Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Di notte specialmente” di Rettore

Di notte specialmente Rettore

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da rivivere. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Di notte specialmente”, presentata al Festival da Donatella Rettore nel 1994.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Di notte specialmente” di Rettore

Bukowski diceva che tutto si riduce all’ultima persona a cui pensi la notte perché è lì che si trova il cuore. Ma non è per questo che Donatella Rettore invita il suo amante, dal palco del Festival di Sanremo del 1994, a pensarla “Di notte specialmente”. Più che di dilaniante amore, la notte rettoriana – quella notte che torna ben venticinque volte nel brano – è fatta di vivido e pulsante sangue. È una notte in cui si soffre raramente e si dimentica continuamente.

Di certo non è il momento di lasciarsi andare a struggenti riflessioni o di farsi domande sul domani, ma un viaggio all’insegna di quella travolgente passione che ti spinge a chiedere al tuo lui di prendere tutto adesso, di farlo audacemente e indecentemente. Con un testo irriverente di questo tipo – messo nero su bianco dalla stessa Rettore insieme a Cheope (che scrive anche “Strani amori” di Laura Pausini con cui arriva terza allo stesso Festival) – ci si aspetterebbe un pezzo rock o dance molto ritmato sulle orme delle sue grandi hit.

E invece, a otto anni dal tredicesimo posto alla kermesse con “Amore stella” dopo la debacle di “Capelli sciolti” del ’74 e l’undicesimo posto di “Carmela” del ’77, torna in gara a Sanremo per la penultima volta (l’ultima è quella di “Chimica” in coppia con Ditonellapiaga nel 2022) con una spiazzante power ballad composta dal marito Claudio Rego. A sceglierla è il direttore artistico Pippo Baudo che conduce l’edizione con Anna Oxa e Cannelle.

È l’anno di Aleandro Baldi che vince con “Passerà”, l’anno di successi immortali come “Signor tenente” di Giorgio Faletti e “Cinque giorni” di Michele Zarrillo e tra le Nuove Proposte trionfa un artista destinato alla gloria, Andrea Bocelli con “Il mare calmo della sera“. Ma in gara c’è pure lei che si classifica decima e regala al pubblico un’esibizione teatrale come l’abito gotico vittoriano che indossa.

L’interpretazione, arricchita dalla voce limpidamente rock e dalle note tenute lunghe, è profondamente sentita. Dopo la strofa iniziale più recitata – accompagnata da dolci chitarre acustiche, qualche accenno di archi e di pianoforte – il pezzo si apre in un ritornello deciso con protagonisti i fiati, la batteria e la chitarra elettrica in scena con lei.

E poi c’è la seconda strofa, più sensuale, in cui si mette la mano sinistra nella folta chioma bionda per trasmettere meglio quella voglia conturbante che ti prende di notte e i sensi sono tesi strenuamente prima di un ultimo refrain che ti spettina con tutta la sua carica. Questa è la notte rettoriana, un inno al desiderio. Una celebrazione alla più leggera, spontanea e passionale libertà. 

Scritto da Francesco Costa
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