Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Ciao Ninin” di Fabio Concato
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Ciao Ninin“, canzone presentata al Festival da Fabio Concato nel 2001.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Ciao Ninin” di Fabio Concato
«Ciao Ninin, la canto questa lettera così. È un alibi la musica per scriverti e per dirti poche che sennò non riuscirei», si apre con questa dichiarazione d’intenti “Ciao Ninin”, la toccante ballata che Fabio Concato sceglie per partecipare finalmente la prima volta (la seconda e ultima sarà nel 2007 con “Oltre il giardino”) al Festival di Sanremo.
Corre l’anno 2001, Raffaella Carrà conduce in solitaria dopo il forfait di Fiorello, mentre una commissione composta, tra gli altri, da Pino Donaggio e Michele Centonze, seleziona le canzoni. Ospite tanto atteso quanto discusso è il fenomeno Eminem, in Italia per la prima volta, ma l’eredità decisamente più significativa di questa complicata edizione sono i due brani che si contendono la vittoria: a trionfare è il capolavoro “Luce (tramonti a nord est)” di Elisa e al secondo posto si posiziona una gemma di altrettanto lustro, “Di sole e d’azzurro” di Giorgia.
Un po’ più in basso nella graduatoria finale, alla nona posizione, si classifica invece Concato e lo fa con una canzone morbida e soffice che rispecchia pienamente il suo tipico romanticismo. Se con la celeberrima “Fiore di maggio” omaggia la figlia Carlotta, con “Ciao Ninin” canta alla moglie Elisabetta le verità che non riesce a dirle. Prende coraggio e le confessa in questa elegia – che si apre tenue su di un tappeto di pianoforte – di amarla esattamente com’è; in tempi così veloci se la sente vicina anche quando è lontano, magari in un camerino di un teatro poverino e sgangherato per qualche tournée, ed è questa costante presenza a permettergli di resistere stoicamente alle brusche intemperie della vita.
Come in tutte le ballad di Fabio Concato, la struttura è intima e avvolgente. Il pezzo si muove su progressioni armoniche ricercate che virano in direzione di un jazz leggero dolcemente malinconico. A impreziosire l’arrangiamento, oltre agli archi e al piano, è il sax soprano suonato sul palco del Teatro Ariston da Amedeo Bianchi dopo i ritornelli e nell’assolo prima del refrain conclusivo. Negli oltre quattro minuti di durata della performance, non ci sono sbalzi o forzature, solo i sussurri emotivi e profondamente espressivi di un narratore che racconta una storia d’amore destinata a durare per l’eternità.