Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Senza un briciolo di testa” di Marcella Bella
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Senza un briciolo di testa“, presentata al Festival da Marcella Bella nel 1986.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Senza un briciolo di testa” di Marcella Bella
Ci sono amori evanescenti che rincorri inevitabilmente come chimere anche se sai che, per quanto tu ti possa impegnare, deraglieranno sempre fuori dai binari. Provi e riprovi, sorretto da un tenace desiderio, sperando che i pianeti si allineino diversamente e possa funzionare. Sei consapevole di sbagliare eppure non ti fermi perché non puoi farne a meno. Masochista, ti butti a capofitto “Senza un briciolo di testa”.
Parla proprio di questo l’appassionata ballata che Marcella Bella presenta in gara al Festival di Sanremo del 1986, il primo condotto da una donna, Loretta Goggi. È il Sanremo dell’allusivo clarinetto di Renzo Arbore, del finto pancione di Loredana Berté che scandalizza l’Italia e di Eros Ramazzotti che trionfa con l’immortale “Adesso tu”. Ma tra le canzoni in gara, scelte dal direttore artistico Ravera, una delle più emotivamente coinvolgenti è quella di Marcella che – alla sua terza partecipazione su nove totali – ottiene il miglior piazzamento, strappando la medaglia di bronzo a Toto Cutugno e Anna Oxa.
Dietro al pezzo (inizialmente pensato per Mina) c’è inevitabilmente lo zampino di Gianni Bella, l’amato fratello – omaggiato da Marcella durante la serata delle cover del Festival 2025 sulle note di “L’emozione non ha voce”- con cui prende parte alla kermesse nel ’90 con “Verso l’ignoto” e nel 2007 con “Forever per sempre” e che per lei ha scritto anche il suo più grande successo, “Montagne verdi”.
Da quella evergreen sono passati sedici anni e il brano, firmato a quattro mani con Mogol e arrangiato da Celso Valli, lo dimostra perfettamente, evidenziando come mai prima di quel momento la maturità scenica di Marcella. È una Marcella adulta che si cimenta con un pop più sofisticato in cui l’uso elegante dei synth sposa la melodia italiana e gli strumenti come nell’assolo di sax prima della ripresa finale del ritornello.
Un ritornello in cui sprigiona tutta la sua potenza vocale, confidenziale nelle strofe e poderosa nel refrain, per enfatizzare ancora meglio la perdita di controllo che si sperimenta quando si ama davvero. Ma per quanto possa essere sbagliato, per quanto possa ferire, amare chi mi fa stare male «vuol proprio dire che anch’io inseguo in fondo un fine mio: sognare».