Sanremo Reloaded, sulle tracce de “Il sognatore” di Peppino Di Capri

Il sognatore Peppino Di Capri

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Il sognatore“, canzone presentata al Festival da Peppino Di Capri nel 1987.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce de “Il sognatore” di Peppino Di Capri

Nel 1971, in gara al Festival di Sanremo per la seconda di quindici volte (tra il 1967 e il 2005), il crooner mediterraneo per eccellenza Peppino Di Capri – che vanta insieme a illustri colleghi come Anna Oxa, Al Bano e Milva il record di partecipazioni alla kermesse – si classifica undicesimo con “L’ultimo romantico”. In Peppino convivevano due aspetti soltanto in apparenza inconciliabili: era un’anima pimpante che faceva scatenare sulle note del twist, ma era anche l’ultimo dei romantici e questo secondo aspetto non emerge soltanto da quel brano di cinquantacinque anni fa. Quando partecipa nel 1987 ha già ottenuto tutto quello che un artista italiano può desiderare, ha venduto milioni di copie e ha vinto il Festival due volte nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”; ma continua con stentorea convinzione a sognare.

«Tra mille anni ci sarà chi parlerà dei sognatori come animali del passato che mangiavano emozioni, tra mille anni o tra due ore ma lasciatemelo dire io resto un sognatore», canta in “Il sognatore”, brano scritto e composto da lui stesso con Depsa e Toto Cutugno che sempre in quell’edizione si classifica stranamente secondo con “Figli” dietro al trio Morandi, Ruggeri e Tozzi e il loro inno “Si può dare di più”. In quell’annata, condotta da Pippo Baudo con la direzione artistica di Marco Ravera, i successi sono innumerevoli – “Nostalgia canaglia” di Al Bano e Romina, “Io amo” di Fausto Leali, “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia – e Di Capri si posiziona quinto con un brano di altri tempi che inumidisce gli occhi ma lascia sul volto un sorriso tenue, un brano in cui dichiara di essersi perso tra le stelle.

Esiste qualcosa di più romantico? Esiste qualcosa di più romantico del fischiettio dal retrogusto malinconicamente onirico con cui si apre e si chiude questa melodiosa ballad anni ottanta influenzata dal liscio e dalla chanson francese? Esiste qualcosa di più romantico di un uomo che rispetta le regole del gioco della vita ma sceglie di continuare a sognare, che in smoking con tanto di papillon accetta la fine di una relazione e lascia una poesia sulle labbra della donna che ha amato? Esiste qualcosa di più romantico di un uomo che capisce quando è il momento di andare via e non teme di restare solo al mondo perché è un sognatore? La risposta a tutti questi quesiti è no, non esiste perché Peppino Di Capri era l’ultimo, l’ultimo dei romantici. 

Scritto da Francesco Costa
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