Sergio Cammariere: “Non si può parlare di pace senza l’amore” – INTERVISTA
A tu per tu con Sergio Cammariere per parlare del l’album “La pioggia che non cade mai”, uscito lo scorso 28 novembre 2025. La nostra intervista al cantautore e musicista calabrese
A meno di tre anni dall’ultimo lavoro discografico, Sergio Cammariere torna con “La pioggia che non cade mai”, un album che si muove tra suggestioni intime e una scrittura musicale raffinata. Composto da tredici brani, il progetto si sviluppa come un racconto unitario in cui si intrecciano amore, memoria, distanza e rinascita.
Un percorso che attraversa sentimenti e riflessioni sul tempo, costruito come una sequenza di capitoli emotivi sospesi tra malinconia e meraviglia. Ancora una volta centrale è il sodalizio con Roberto Kunstler, con cui Cammariere fonde musica e parola, mescolando jazz, cantautorato ed evocazioni cinematografiche. A sostenere questo viaggio sonoro contribuisce una formazione di musicisti di alto profilo, che arricchisce il tessuto musicale tra archi, fiati e una sezione ritmica di grande esperienza, mentre pianoforte e voce restano il cuore espressivo dell’opera.
Abbiamo incontrato Sergio Cammariere per parlare della genesi del disco, del rapporto con il pubblico e dei temi che attraversano “La pioggia che non cade mai”, tra consapevolezza, spiritualità e libertà artistica.
Sergio Cammariere presenta l’album “La pioggia che non cade mai”, l’intervista
Raccontaci un po’ del processo creativo che ha dato vita a questo nuovo disco…
«È un disco che ha avuto una genesi abbastanza lunga: cinque o sei anni fa abbiamo iniziato con Roberto Kunstler a lavorare su queste mie melodie nate al pianoforte, che poi sono diventate pian piano delle canzoni. Il lavoro più lungo è stato sulla scrittura, perché trovare la parola giusta, il senso, cambiare forma e struttura richiede tempo. È un disco che sento molto mio, molto maturo, dove c’è la mia essenza».
Sei soddisfatto dell’accoglienza che ha ricevuto e quali feedback ti hanno fatto più piacere?
«I feedback mi arrivano continuamente, ma quelli veri li ricevo durante i concerti. In questo tour in sestetto suoniamo cinque brani del nuovo album, cosa non così comune. Li ho scelti perché li trovo rappresentativi del mio percorso musicale. Il contatto con il pubblico è la risposta più autentica».
“La pioggia che non cade mai” è un viaggio composto da tredici canzoni: l’amore è un tema infinito?
«Assolutamente. Non si può parlare di pace senza l’amore. È tutto, non solo tra le persone, ma anche in senso più spirituale. Io ho avuto un’esperienza importante nella mia adolescenza in una comunità neocatecumenale, cantavo i Salmi già a quindici anni. L’amore è davvero un serbatoio infinito».
Al tuo fianco, come sempre, Roberto Kunstler: cosa mantiene viva questa collaborazione dal 1992?
«L’amore per la musica, l’amicizia e il rispetto. Il nostro rapporto è nato con “Dalla pace del mare lontano”, nel giugno del ’92. Da lì è iniziato tutto. È stata una sorta di vittoria condivisa e ancora oggi rappresenta un punto fondamentale del nostro percorso».
Che tipo di ricerca c’è statoasull’utilizzo della voce in questo disco?
«La voce è cresciuta, è più consapevole. Registro poche take, massimo tre, perché cerco l’immediatezza. Voglio mantenere anche una certa freschezza, un canto più libero, ma allo stesso tempo maturo. Sono davvero contento del risultato».
La musica può ancora contrastare questo momento storico complesso?
«Assolutamente sì. Non potrebbe essere altrimenti. La musica nasce da archetipi fondamentali, dai grandi maestri: Bach, Beethoven, fino ai compositori del Novecento. Più ci si avvicina a quella profondità, più si coglie la bellezza. Serve studio, umiltà e ascolto per percepirla davvero».
Cosa significa per te oggi la parola arte e la parola artista?
«L’artista è una persona libera, che esprime la propria libertà attraverso le opere. L’arte è la nostra grande madre, non potremmo vivere senza. La musica, poi, ha un ruolo particolare perché non ha bisogno di rappresentazione, è qualcosa di diretto, profondo».
A proposito di artisti, tu hai lavorato con un grande come Gino Paoli. Che patrimonio ci lascia?
«Opere immortali. “Senza fine”, “Sassi”, “Il cielo in una stanza” resteranno per sempre. Ho avuto la fortuna di suonare e scrivere con lui. Per me è stato un punto di riferimento, il grande decano, il più grande».
Per concludere, che significato attribuisci al titolo “La pioggia che non cade mai”?
«Penso all’attesa, ma anche alla speranza. Senza paura dei cambiamenti».