A tu per tu con il giovane artista savonese, in uscita con il suo nuovo singolo intitolato “Calmo

A pochi mesi di distanza dai positivi riscontri ottenuti con il precedente singolo “Blacklist”, torniamo a parlare di Marco De Lauri, in arte Sethu, talento classe ’97 il cui pseudonimo è ispirato dal titolo di un album dei Nile, “At the gate of Sethu” pubblicato nel 2012, un nome indiano che tradotto in italiano significa “ponte”. Non a caso la musica del giovane savonese è un ponte tra generi differenti e diversi stati d’animo, proprio come si evince ascoltando “Calmo”, brano rilasciato da Virgin Records lo scorso 17 luglio.

Ciao Marco, benvenuto. “Calmo” è il titolo del tuo nuovo singolo, quali stati d’animo e quali riflessioni lo hanno ispirato?

«E’ un pezzo nato di getto, a seguito di un periodo un po’ di blocco musicale. Mi sono ritrovato in studio con mio fratello JIZ, lui ha tirato giù il bit, così mi è venuta l’idea di esporre urlando frasi come “va tutto bene, sono calmo”, proprio per sottolineare il contrasto che girava in quel momento nella mia testa. Come stato d’animo, sicuramente un inedito mix tra frustrazione e rassicurazione».

E’ un brano caratterizzato da una serie di cambi di registri: canti, urli e sussurri, elementi che messi insieme denotano una certa originalità. Come sei arrivato a questo risultato interpretativo?

«Abbastanza spontaneamente, anche per cercare di rompere la monotonia del beat, comunque molto ridondante, in più a me diverte molto schizzare da una parte all’altra, andare piano e poi veloce, giocare con i registri. Penso di aver trovato una mia dimensione in cui esprimermi, non una vera e propria collocazione, quella non credo di poterla mai trovare».

A livello sonoro il risultato è altrettanto interessante, frutto del sodalizio artistico-gemellare con tuo fratello JIZ. Come descriveresti il vostro rapporto?

«Ho sempre vissuto la musica come un qualcosa di familiare, di conseguenza il rapporto con mio fratello parte da un legame molto forte, essendo gemelli, e si sviluppa in ambito lavorativo. Sicuramente ci sono i pro e i contro, tra noi c’è grande sintonia, spesso ci capiamo al volo senza il bisogno di fare grandi discorsi. JIZ è il mio punto di forza, anche perché condividiamo lo stesso bagaglio di ascolti, abbiamo iniziato insieme e vissuto lo stesso background. Assorbiamo l’uno dall’altro, personalmente mi lascio molto ispirare da lui».

“Calmo” esce in un momento storico particolare, segnato dalle conseguenze socio-economiche della pandemia. Un periodo in cui abbiamo avuto un po’ tutti questo alternarsi di mood, proprio come nella tua canzone.  Tu, personalmente, come hai vissuto questi ultimi mesi e con quale spirito stai affrontando questa ripartenza?

«Inizialmente ho avuto un momento in cui mi sono trovato, molto in difficoltà, mi mancava la prospettiva sul futuro, mi chiedevo se ne saremmo mai usciti veramente da questa cosa. Poi ho metabolizzato un po’ il tutto nel corso della quarantena, cercando di pensare ad altro. Ho cominciato a guardare un sacco di anime, oltre a buttare già un po’ di testi e fare musica con JIZ. Appena uscito di casa mi sono trovato un po’ spaesato, piano piano mi sono dovuto riabituare alla normalità e adesso mi sento molto gasato in generale».

Al netto dell’attuale confusione dovuta al momento, cosa dobbiamo aspettarci dalla tua nuova musica? 

«Con mio fratello lavoro molto a sentimento, nel senso che tendiamo a non porci limiti dal punto di vista del sound. Sicuramente vorrei continuare a sorprendere sia me stesso che gli altri con le scelte musicali future. Quindi, mi sento di dire che potete aspettarvi di tutto, ma senza strafare, come dire… le vie della musica sono infinite».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Sarebbe stupido da parte mia risponderti citando qualcuno in particolare, perché la mia musica si rivolge a chiunque abbia voglia di riceverla. Penso che alla base di qualsiasi scelta musicale ci sia il desiderio di voler arrivare a qualcuno. Tendenzialmente scrivo rivolgendomi a me stesso, mi stupisco quando qualcuno si riconosce e prova emozioni in un mio testo, perché una piccola cosa personale diventa molto molto più grande di quanto potevi immaginare».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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