Sanremo Reloaded, sulle tracce di “La barca non va più” di Orietta Berti
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “La barca non va più“, presentata al Festival da Orietta Berti nel 1981.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “La barca non va più” di Orietta Berti
«Fin che la barca va, lasciala andare, fin che la barca va, tu non remare», canta Orietta Berti nel suo più grande successo che canta ininterrottamente dal 1970 senza mai stancarsi. Non si stanca perché quel tormentone ci insegna ancora oggi ad accettare che ogni cosa ha il suo tempo e che a forza di comprare grattacieli sempre più alti per arrivare fino al cielo, rischiamo di rimanere senza grattacieli.
In pochi sanno, però, che qualcuno ha avuto l’autodistruttivo ardire di fermare la barca della vita, hanno fermato la barca ma a differenza dell’Uomo Ragno si sa anche chi è stato. Lo canta la Orietta nazionale in “La barca non va più”, una filastrocca infantile dall’arrangiamento vivace di Pippo Caruso scritta dal maestro Bruno Lauzi che arriva tra i brani finalisti del Festival di Sanremo del 1981, il secondo condotto da Claudio Cecchetto.
È l’anno di due brani iconici destinati a entrare nella storia della nostra musica leggera, “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri che arriva quinta e “Maledetta primavera” di Loretta Goggi che si piazza al secondo posto. In gara, però, ci sono anche brani dal significato profondo come la struggente ballata d’amore “Ancora” di Eduardo De Crescenzo e la meravigliosa canzone d’autore “Per Elisa” di Alice, il brano scritto da Battiato che vince a sorpresa.
Ma non divaghiamo, torniamo alla barca della Berti. A fermare quello che una volta era un enorme veliero pieno di vele colorate, in questa deliziosa fiaba (inizia proprio con un classico “C’era una volta”) che potremmo definire come il sequel della hit di undici anni prima, è l’umore nero del suo capitano, un uomo panciuto che non lascia guidare nessuno.
Uno scorbutico che non rispetta i suoi marinai e mentre la barca va a fondo, anziché assumersi le sue responsabilità, si nasconde e se la dà a gambe. «Oh capitano se non fai qualcosa tu andiamo giù», canta Orietta Berti all’Ariston con un gruppo di bambini. Ma questa canzone, che fa ancora più riflettere dopo il tragico caso della Costa Concordia e di Schettino, andrebbe ascoltata con molta attenzione anche dagli adulti. Questa canzone fa riflettere sui cosiddetti leader che leader non sono. Su tutti quei capitani, di una nave o di un partito politico, che promettono di proteggerti e di risolvere i tuoi problemi, ma in realtà mentono beffardamente.
È per la loro ingordigia che si scatenano i tifoni e ti ritrovi nel caos, solo e in preda al panico. Sta a noi stare in guardia da questi uomini panciuti, sta a noi far ripartire la barca come ha fatto il Festival proprio in quegli anni, dopo i ripetuti flop del decennio precedente. Come ha fatto Orietta Berti che non si è data per vinta, ritrovando una straordinaria popolarità a ottant’anni. Morale della favola? Mai fermare la barca.