Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Una musica può fare” di Max Gazzè

Una musica può fare Max Gazzè

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Una musica può fare“, presentata al Festival da Max Gazzè nel 1999.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Una musica può fare” di Max Gazzè

Amare soltanto parole, parlare soltanto d’amore, salvarti sull’orlo del precipizio. Tutto questo e tanto di più “Una musica può fare”. A ricordarcelo, sia con il testo che con il groove, al Festival di Sanremo del 1999 – il primo condotto da Fabio Fazio, diretto artisticamente da Mario Maffucci e vinto da Anna Oxa con “Senza pietà” – è uno stralunato cantautore con il baffo e il pizzetto da Moschettiere che partecipa alla gara delle nuove proposte.

Max Gazzè aveva già tentato la strada della kermesse nel ’97 con “Cara Valentina” ma soltanto con questo pezzo pop barocco e con già due album pubblicati, debutta sul palco dell’Ariston. Nonostante il brano sia orecchiabile e in radio funzioni bene, si classifica soltanto ottavo (la medaglia d’oro va ad Alex Britti con “Oggi sono io”), ma questo esordio segna la prima di cinque partecipazioni, l’ultima risale al 2021 con “Il farmacista”.

Tornerà anche in altre due edizioni di Fazio, nel 2000 con “Il timido ubriaco” e nel 2013 con la hit “Sotto casa”, portando ogni volta la sua immediatamente riconoscibile identità artistica già a partire dall’apparizione iniziale con una canzone scritta da lui e dal fratello Francesco. Un’interpretazione leggera e scanzonata in cui Gazzè si muove ironico e baldanzoso, accenna qualche passo di danza, si inginocchia, gioca con una maschera che riproduce le sue sembianze perché una musica ti può rendere anche ciò che non sei per due o tre minuti.

Eppure, dietro la semplicità istintivamente teatrale con cui canta e recita al tempo stesso questa celebrazione della musica che può tutto (anche far dormire i bambini di giorno e svegliarli di notte) si cela una straordinaria maestria nella costruzione ritmica che fonde un tappeto sonoro elettronico ripetitivo e martellante – evidente particolarmente nelle strofe – con la musica suonata tra giri di basso, batteria, ottoni e archi dell’orchestra sanremese che esplode sontuosa nei ritornelli, nel bridge e nella parte finale con tanto di coretto. Si cela un’abilità profonda di stratificazione musicale che crea un crescendo sonoro quasi operistico, un climax che ti lascia euforicamente convinto di quanto potere abbia la quarta arte e che rende la canzone un perfetto esempio di come un tormentone riesca a essere colto e raffinato oltre che popolare. Cosa può fare una musica? Tutto, la musica può tutto

Scritto da Francesco Costa
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