Settembre: “Lentiggini? Una fotografia di quello che rimane” – INTERVISTA
A tu per tu con il giovane cantautore napoletano in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “Lentiggini”, disponibile da venerdì 25 settembre 2026 per LaTarma Records. La nostra intervista a Settembre
Dopo la vittoria tra le Nuove Proposte di Sanremo 2025 con “Vertebre“, Settembre apre un nuovo capitolo del proprio percorso con “Due settimane” e “Lentiggini“, il nuovo singolo disponibile dal 25 settembre per Latarma Records, distribuito da ADA / Warner Music Italy.
Se il primo brano raccontava la rapidità con cui può consumarsi un sentimento, “Lentiggini” si ferma invece su ciò che resta quando una storia finisce: i ricordi, i dettagli, la speranza e quella domanda che continua a tornare quando non si riesce a dare un senso alla distanza. Un brano costruito su una scrittura intima e su un arrangiamento essenziale, con archi e pianoforte che accompagnano la crescita emotiva della voce.
In questa intervista Settembre racconta la genesi del nuovo singolo, il filo che lega le sue nuove canzoni, il rapporto con “Vertebre “e con il pubblico che continua a riconoscersi nelle sue parole, fino ai prossimi passi di un percorso che, dopo una ripartenza, sembra già guardare verso qualcosa di più grande.
Settembre presenta il nuovo singolo “Lentiggini”, l’intervista
“Lentiggini” è il secondo capitolo del nuovo percorso inaugurato da “Due settimane”. Che momento fotografano questi due brani del ragazzo e dell’artista che sei oggi?
«È una ripartenza, sicuramente. Sono molto contento di essere tornato, di fare musica e di poterla far sentire a quante più persone possibile. “Lentiggini” è il passo successivo e fotografa un momento felice, perché sono contento di quello che sto facendo».
“Lentiggini” è un brano molto emotivo, in cui parole e musica dialogano continuamente. Quali riflessioni e quali stati d’animo hanno accompagnato la scrittura?
«Mi sono ispirato, come sempre, a cose che ho vissuto, ma sono anche un overthinker e quindi tendo a riflettere molto su temi più ampi. In questo caso mi chiedevo come mai finiscano dei rapporti che sembrano infiniti, grandi, enormi. E allora ti domandi: che senso ha lasciarci qui a metà? Io pensavo che eravamo di più. Poi arriva anche il tema del sentirsi sostituiti da una terza persona: “chi ti ha fatto scordare le nostre canzoni?”. È una delle frasi del brano a cui sono più legato. Mi sono chiesto cosa possa avere una persona in più rispetto a noi, cosa possa averle permesso di sostituire quello che eravamo».
In questo senso, “Lentiggini” racconta anche il bisogno di capire cosa resta di una relazione quando è finita. Sono proprio i dettagli, come le lentiggini, a sopravvivere nei ricordi?
«Assolutamente sì. Ci sono le lentiggini, le chiavi del tuo appartamento, il vino: tutta una parte molto descrittiva. Le lentiggini sono l’immagine fotografica più forte che ti rimane di una persona. Poi c’è una seconda parte in cui arriva anche la speranza: “tornerai da me”, “mi direi che adesso mi sei amare”. E nello special c’è un po’ di rassegnazione, ma si conclude con “se questa è la fine non dirlo mai”. Quindi rimangono sempre queste tre cose: la rassegnazione, la speranza e i ricordi».
È anche una canzone d’amore che non cerca necessariamente un colpevole, no?
«Esattamente. È andata così. È un po’ come quando ti arrabbi con te stesso, quando parli allo specchio e fai i conti con quello che è stato e con quello che è successo. Non c’è necessariamente qualcuno da accusare».
Anche musicalmente il brano accompagna questa crescita emotiva, con gli archi suonati dal vivo e il pianoforte. Come avete lavorato in studio per dare un suono a questi sentimenti?
«C’è stata grande attenzione nel suonare quanto più possibile dal vivo i violini e il piano, cercando di essere minimal. Abbiamo fatto anche dei tentativi con le batterie, ma non ci sembravano autentici. Io, Manuel Finotti e Laura Adelenola, con cui ho scritto e prodotto il brano, abbiamo capito che era forte così: voce, piano e violini. Abbiamo lavorato molto sulle linee e sui suoni giusti, ma soprattutto sulle dinamiche. Volevamo che ci fosse intenzionalmente questa crescita, che è anche la crescita della consapevolezza di quello che sta succedendo nel testo. Sono contento che questo aspetto sia arrivato. È una di quelle canzoni che al primo ascolto magari ti fanno perdere nel testo perché ti lasci rapire dalla melodia e dalla musica; poi la ascolti una seconda volta e dici: “Ah, ma dice anche questo!”. Secondo me sono proprio le canzoni che centrano di più l’obiettivo: quando la musica arriva prima e il testo si scopre dopo, significa che tutto ha funzionato».
“Due settimane” e “Lentiggini” sono due facce della relazione. Che cosa le lega e qual è il filo che attraversa la nuova musica a cui stai lavorando?
«In questo periodo sto provando a scrivere come se fosse un diario. Quello che lega le due canzoni è quindi la narrazione, è la mia voce, che diventa il filo conduttore, e sono le situazioni che viviamo nell’ambito umano. Il legame è proprio il voler parlare di sentimenti, della vita e di quello che succede».
Sono sentimenti molto personali, ma capaci di arrivare anche a persone di età diverse. Ti piace l’idea che la tua musica possa diventare un ponte tra generazioni?
«Questo lo lascio dire agli altri. Però sì, mi sono arrivati messaggi anche da persone più adulte di me che si sono sentite rappresentate da “Lentiggini”. Uno dei complimenti più belli è stato proprio sapere che erano rimaste emozionate dalla sofferenza nella mia voce, magari ancora più che dalla storia in sé. Questo mi fa capire che alcune volte la musica non ha davvero un linguaggio univoco: magari non tutti hanno vissuto esattamente quella situazione, però la mia energia, attraverso la voce e quindi attraverso le vibrazioni, è arrivata comunque. Per me è il complimento più bello».
Quanto è cambiato il tuo modo di approcciarti alla musica dopo “Vertebre”, una canzone che ti ha dato tantissimo anche grazie alla vittoria tra le Nuove Proposte di Sanremo? È diventata uno stimolo o un termine di paragone?
«Non ci ho mai pensato, non mi sono mai fermato tanto a rifletterci. Io caratterialmente alzo sempre l’asticella nei miei confronti: lo facevo prima di “Vertebre”, ce l’ho proprio nel DNA. Però lo faccio in modo sano, non diventa una pressione. “Vertebre” non è mai stata un ostacolo, anzi: per me è sempre stato un onore avere quella canzone e aver scritto quel pezzo. Forse me ne sono reso conto molto dopo. A un certo punto avevo persino pensato di non presentarlo a Sanremo, andando contro il parere di tutti, perché non credevo fosse la cosa giusta. Credo di avere una percezione diversa e anche una mentalità per cui si può sempre fare di meglio, senza per questo buttare via quello che hai fatto prima. Quello che hai fatto ha il suo valore: semplicemente, una volta fatta una cosa bellissima, ti dici “ok, impegniamoci, facciamo ancora”. Quindi forse “Vertebre” è soprattutto uno stimolo».
“Lentiggini” e “Due settimane” hanno inaugurato un nuovo percorso insieme al team de LaTarma. Come ti trovi con loro e cosa possiamo aspettarci dai prossimi passi?
«Benissimo. È un periodo in cui sto scrivendo tanto e sto dando sfogo alla mia creatività al cento per cento. Anche il videoclip di “Lentiggini” l’ho pensato io, l’ho discusso con il mio team, e sono grato di trovarmi in un ambiente sano, che mi lascia spazio e mi permette di dare sfogo a tutta la creatività e a tutto quello che voglio fare. Spero, e sono abbastanza convinto, che seguirà una bella raccolta di brani. Chiamiamola come la vogliamo, però seguirà sicuramente qualcosa di più grande».
E Sanremo rientra tra i tuoi sogni?
«Penso che sia il palco più grande e più bello che abbiamo qui in Italia ed è sempre nei miei sogni. Quindi i sogni, prima o poi, si devono realizzare con impegno».
Per concludere: c’è una distanza tra Andrea Settembre e Settembre oppure, come Peter Parker e Spider-Man, alla fine sono la stessa persona?
«C’era un’intervista di Lady Gaga in cui lei diceva che Lady Gaga è la sua creazione, mentre lei è la creatrice. Secondo me, se sei un artista, è importante essere il creatore della tua creazione. Settembre sono io, fa parte di Andrea Settembre, ma è una parte di Andrea Settembre. Andrea Settembre è una parte di Settembre. Andrea Settembre è il creatore di Settembre. Tengo al mio progetto come a un quadro a 360 gradi, quindi c’è un po’ di tutti e due in entrambi».