YouTube. Vi aspettavate un riscontro simile e cosa rappresentano per voi questi numeri?

«Onestamente no, siamo molto contenti di quello che questi brani sono riusciti ad ottenere senza chissà quale esposizione. Sicuramente “La mia felpa è come me” ha avuto un destino più fortunato, perchè grazie a questa esperienza sarà ascoltata da molte più persone, ma sarebbe stata comunque il nostro terzo singolo, con o senza Sanremo, l’uscita su Spotify era prevista da tempo per il 22 novembre, non è una canzone che abbiamo pensato in funzione della manifestazione, forse è stata questa la sua forza. Dopo aver cantato per anni cover, per noi è un’emozione incredibile trovare un riscontro così positivo del pubblico, perché non è così scontato».

Per concludere, cosa vi aspettate da Sanremo Giovani? Al di là della vittoria e della conseguente possibilità di calcare il palco dell’Ariston, cosa rappresenterebbe per voi il riconoscimento più importante?

«La vittoria più importante per noi, in realtà, è ogni giorno, riceviamo quotidianamente piccole e grandi manifestazioni di affetto. Stiamo vivendo quest’avventura con uno spirito positivo, e in maniera quasi incantata, anche se un po’ di ansia c’è. L’altro giorno durante le prove, in terza fila c’era Pippo Baudo, per noi che siamo cresciuti a pane e Sanremo è stata una forte emozione». 

Non so se ve l’hanno detto, ma sarà proprio Baudo a presentarvi durante la serata, non vorrei aumentare la vostra ansia…

«Guarda, sono notti che Francesco sogna proprio il momento del suo annuncio della nostra performance, poi se alla fine ci presenta Rovazzi ci rimaniamo male (ridono,ndr), non per mancanza di rispetto, ma uno ci mette tanto per arrivare a Sanremo, una volta che ci siamo chiudiamo il cerchio con Pippo, non potremmo chiedere di meglio. Ecco, quella è la nostra vittoria. Poi, ovviamente, l’attestato di stima del pubblico è fondamentale, siamo curiosi di scoprire cosa pensano di noi e del pezzo».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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2 pensiero su “Sanremo Giovani, conosciamo meglio Le Ore – INTERVISTA”

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