Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Tracce di te” di Francesco Renga
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Tracce di te“, canzone presentata al Festival da Francesco Renga nel 2002.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Tracce di te” di Francesco Renga
Non ci si riprende mai davvero dalla morte di un genitore. Si va avanti, è naturale, ma rimangono sempre quei momenti in cui ti perdi nel fumo di mille parole e cerchi qualcosa nel silenzio che c’è, qualcosa che te li ricordi. Parla proprio di questo “Tracce di te”, la struggente ballad con cui Francesco Renga debutta tra i big del Festival di Sanremo nel 2002, il mio anno di nascita, a tre anni di distanza dalla vittoria con “Angelo”, dopo aver partecipato tra i giovani con i Timoria nel ’91 e da solo nel 2001.
È l’anno del ritorno di Pippo Baudo dopo sei anni di assenza, l’anno dei Matia Bazar che trionfano con “Messaggio d’amore” davanti ad Alexia e alla sua hit “Dimmi come”. Daniele Silvestri fa ballare l’Italia con “Salirò”, Anna Tatangelo vince tra le Nuove Proposte e Renga commuove, omaggiando la mamma, scomparsa quando aveva solo diciannove anni, con una delle sue canzoni più mature in assoluto che si classifica soltanto ottava.
Di lei canta anche al Festival del 2019 con “Aspetto che torni”, ma non con lo stesso pathos che ci mette in questo brano veramente difficile da cantare, scritto e musicato da lui stesso. Il pezzo si apre lentamente con qualche nota di pianoforte, a tratti dissonante, perché si sente anche dalla melodia che la sua è una ferita ancora aperta. Tiene spesso gli occhi chiusi e rimane piuttosto fermo al centro del palco mentre interpreta – in modo sinceramente sofferto – le parole, mantenendo una tecnica vocale eccellente, ma senza mai strafare, nemmeno nella nota tenuta lunga dopo il secondo ritornello.
Ritornello che si apre, rispetto alle strofe prettamente piano e voce, con il malinconico suono degli archi. Nella seconda strofa si aggiungono la batteria e il basso, il ritmo accelera incalzante, senza però perdere la dilaniante delicatezza che anima la canzone. Al dolore del lutto, si affianca l’importanza del ricordo. Il ricordo di lei che gli accarezza il volto, il ricordo del suo sorriso sordo, il sorriso di chi sa di aver finito i giorni suoi. «Lungo questo cammino io trovo di nuovo le tracce di te», canta nel ritornello come a dire che quel ricordo non si affievolirà nel tempo.
A Sanremo ci tornerà più volte: nel 2009 con “Uomo senza età”, nel 2012 arriva ancora ottavo con “La tua bellezza”, nel 2014 sfiora il podio con “Vivendo adesso” e poi ci sono state le partecipazioni meno fortunate del 2021 con “Quando trovo te” e del 2024 in coppia con Nek sulle note di “Pazzo di te”. Ha partecipato anche quest’anno con la ballad moderna “Il meglio di me”, ma mai come nel 2002 si è messo così tanto a nudo e, infatti, “Tracce di te” la continua a cantare anche nei suoi ultimi tour. Perché cantandola, anche per soli tre o quattro minuti, è come se riuscisse a comunicare con quella mamma così amata, persa così presto.