Sanremo Reloaded, sulle tracce di “A lei” di Anna Oxa
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “A lei”, presentata al Festival da Anna Oxa nel 1985.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “A lei” di Anna Oxa
Ogni suo passo è lento e suadentemente calcolato mentre, avvolta da un mantello rosso di cui si priverà soltanto alla fine del primo ritornello che contrasta la freddezza dei capelli biondo platino laccati e del trucco chiaro, scende l’impetuosa scalinata del Festival. Ogni suo gesto è performance perché Anna Oxa, in fondo, è la Marina Abramovich della musica italiana.
Da buona mutaforma, cambia pelle tutte le quindici volte che calca il palco del Teatro Ariston di Sanremo e lo dimostra anche nel 1985 con “A lei” quando a condurre la kermesse c’è Pippo Baudo e alla direzione artistica Gianni Ravera. È l’anno dei Ricchi e Poveri che trionfano finalmente con “Se m’innamoro”, di Luis Miguel che a sedici anni diventa il simbolo di una generazione con “Noi ragazzi di oggi”.
È l’anno di Ramazzotti che ci canta “Una storia importante”, di Zucchero che con il pezzo cult “Donne” arriva penultimo e Oxa si classifica settima con un elegante brano pop dalle venature synth e soft rock firmato dal professore Roberto Vecchioni e dal compositore Mauro Paoluzzi. Le quattro mani, che sei anni prima hanno dato vita alla trasgressiva “America” di Gianna Nannini, si prestano ora al servizio di un’algida femme fatale che dà le spalle al pubblico e non si concede amichevolmente.
In questa interpretazione, trasuda un fascino raggelato, il senso di superiorità di una glaciale seduttrice che rivendica il suo posto nel cuore di un vecchio amore finito ma senza rancore. Tradita e lasciata per un’altra lei che prende e dà, sa perfettamente che lui comunque non la dimenticherà. Lui continuerà, a luci spente, a confondere nella mente la nuova fiamma con lei e di questo ne è tronfia eppure non pretende nulla.
Anzi quasi si convince che la rivale sia la persona giusta per quell’uomo che se n’è andato, conscia del fatto che in un tradimento la responsabilità non va mai attribuita all’amante. Tutto questo si traduce nel suo atteggiamento sul palco: distaccato, eroticamente introspettivo – non per altro, dopo essersi spogliata della sua sopravveste durante la prima esibizione, all’ultima serata di Sanremo se ne rimette una nera, chiudendosi in sé stessa per poi andarsene con dignità, dopo aver ammaliato milioni di spettatori – e soprattutto maturo.
Non è più la ragazza punk di “Un’emozione da poco” con cui debutta al Festival nel ’79, ma la donna adulta e consapevole che vince nell’89 con “Ti lascerò” e nel ’99 con “Senza pietà”. Può sembrare spigolosa, a tratti austera e superba, ma una cosa è certa quando si parla di Anna Oxa: ogni suo passaggio non ti lascia indifferente. Mai.