Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Una notte che vola via” di Zucchero
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Una notte che vola via“, presentata al Festival da Zucchero Fornaciari nel 1982.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Una notte che vola via” di Zucchero
Di padre in figlio, la proiezione in genere è questa. Ma per la terza puntata di “Sanremo Reloaded”, invertiamo gli schemi e dalla figlia arriviamo al padre perché (esattamente tre decenni prima di Irene Fornaciari con “Grande mistero”) sul palco dell’Ariston debutta in sordina Zucchero con quello che è ricordato come il suo primissimo pezzo pubblicato: “Una notte che vola via”.
Siamo nel 1982, alla conduzione c’è per la terza volta Claudio Cecchetto e per la terza volta l’orchestra è esclusa a favore delle basi registrate, ritenute più al passo con i tempi. È l’anno di Riccardo Fogli che con “Storie di tutti giorni” batte la “Felicità” di Albano e Romina e trionfa, è l’anno che sancisce la fine di un’era con l’eliminazione di Claudio Villa in prima puntata. Il mercato ha bisogno di giovani e il Festival si divide in un Gruppo B di volti noti e in Gruppo A di nuove proposte.
Tra di loro due nomi destinati a qualcosa di grande, Vasco e Zucchero, che arrivano in finale ma restano tra le retrovie della classifica conclusiva. E se il primo renderà comunque la sua “Vado al massimo” una hit, lo stesso destino non tocca alla ballata pop energicamente sentimentale che presenta Zucchero. Scritta da Fornaciari con Carlo D’Apruzzo, “Una notte che vola via” è una canzone diversa da quelle che lo renderanno immortale.
È intima, morbida e malinconica come la storia d’amore non corrisposta che racconta. Il mondo è in vetrina e lui resta in cantina ad ascoltare il suono del suo cuore che batte per una donna che ama ma non basta. Si deve accontentare di immaginarla dentro il suo cuscino tra le folate di vento di una notte in cui il cielo è un velo e il mare fa sognare. Questa tenerezza, esibita spudoratamente nel testo, trova spazio anche nel sound che consiste in una melodia orecchiabile che accompagna la voce di Sugar senza sovrastarla.
Parte soave e silenziosa come un ladro di sensi, le tastiere e le chitarre sono delicate, e poi si apre con gli archi. Si apre con l’incalzante motivetto di un ritornello che tradisce l’irruenza blues dello Zucchero futuro fino ad esplodere nel finale del refrain in cui grida convinto le due parole più abusate da ogni artista: “Ti amo”. Quella dichiarazione, così sentita e partecipata, tra i sorrisi imbarazzati e i passetti incerti con cui tiene il tempo durante la performance, è la prima impronta di un cammino glorioso. Il cammino di un re della musica italiana le cui note, a differenza di quella notte di gioventù che canta a Sanremo nell’82, non voleranno via.