Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Com’è straordinaria la vita” di Dolcenera
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Com’è straordinaria la vita”, presentata al Festival da Dolcenera nel 2006.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Com’è straordinaria la vita” di Dolcenera
Ci sono momenti che pensi alla vita, sai perfettamente di essere fragile ma ti viene da crederci ancora. Ti viene da provare a lottare e dare il meglio di te perché, in fondo, tutto quello che conta è quello che senti. Tutto quello che conta è sentire “Com’è straordinaria la vita”.
A gridarlo è una piccola grande artista dal palco del Festival di Sanremo del 2006, Dolcenera. Dopo la vittoria tra le nuove proposte della kermesse nel 2003 con “Siamo tutti là fuori”, fatica a ottenere quel successo in cui non smette mai di sperare.
È la tigna che da sempre la caratterizza a spingerla a scrivere, con Lorenzo Imerico e Roberto Pacco, una ballad pop rock che celebra la vita che per Venditti è una fantastica storia e per lei è semplicemente straordinaria, con tutte le sue folli incoerenze.
Dalle parole del testo, dalla sua interpretazione potente prima al pianoforte e poi in piedi per lanciare meglio il climax vocale, dal vertiginoso crescendo sonoro, da tutti i cambi di tonalità bruschi com’è brusca l’esistenza trasuda verità ed è questa verità a rendere il pezzo – insieme alla hit “Ci vediamo a casa”, sesta a Sanremo nel 2012 – uno dei suoi cavalli di battaglia.
A sceglierla per il Festival – a cui partecipa anche nel 2009 con il brano non finalista “Il mio amore unico” e nel 2016 quando è penultima con “Ora o mai più (le cose cambiano)” – sono i direttori artistici Giorgio Panariello, anche conduttore insieme a Ilary Blasi e Victoria Cabello dell’edizione piuttosto sfortunata dal punto di vista degli ascolti, e Gianmarco Mazzi che dividono la competizione in donne, uomini e gruppi.
E nella sua categoria, Dolcenera parte subito favorita. Lo rimane per tutte le serate, ma alla fine viene superata da Anna Tatangelo che si piazza terza nella classifica finale con “Essere una donna” e lei rimane fuori dal podio che vede al primo posto il discusso Povia e la sua “Vorrei avere il becco”.
Eppure, nonostante l’entrata da papa e l’uscita da cardinale, nonostante quella parolaccia nel testo che viene spinta a cambiare quando si esibisce dal vivo all’Ariston, la canzone conquista il gusto del pubblico e rimane nella chart per più di due mesi.
Anzi, forse è proprio quella parolaccia a renderla così amata, a renderla così vera perché tutti – ma proprio tutti, anche i più bacchettoni – abbiamo sperimentato qualche volta quella foga per cui «ti viene da prendere un treno, andare a fanculo e lasciare tutto com’è», perché anche quella sensazione fa parte di questa nostra complicata e straordinaria vita.