Sisma Slow Motion

A tu per tu con il duo partenopeo, in gara tra i ventiquattro finalisti con il brano “Slow motion”

Sisma Slow MotionHanno il sound dalla loro parte Arturo Caccavale “Punkart” e Daniele De Santo “Dan-D”, meglio conosciuti come i Sisma, musicisti diplomati al Conservatorio di Napoli che, a dispetto della loro giovane età, hanno già all’attivo collaborazioni ed esperienze importanti. “Slow motion” è il titolo del brano selezionato dalla commissione presieduta da Claudio Baglioni e ammesso alla finalissima di Sanremo Giovani, in onda in doppia prima serata giovedì 20 e venerdì 21 dicembre su Rai Uno. Simpatici, vulcanici e contagiosi, approfondiamo la coloro conoscenza.

Ciao Arturo e ciao Daniele, partiamo da “Slow motion”, com’è nato e cosa rappresenta per voi?

«È nato proprio un anno fa, dopo l’esperienza di Area Sanremo nella quale siamo arrivati in finale ma non siamo stati presi, per la delusione torniamo a casa e scriviamo il brano, questo è stato un po’ il movente (ridono, ndr). La tematica descritta nel testo può essere declinata a qualsiasi tipo di delusione, dal sentimentale all’ambiente lavorativo, con un messaggio però positivo perché invita chi l’ascolta a rialzarsi e non abbattersi».

Quali tematiche avete voluto affrontare e che tipo di sonorità avete scelto per presentarvi al grande pubblico?

«Dal punto di vista sonoro abbiamo voluto giocare con l’elettronica e con gli strumenti acustici come il basso (suonato da Daniele, ndr) e la tromba (suonata da Arturo, ndr), un connubio insolito che unisce il nostro background musicale al mondo che ci circonda. Stesso discorso per il testo, in cui abbiamo voluto inserire termini moderni legati alla tecnologia, usando come metafora i termini “formattare” e “resettare” per indicare una certa ripartenza». 

Rialzarsi dopo le cadute e rinascere, un messaggio interessante in un mondo che apparentemente va veloce ma, in realtà, col senno di poi sembra viaggiare al rallentatore. Secondo voi, in che direzione sta andando la nostra società?

«Nei nostri brani ricorre spesso questa tematica del progresso diventato quasi un regresso, la nostra è una società sempre più orientata verso l’usa e getta, con un aumento esponenziale del pressappochismo. D’altro canto, bisogna dirlo, in tutto questo trambusto notiamo un interessante incremento dell’arte, musica compresa, quasi come un risveglio della nostra coscienza nazional popolare».

C’è una frase che rappresenta al meglio il senso del brano?

«L’inizio della prima strofa, una parte pregna di “esse” che ha un significato per noi solido e che dice: “Sono scosso dalla scossa che mi è entrata nelle ossa, ma non posso rinnegare la mia mossa che di fatto ha scavato la mia fossa, maledetta la memoria che ha dipinto la mia storia nella mente, che ha ritratto ogni momento del mio viaggio manco fosse un Caravaggio”. È un po’ un inno a non piangersi addosso, a mettersi sempre in discussione e non dare la colpa delle cose solo a fattori esterni, fino ad arrivare alla parte finale rappata che dice: “Ogni volta che cadi conta sempre i tuoi sbagli, cura i lividi, supera i limiti, non fermare i tuoi passi”, un messaggio positivo e di speranza, perché da ogni delusione c’è sempre qualcosa da imparare, molto di più che dai successi». 

Facciamo un passo indietro, come vi siete conosciuti e quando avete deciso di formare un duo?

«Entrambi abbiamo sviluppato una forte passione per la musica sin da bambini, ci siamo conosciuti circa 10 anni fa, abbiamo fatto un sacco di cose insieme, dopodiché abbiamo deciso per gioco di mettere in piedi questo duo. L’idea era quella di fondere in un’unica miscela i nostri rispettivi background, ciò che ne è venuto fuori è qualcosa di inedito e, secondo noi, interessante». 

Quali sono i tratti distintivi del marchio Sisma?

«Innanzitutto è un duo anomalo per la storia della musica italiana, suoniamo il basso e la tromba, sul pentagramma a livello di estensione ci troviamo completamente agli antipodi, tutto questo ci ha permesso paradossalmente di comporre in maniera originale, un giusto mix tra groove e melodia». 

Abbiamo parlato del vostro mondo ma non possiamo ignorare ciò che c’è intorno, come valutate l’attuale settore discografico?

«Additare il settore discografico è qualcosa di sbagliato, purtroppo spesso accade anche tra colleghi, in realtà è molto difficile lavorare per le etichette, oggi che la musica viene fruita sullo smartphone, dove le nuove automobili non hanno il lettore CD, bisogna cercare di trovare una soluzione a tutto questo. Crediamo molto nell’efficienza delle case discografiche indipendenti, come ad esempio la nostra, va riconosciuto alla Mescal il grande lavoro di questi ultimi anni. Non crediamo che il mercato discografico sia morto, è semplicemente cambiato il modo di concepirla. Come in tutte le cose, esiste la bella e la brutta musica, anche adesso ci sono molte cose interessanti, basta solo avere la curiosità di cercare e di andare oltre ciò che ci viene proposto come menù del giorno».

Per concludere, al di là della vittoria e della conseguente possibilità di calcare il palco dell’Ariston, cosa rappresenterebbe per voi il riconoscimento più importante?

«Fare la nostra musica ad alti livelli, che questo sia solo l’inizio e il pretesto per avere l’opportunità di fare cose belle, indipendentemente dalla vittoria. Certo, fa gola a tutti la possibilità di partecipare al Festival, saremmo ipocriti a sostenere il contrario, ma noi viviamo questa esperienza come un grande trampolino di lancio, arrivare a milioni di persone in soli tre minuti è un qualcosa che non riusciresti mai a realizzare con i social, solo Sanremo può darti questo tipo di visibilità. È un modo anche per farci conoscere per come siamo, sia personalmente che artisticamente, un’opportunità più unica che rara».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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