Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Non escludo il ritorno” di Franco Califano

Non escludo il ritorno Franco Califano

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Non escludo il ritorno“, presentata al Festival da Franco Califano nel 2005.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Non escludo il ritorno” di Franco Califano

E tu che cosa scriveresti sulla tua lapide? A volte mi diverto a porre questo angosciante quesito, ma nessuna risposta che ottengo mi entusiasma tanto quanto la frase scelta dal Califfo come epitaffio. Il suo faccione immediatamente riconoscibile, indosso gli iconici occhiali e sotto una scritta ebbra di malinconica ironia: “Non escludo il ritorno”.

Otto anni prima, nel 2005, quell’avvertimento lo sussurra sul palco del Festival di Sanremo, il primo firmato da Paolo Bonolis. Il Festival che, in una serata conclusa prima del previsto a causa della tremenda uccisione di Nicola Calipari, viene vinto da Francesco Renga con “Angelo”. Il Festival che lancia i Negramaro tra le nuove proposte, pur eliminando al primo colpo il grande successo di “Mentre tutto scorre”.

E nello stesso Festival – insieme a Giancarlo Mazzi – il conduttore sceglie per la categoria classic (quell’anno la kermesse è suddivisa tra uomini, donne, gruppi e vecchie glorie con cinque partecipanti per compartimento) Franco Califano con un pezzo firmato dal Maestro stesso e da Federico Zampaglione dei Tiromancino. Il brano – come i precedenti con cui gareggia, “Napoli” del ’94 e “Io (per le strade di quartiere)” dell’88 – non ottiene la fortuna sperata e viene eliminato durante la terza serata.

Ma nonostante il triste epilogo, è una canzone che merita di essere riscoperta perché svela, tra le note di un arrangiamento morbido e avvolgente, il lato più profondo e intimista di questo artista che all’alba dei settant’anni mette nel cassetto gli energici schiaffi delle sue evergreen come “Tutto il resto è noia” e regala al pubblico la dolce carezza di questa ballad.

Una ballad in cui racconta il coraggio di telefonare a un amore del passato dopo tanti anni e la realizzazione, tra il ricordo dei chilometri fatti per vederla e le fughe al mare da giovani, che quel sentimento nel tempo non si è spento e la passione potrebbe scoppiare di nuovo. La lenta melodia del pianoforte, che si apre poi con il riff della chitarra dopo il primo refrain e gli archi nel secondo ritornello, accompagna l’interpretazione, più recitata che cantata, del Califfo che con la voce rotta dall’emozione guida il pubblico tra i passi incerti di un ritorno di fiamma tanto possibile quanto sospeso e le armonie di una canzone che non cerca di colpire ma di restare impressa come l’insegna che campeggia nel cimitero di Ardea. E tu che cosa scriveresti sulla tua lapide?

Scritto da Francesco Costa
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