Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Chissà se nevica” di Mango

Chissà se nevica Mango

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Chissà se nevica, canzone presentata al Festival da Mango nel 2007.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Chissà se nevica” di Mango

I fiati e gli archi dell’orchestra aprono l’atmosfera eterea, rarefatta e fiabesca di “Chissà se nevica”, la canzone con cui il mai dimenticato Mango prende parte per la settima e ultima volta al Festival di Sanremo, la prima risale al 1985 tra i giovani con “Il viaggio” mentre tra i big nell’86 con “Lei verrà”. Siamo nel 2007: l’anno dell’ennesimo ritorno di Pippo Baudo alla conduzione e direzione artistica della kermesse, l’anno di Simone Cristicchi che trionfa con “Ti regalerò una rosa” tra i big e Fabrizio Moro che sorprende tra le nuove proposte con il suo inno contro la mafia “Pensa”.

E Mango scala la classifica finale, raggiungendo il quinto posto (un gradino sotto Silvestri e la sua hit “La paranza”), con questo brano sospeso tra una mediterranea realtà e un’aliena dimensione ultraterrena che permea molti dei suoi pezzi. Scritta a quattro mani da Pino e Carlo De Bei, la canzone è un contrastante e malinconico pop d’autore dal retrogusto invernale. Le linee melodiche e le note altissime che sfiora con i vocalizzi rientrano perfettamente nello stile manghiano.

Stile che esplode imponente in questo brano sospeso impreziosito ancora di più dalla presenza della moglie Laura Valente (ex voce dei Matia Bazar) che lo accompagna durante la serata dei duetti. La costruzione dell’arrangiamento è in crescendo, parte mesta e sognante per poi ingranare la marcia e travolgere gli spettatori in un finale da pelle d’oca. Lo stesso intimismo riscontrato nel tappeto sonoro popola il testo, una poesia evocativa quasi ermetica in cui la neve rappresenta la sospensione causata da un freddo interiore.

La neve è lo smarrimento del dolore, la serenità che in questo momento non c’è. Ma non tutto è perso, esiste una stella fissa alla quale aggrapparsi. L’unico punto fermo è il legame con quella donna bella sempre che ama alla follia a cui dire addio non è conveniente perché soltanto rimanendo insieme rideranno i salici in fiore anziché crogiolarsi nelle lacrime. Mango soppesa le parole con la delicatezza che lo contraddistingue perché l’emozione la si trasferisce così, senza tanti fronzoli, consapevoli che la vita è sempre quel darsi all’anima intensamente.

Scritto da Francesco Costa
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