martedì, Aprile 23, 2024

CLASSIFICHE

SUGGERITI

Sergio Caputo e i 40 anni di “Un sabato italiano”

Una nuova primavera musicale è alle porte per Sergio Caputo, tra i musicisti più originali del nostro Paese, che torna in tour insieme alla sua Big Band per le nuove date di UN SABATO ITALIANO SHOW 40.

Tre imperdibili appuntamenti live a più di 40 anni dall’uscita di Un Sabato Italiano, album pubblicato nell’aprile del 1983, passato alla storia della musica italiana e composto da canzoni senza tempo.

Saranno l’occasione per presentare dal vivo il nuovo singolo Sono uno spirito libero uscito il 19 gennaio per Sony Music e in rotazione radiofonica, insieme al videoclip.

Il cantautore e musicista raffinato si esibirà il 25 marzo a MILANO al Teatro Lirico Giorgio Gaber, il 13 aprile a ROMA all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone (Sala Sinopoli) e il 17 aprile a TORINO al Teatro Colosseo.

Sergio Caputo, che in Italia gode ancora di una popolarità da culto, ha alle spalle oltre un decennio di esperienza americana durante la quale ha raffinato le sue doti musicali e il suo rapporto con il pubblico. Torna dal vivo per omaggiare un disco con cui  ha affermato il suo stile e un linguaggio artistico unico nel suo genere.

Irrequieto, non affatto incline a definizioni, omologazioni, luoghi comuni e alla retorica, Caputo è un ribelle, un artista stravagante, fuori dagli schemi, appunto uno “spirito libero”, come canta nel nuovo singolo.

«La natura di un artista è proprio quella di cambiare, evolversi, rivoluzionare, di uscire dai recinti mentali e mettersi continuamente alla prova – dice Caputo – e per far questo non bisogna lasciarsi condizionare dagli stereotipi che gli altri vogliono cucirti addosso.

Questo nuovo brano mi è arrivato all’improvviso, come qualcosa che avevo dentro da sempre, e che dopo quaranta anni di carriera ha deciso di uscire.  Ora entrerà nel mio repertorio e vi resterà, perché mi rappresenta come artista e come uomo.

Le mie canzoni sono sempre state in qualche modo associate al surrealismo – anche se parlano di storie vissute sul serio e di emozioni vere – e proprio ciò mi ha suggerito la chiave per girare il video, legando le immagini ad un linguaggio surrealista, con allusioni cinematografiche e riferimenti di quel periodo.

C’è inoltre la scelta del bianco e nero, e un’atmosfera rarefatta simile a quella dei primi filmati di cantanti francesi come Serge Gainsbourg, Jacques Brel o Gilbert Bécaud».

UN SABATO ITALIANO SHOW 40 sarà una grande festa a suon di swing e blues; protagonisti saranno quei brani che raccontano storie di vita attraverso uno stile letterario ispirato alla poesia moderna e neorealista, presenti in Un Sabato Italiano, album non incline alle logiche commerciali e che ottenne inaspettatamente sin da subito riscontro dal pubblico e un successo immediato, segnando l’inizio della lunga carriera artistica del cantautore romano.

A tal proposito, Caputo afferma: 

«È davvero incredibile come il mio primo album mi abbia inseguito fin qui, accompagnandomi per quaranta anni di carriera, venga oggi apprezzato e considerato attuale da persone che non erano ancora nate quando uscì.

Trovo anche molto buffo che, nel corso di questi 40 anni, in cui non è mancato chi abbia ostinatamente tentato di blindarmi negli anni ’80, io e ‘Un Sabato Italiano’ continuiamo anno dopo anno a trovare un pubblico sempre caldo, che si rinnova e si arricchisce di nuovi fan.  Come me lo spiego? Le canzoni dell’album esprimono emozioni slegate da tempi e contesti, emozioni che tutti noi abbiamo prima o poi provato nel corso della vita, e in cui tutti possono sempre riconoscersi».

Sono dunque trascorsi più di 40 anni da quei successi che hanno rivoluzionato la carriera di Sergio Caputo. Nel mezzo, l’esperienza americana, che ha influito anche sulla sua musica, 19 album, migliaia di concerti e la decisione di trasferirsi in Francia, alla ricerca della sua dimensione.

Ricordando il passato e proiettato al futuro, dice:

 «Il mondo della musica è molto diverso da com’era quando ho iniziato la mia carriera. Non sono certo il solo a dirlo: la musica oggi, al di là dei generi, si divide in due grandi categorie, ovvero la musica ‘usa e getta’, quella che fa furore per un attimo e poi svanisce dalla memoria collettiva per essere rimpiazzata da qualcosa di nuovo; poi c’è la musica che nasce per durare e fare da colonna sonora alla nostra vita. Fin dall’inizio ho scelto di far parte della seconda categoria, mi sono impegnato a scrivere canzoni che potessero aspirare a diventare dei “classici “, questo già da quando andavo a sentire il jazz nei club e mi chiedevo perché nessuno scrivesse più pezzi come quelli».