Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Nessun posto è casa mia” di Chiara Galiazzo
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Nessun posto è casa mia”, presentata al Festival da Chiara Galiazzo nel 2017.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Nessun posto è casa mia” di Chiara Galiazzo
La scimmia nuda balla e gli orchestrali gridano felici il loro mantra “Namasté alè”. È l’anno di Francesco Gabbani che vince a sorpresa con “Occidentali’s Karma”, inginocchiandosi commosso davanti alla favorita alla vittoria Fiorella Mannoia (seconda classificata con l’inno alla vita di “Che sia benedetta”), l’anno di Maria De Filippi che presenta al fianco di Carlo Conti, alla sua terza esperienza come conduttore e direttore artistico.
Sono tanti i momenti iconici che hanno caratterizzato il Festival di Sanremo del 2017, ma se chiudessi gli occhi e pensassi alla prima canzone che mi viene in mente dell’edizione, avvertirei i brividi che hanno popolato la mia pelle mentre Chiara Galiazzo cantava “Nessun posto è casa mia”, un brano così delicatamente intenso ed emozionante che ancora oggi è in grado di commuovermi ogni volta che lo ascolto. Nonostante si posizioni al quattordicesimo posto e non ottenga un grande successo, rappresenta senza dubbio la canzone della maturità per l’artista vincitrice di X Factor 2012 alla sua terza partecipazione dopo il settimo posto del tango “Il futuro che sarà” nel 2013 e il quinto posto della ballad pop “Straordinario” nel 2015.
Anche questa volta porta una ballata, ma già delle prime note suonate dal pianoforte, protagonista assoluto dell’arrangiamento minimalista, si intuisce che ci troviamo davanti a qualcosa di diverso. L’impronta del pezzo – scritto dai fratelli Verrienti (già autori per cantanti come Emma, Annalisa e Alessandra Amoroso) e prodotto dal maestro Mauro Pagani che dirige l’orchestra e cura l’omonimo album della Galiazzo – è quella di un pop cantautorale, tanto raffinato ed elegante quanto evocativo e viscerale. La sua forza risiede tutta in una pulizia sonora suggestiva, magnificamente adatta a testo che parla di partenze improvvise, automobili, asfalto e il coraggio di lasciare tutto alle spalle per ricominciare. Un testo che racconta, però, anche la voglia di tornare per riabbracciare la bellezza di chi sa sempre perdonarti.
Attraverso i vocalizzi potenti e impattanti da travolgerti, la voce limpida ma pregna di sentimenti, quella mano che inizialmente tiene difensivamente sullo stomaco per poi ampliarsi verso l’esterno e arrivare fino al cuore. Attraverso il sorriso di chi realizza quanto l’esperienza dell’amore sia più forte di qualsiasi altra cosa, Chiara Galiazzo riesce a rompere il muro che la separa dagli spettatori, traghettandoli con gli archi che entrano in punta di piedi e gli altri strumenti soffusi in un’atmosfera intima ed eterea. Quando ascolti questa canzone, ti senti in pace con il mondo. Realizzi che non c’è bisogno di avere un posto da chiamare casa perché i posti sono semplicemente persone e anche se non è la vita che stavi aspettando, va bene lo stesso. È l’amore che rende sempre tutto perfetto.