Sanremo Reloaded, sulle tracce de “La nevicata del ’56” di Mia Martini

La nevicata del ’56 Mia Martini

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “TLa nevicata del ’56, canzone presentata al Festival da Mia Martini nel 1990.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce de “La nevicata del ’56” di Mia Martini

Il ritorno dell’orchestra dopo dieci anni di assenza, i cantanti stranieri abbinati agli italiani come negli anni Sessanta e il cambio di location, per la prima e unica volta dal 1977 niente Teatro Ariston, che era in fase di ristrutturazione, ma un capannone nel nuovo mercato dei fiori di Bussana. Quello del 1990 è stato un Festival di Sanremo all’insegna delle novità.

Diretto artisticamente da Aragozzini, condotto da Gabriella Carlucci e Johnny Dorelli, è stato il Festival del trionfo dei Pooh con “Uomini soli” tra i big e di Marco Masini con “Disperato” tra i giovani, il Festival di trottolino amoroso e du du da da da e dell’ennesimo secondo posto per Toto Cutugno.

E il premio della critica? Il premio della critica è andato a una donna che l’aveva già vinto due volte, nell’82 con “E non finisce mica il cielo” e l’anno prima, nell’89, con “Almeno tu nell’universo”, capolavori che avrebbero meritato la vittoria tanto quanto “Gli uomini non cambiano”, scandalosamente seconda nel ’92.

Una donna uccisa dalla crudeltà della gente, assassinata dallo stigma e dagli stereotipi quando non aveva ancora cinquant’anni. Una donna a cui tutti noi dobbiamo delle scuse, la donna a cui oggi è intitolato il premio, Mia Martini che partecipa con una poesia in note indimenticabile, “La nevicata del ’56”.

La luna sullo sfondo, quella luna di cui parla il testo scritto da Carla Vistarini su musiche di Luigi Lopez, e in mezzo lei che riluccica nel suo abito creato apposta da Armani (soprannominato primavera calabrese), riluccica come i vetri delle finestre in quell’ondata storica di freddo. Lei che canta come la fontana dall’acqua chiara che vedeva sulle spalle di suo padre.

«Roma era tutta candida, tutta pulita e lucida», intona nel ritornello di questa ballata romantica dedicata alla città eterna, non per altro avrebbe dovuto cantarla Gabriella Ferri e una frase l’ha scritta Califano che l’ha poi incisa a sua volta. Una ballata popolare che racconta un mondo che non c’è più, un mondo con pochissime auto in cui la sera si sentiva soltanto il rumore del fiume, un mondo ovattato da una neve che non è mai più scesa così e c’era posto anche per le favole.

Un mondo migliore in cui avresti dovuto vivere tu, Mia, che di favole non ne hai mai conosciute. Scusaci Mia, non ti abbiamo capito, ti abbiamo umiliato. «Sembrava l’America e chi l’ha vista mai?», ti domandavi nel testo. Per quanto possa valere, dovunque tu sia ora, spero tu l’abbia trovata la tua America. Spero tu abbia trovato una festa bellissima in cui c’è sempre il sole e la notte è bella e che ci sia pure la giostra con la musica che suona sotto casa tua.

Scritto da Francesco Costa
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