Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Dov’è l’Italia” di Motta

Dov’è l’Italia Motta

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Dov’è l’Italia, canzone presentata al Festival da Motta nel 2019.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Dov’è l’Italia” di Motta

Da sempre sospeso tra chi vince e chi perde e chi non se la sente, l’italiano di oggi guarda il suo Paese senza più riconoscerlo. “Dov’è l’Italia”, si domanda ripetutamente Motta nei ritornelli della canzone che testimonia la sua unica partecipazione al Festival di Sanremo. Siamo nel 2019, Claudio Baglioni si incorona dirottatore artistico dopo l’edizione precedente da dittatore e porta a compimento la svolta definitiva della kermesse, proclamando come vincitore un futuro Re Mida della musica italiana come Mahmood che con la moderna e innovativa “Soldi” sconfigge le melodia tradizionalmente aristoniana del lanciatissimo Ultimo con “I tuoi particolari”.

È l’anno del ritorno di Loredana Bertè, l’anno di Achille Lauro con “Rolls Royce” che debutta insieme a tanti apprezzati nomi della scena indie come gli Ex-Otago, i The Zen Circus e lo stesso Motta che si classifica soltanto quattordicesimo ma vince la serata dei duetti in cui propone in coppia con Nada il suo brano. Ancora fresco del successo dell’album “Vivere o morire” e del singolo “La nostra ultima canzone”, si presenta al Festival con un pezzo che rispecchia perfettamente il suo stile, tanto radiofonico quanto struggente, in cui canta sincero la sua disillusione politica.

Il palco dell’Ariston si illumina di blu e di verde mentre si esibisce: il blu rappresenta il mare che circonda migliaia di esseri umani che tutti i giorni si imbarcano e pregano la luna sognando di partire per costruirsi un nuovo futuro in Italia e il verde è la speranza di arrivarci. Speranza che si infrange nel testo affranto di un artista che non si raccapezza nella crudeltà di un mondo che un tempo chiamava casa, ma che ora non riesce più nemmeno lontanamente a ravvisare.

La particolarità è che questo sofferente e rassegnato disincanto lo trasmette in una canzone dall’arrangiamento pop molto stratificato che alterna chitarre acustiche, archi, sintetizzatori e altro ancora; costituendo un ossimoro rispetto alla nefasta portata delle parole. Ma nonostante danzi e saltelli da una parte all’altra dello stage sulle note di questo sound fresco e originale, che strizza l’occhio alle radio, nel suo sguardo si legge la profondità del messaggio veicolato. La sua voce, sporca e stonata, è la voce di chi confessa senza remore di essersi perso. Quello messo in scena è uno sposalizio di atmosfere differenti, ma proprio in questa dicotomica diversità trova la sua forza.


Scritto da Nico Donvito
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