Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Grande mistero” di Irene Fornaciari
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Grande mistero“, presentata al Festival da Irene Fornaciari nel 2012.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Grande mistero” di Irene Fornaciari
Lo domanda insistentemente il merlo che picchia la grondaia, se lo chiedono anche il gatto nero che dorme sopra un frigo nel campo dei rifiuti e il pipistrello che cerca il suo tragitto sotto un lampione rotto. Lo vogliono sapere gli artisti che si lasciano travolgere dall’onda della musica, un’onda che ti porta sulla riva ma poi ne arriva un’altra e ti ritrovi al punto di partenza. Perché per quanta strada si faccia, si ritorna sempre lì a cercare la soluzione a questo enigma che è la vita.
Potrebbe tranquillamente esserlo ma non è una favola di Esopo, è l’istanza di cui si fa portavoce Irene Fornaciari in gara al Festival di Sanremo del 2012 – l’ultimo con tre donne sul podio (Emma, Arisa e Noemi), l’ultima apparizione televisiva di Lucio prima della scomparsa prematura – con “Grande mistero”, una filastrocca pop rock martellante dal retrogusto quasi folk in cui spiccano le chitarre e gli archi, profonda e infantile al tempo stesso.
La ricordo come se non fossero passati tredici anni la delusione quando fu definitivamente eliminata durante la terza serata insieme a “Canzone per un figlio” dei Marlene Kuntz, avevo soltanto dieci anni ma impazzivo per quel pezzo che avrebbe meritato di più e che ancora oggi ascolto volentieri. Scritto dal padre Zucchero e da Davide Van De Sfroos (con cui Irene si è esibita già durante la serata dei duetti dell’edizione precedente della kermesse sulle note di “Yanez” – che arriverà poi al quarto posto), il testo è carico di immagini oniriche dal piglio visivo e cinematografico frutto di un sogno tra lune a dondolo cavalcate e palle di ghiaccio colpite di testa che ben si sposano con il ritmo sostenuto del sound, con la voce avvolgente di Irene e con la sua interpretazione elegantemente sgraziata.
Questa è la terza partecipazione di Irene Fornaciari al Festival dopo il debutto tra le Nuove Proposte nel 2009 con “Spiove il sole” e il sesto posto tra i big nel 2010 insieme ai Nomadi con “Il mondo piange”. Parteciperà ancora alla gara nel 2016 con “Blu”, un altro pezzo che non è stato sufficientemente capito. Proprio come “Grande mistero”, da riscoprire se – come me – avete voglia di immedesimarvi in questa criptica novella. Questo racconto da cantare e ballare per rendersi conto che, nonostante di cose ne siano andate perse sotto il rasoio dei giorni, vale la pena continuare a mettere in tasca monete di sole.