Sanremo Giovani, conosciamo meglio Marte Marasco – INTERVISTA

A tu per tu con la giovane artista milanese, in gara tra i ventiquattro finalisti con “Nella mia testa”

Marte Marasco Nella mia testaSolare e contagiosa, così si mostra Marta Marasco, in arte Marte Marasco, in tutto il suo splendore e la voglia di trasmettere la propria passione per la musica, a poche ore dal debutto sul palco del Casinò per Sanremo Giovani, contest che la vedrà protagonista con il brano “Nella mia testa”, composto per lei da Andrea Bonomo e Luca Chiaravalli per Sugar Music.

Ciao Marta, partiamo da “Nella mia testa”, cosa rappresenta per te?

«Innanzitutto un’opportunità molto importante, oltre che un lato di me… quello un po’ più folle. Mi è piaciuto sin dalla prima volta che l’ho sentito, mi sono resa conto subito che questo brano in realtà è un martello, la sua forza sta nel riuscire a rimanere in testa e, come mi piace dire a chi l’ascolta, ora è un vostro problema (ride, ndr)».

Una canzone che colpisce e ti rimane anche dal punto di vista testuale. C’è una frase che, secondo te, racchiude al meglio il senso del brano?

«Ce ne sono tante, ti direi la frase sugli scheletri nell’armadio, perché oltre il discorso della produzione e dell’orecchiabilità, c’è dietro un importante aspetto introspettivo ed emotivo,  al suo interno racchiude cose quotidiane in cui tutti noi ci possiamo ritrovare, che vanno oltre la semplice melodia che ti rimane nel cervello, come un chiudo fisso o un pensiero che ti resta fisso in testa, è quello che ho voluto trasmettere con questa canzone attraverso la mia personale interpretazione».

Un brano firmato da Andrea Bonomo e Luca Chiaravalli, che lo ha anche prodotto. Com’è stato lavorare con loro?

«Bello, molto molto bello. Ho conosciuto Luca quest’estate, mi ha colpito sin da subito per la sua umanità, al di là dei successi e delle cose incredibili che ha prodotto. Stesso discorso per Andrea Bonomo, una persona simpatica e molto umile. E’ sempre bello scoprire il lato umano di questi grandi professionisti, con loro si è creato un bel rapporto e ne sono molto contenta».

A livello musicale, invece, credi che le sonorità di questo pezzo rappresentino al meglio la tua identità artistica? 

«Sicuramente è una parte di me, Marte è proprio questo: tante piccole cose diverse che, messe insieme, danno sfogo a sfaccettature diverse. Mi sono trovata a mio agio con queste sonorità, ma amo sperimentare ed esplorare territori diversi, travestendomi all’occorrenza. Oggi è toccato a “Nella mia testa”, domani vediamo cosa succederà».

Cosa hai voluto trasmettere attraverso le immagini del videoclip ufficiale? 

«L’idea era quella di creare un contrasto tra due mondi apparentemente diversi, mettendo in parallelo la follia che può essere racchiusa nella testa di una persona e tutto quello che c’è fuori, dalla calma all’apparente tranquillità».

Come e quando hai scoperto la passione per la musica? 

«Fin da piccola i miei genitori ascoltavano un sacco di musica, da lì ho sperimentato questo senso di ricerca, la voglia di non fermarmi solo a quello che mi piace, di ampliare i miei orizzonti. Più ascolti cose diverse e lontane dal tuo mondo, più le influenze ne risentono positivamente. ».

Quali ascolti hanno ispirato e accompagnato il tuo percorso?

«Guarda vado a periodi, in passato sono stata molto in fissa con Christina Aguilera, ma anche con i Paramore, come vedi cose abbastanza differenti. Per quanto riguarda il mondo italiano, adoro Maria Antonietta, naturalmente i grandi cantautori tipo Lucio Dalla. Insomma, veramente tanti mondi diversi».

Con quale spirito ti affacci al mercato e come valuti il livello generale dell’attuale settore discografico?

«Cerco semplicemente di cantare pezzi che contengano la mia verità, provando a trasmettergli valore attraverso la migliore interpretazione possibile. Di tutto il resto, lascio che se ne occupi la mia casa discografica, preferisco restare concentrata sulla parte artistica e non pensare ad altro. Questo è il mio spirito (sorride, ndr)».

Cosa ti aspetti da Sanremo Giovani? Al di là della vittoria e della conseguente possibilità di calcare il palco dell’Ariston, quale sarebbe per te il riconoscimento più importante?

«Quello che può darmi solo il pubblico, questa per me è la prima esperienza ed è molto importante carpire la risposta che susciterà la mia esibizione nelle persone. L’obiettivo ultimo è proprio quello di farmi conoscere per riuscire a suonare il più possibile dal vivo, la cosa che più conta, i live per me sono anarchia (ride, ndr), il motivo per il quale mi alzo la mattina e mi metto a cantare».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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