Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Vita tranquilla” di Tricarico

Vita tranquilla Tricarico

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Vita tranquilla“, presentata al Festival da Tricarico nel 2008.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Vita tranquilla” di Tricarico

Si è conclusa da pochi giorni – portandosi via le regine, i suoi fanti e i suoi re – la 76esima edizione del Festival, l’ultima condotta e diretta artisticamente da Carlo Conti, la prima senza Pippo. Ed è proprio per ricordarlo che vi invito a bloccare per un attimo le lancette degli orologi e riportarle indietro di diciotto anni, alle 21 di un lunedì di fine febbraio, quando va in scena la prima serata dell’ultimo Sanremo di Baudo, vinto da Giò Di Tonno e Lola Ponce con “Colpo di fulmine”. «

Ascoltatela attentamente, è una canzone interessante», avverte l’uomo che ha inventato tutti mentre la introduce. Insieme a lui, il mattatore Piero Chiambretti che prende in giro il prossimo artista in gara per il suo sguardo stralunato e la postura incerta, da crociato in procinto di cadere, sormontato dal peso dell’armatura. Vasco nell’83 ne vuole una spericolata, i ragazzi de Lo Stato Sociale nel 2018 ne sognano una in vacanza, Gabbani nel 2025 la celebra così com’è e poi c’è Tricarico che nel 2008 non vorrebbe altro che una “Vita tranquilla” perché da quando è nato, è spericolato.

Da quando è nato, vive inseguendo illusioni che puntualmente si rivelano fragili, vive pensando che una volta raggiunto il cielo sarà stellato ma quando diventa una stella non cambia niente. Avverte sempre la stessa perenne insoddisfazione, ma c’è un’ultima illusione che non è svanita: «Io libero per sempre». E allora, dopo l’apertura della sua ballata pop d’autore sussurrata con un fraseggio di pianoforte essenziale e pochi altri strumenti in cui ci elenca tutti i suoi abbagli, si lascia andare a quest’ultima chimera con gli archi dell’orchestra, la batteria e le chitarre che danno corpo a un ritornello impattante che odora del sogno di una vita finalmente libera, verde e sconfinata.

È il contrasto armonico tra il suono orchestrale, spaventosamente maestoso come la vita, e la piccolezza della voce stonata di Tricarico, che è flebile e titubante davanti alla grandezza dell’esistenza, a rendere interessante la canzone. Canzone che si classifica soltanto sedicesima su diciannove brani, segnando comunque il suo piazzamento migliore alla kermesse, considerando che nel 2009 con “Il bosco delle fragole” e nel 2011 con “Tre colori” viene eliminato. 

Ma dopo il Festival, Tricarico con la sua “Vita tranquilla”, vola nelle radio e nelle classifiche perché in fondo chi non si è mai sentito un granellino perso in un mare di sabbia? Chi non ha mai desiderato, in un mondo disperato, soltanto un po’ di serenità?

Scritto da Francesco Costa
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