Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Baby” dei Sonohra

Baby Sonohra

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Baby, canzone presentata al Festival dai Sonohra nel 2010.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Baby” dei Sonohra

Di quella sera di luglio, trascorsa tra il pubblico di un festival musicale estivo, ricordo nitidamente il trasporto emotivo di centinaia di spettatori nati a cavallo tra la generazione dei Millenials e la spesso vituperata Gen Z a cui appartengo. Ricordo i ritornelli gridati a pieni polmoni, i baci delle coppie che si sono innamorate con quella canzone e che ancora resistono insieme, le lacrime di chi ripensa ai bei tempi andati che non torneranno più.

Tutto questo mentre sul palco si esibisce un duo che ha lasciato un solco irremovibile nella memoria dei giovani uomini di oggi: i Sonohra. Chi di voi non ha mai canticchiato «Sei un viaggio che non ha né meta né destinazione»? Di certo, quando hanno iniziato nel 2003, i due fratelli Luca e Diego di Verona non si sarebbero mai aspettati che il loro viaggio li avrebbe guidati anche lì, tra i big del Festival di Sanremo, dove nel 2010 sono stati scelti per la prima e ultima volta con la ballata rock “Baby”, due anni dopo aver vinto tra le nuove proposte proprio con il successo stratosferico di “L’amore” che apre tuttora squarci di nostalgia nei meandri di chi è cresciuto con le loro voci.

È l’anno di Antonella Clerici che seda la rivolta degli orchestrali, celeberrimo il lancio degli spartiti come protesta per l’esclusione di Noemi e Malika Ayane dal podio a favore di brani come quello di Pupo con Emanuele Filiberto e Luca Canonici che arriva secondo. In questo marasma, il brano dei Sonohra, sempre post-adolescenziale come il precedente, si distingue per una virata pop rockettara evidenziata dal frequente utilizzo delle chitarre elettriche che trionfano nell’assolo successivo al secondo ritornello, ma il target di riferimento non viene perso di vista attraverso una melodia strumentale – all’Ariston si esibiscono con tanti musicisti sullo stage tra pianisti, batteristi e chitarristi – che risulta molto radiofonica e di facile presa.

Il pezzo appare come una sorta di sequel del tormentone più importante dei due artisti; se nel primo film c’era ancora qualche speranza di rimanere insieme («Se non vai via, l’amore è qui»), ora però non c’è più spazio per gli auspici e rimane solo l’energia rassegnata di cantare: «Ovunque sia il tuo nome t’amo baby». Nonostante ci siano tutti gli ingredienti per replicare il successo, la canzone non ingrana e viene eliminata definitivamente dalla gara dopo l’eliminazione in seconda serata e il tentativo di ripescaggio fallito durante la terza serata in cui si sono esibiti con Dodi Battaglia. A beneficiare del ripescaggio è invece Valerio Scanu che, contro ogni pronostico, porta tutti i luoghi e tutti laghi della sua “Per tutte le volte che…” sul gradino più alto del podio finale.

Scritto da Francesco Costa
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